Simbi — Acque, conoscenza e segreto

Simbi — Acque, conoscenza e segreto

Gli spiriti delle sorgenti nel Vodou haitiano: una vasta famiglia di lwa di ascendenza kongo, custodi delle acque, della conoscenza rituale e di ciò che può essere appreso soltanto avvicinandosi abbastanza al mondo invisibile.

L’acqua sembra immobile soltanto finché qualcosa non cade sulla sua superficie. Una foglia, una goccia, il dito di qualcuno che si china verso la sorgente: il cerchio si allarga e per qualche secondo il fondo scompare. In certi luoghi di Haiti non sarebbe prudente considerare quel fondo soltanto come pietra, fango e radici. Una sorgente può appartenere a qualcuno. Una pozza può essere abitata. L’acqua che esce dalla montagna può attraversare regioni che non coincidono interamente con quelle visibili, e ciò che vi dimora può conoscere cose che gli uomini ignorano.

Simbi è là.

O, più precisamente, i Simbi.

Il nome non indica infatti un solo lwa perfettamente delimitato, ma una famiglia vasta e complessa di potenze spirituali fra le quali compaiono Simbi Dlo, Simbi Andezo, Simbi Makaya e numerose altre denominazioni che cambiano secondo lignaggi, regioni e tradizioni rituali. Alcune sono fortemente associate all’acqua, altre alla guarigione, alle piante, alla magia, alla protezione o a forme particolari di conoscenza. Tentare di ridurle a una gerarchia universale significa imporre al Vodou una sistematicità che non gli appartiene.

Esiste tuttavia un filo sufficientemente antico da poter essere seguito attraverso l’Atlantico.

La parola simbi, con il plurale kongo bisimbi, appartiene al mondo religioso dell’Africa centro-occidentale. Nelle società kongo i bisimbi erano e sono potenze territoriali e naturali profondamente connesse al paesaggio, spesso associate a sorgenti, corsi d’acqua, pozze e altri luoghi acquatici, ma non esclusivamente limitate all’acqua: potevano essere legate anche a pietre, foreste, montagne e specifici territori. Erano presenze capaci di proteggere un luogo, regolare il rapporto degli esseri umani con esso e fungere da mediatori fra il mondo dei vivi e quello dei morti. La continuità fra questi spiriti centro-africani e i Simbi haitiani costituisce una delle connessioni transatlantiche più solide individuate dagli studi sul Vodou.

È importante, però, non immaginare un culto africano trasferito intatto a Saint-Domingue.

Ciò che attraversò l’Atlantico non fu un museo.

Furono uomini e donne.

Portarono nomi, cosmologie, modi di riconoscere i luoghi, tecniche rituali, concezioni della malattia e della guarigione, rapporti con gli antenati. Una volta inserite nella società coloniale, queste conoscenze dovettero incontrarsi con altre tradizioni africane, con il cattolicesimo, con il paesaggio caraibico e con le necessità di persone che non possedevano più i territori in cui i propri antenati avevano imparato a riconoscere gli spiriti.

Questo dettaglio modifica radicalmente il significato della sopravvivenza dei Simbi.

Per un deportato proveniente dall’Africa centro-occidentale, incontrare nuovamente una potenza nella sorgente del Nuovo Mondo significava qualcosa di più che conservare una superstizione della terra d’origine. Significava che il mondo spirituale non era rimasto dall’altra parte dell’oceano.

La geografia poteva essere ricostruita.

Le acque avevano ancora abitanti.

E quindi l’esilio non aveva ottenuto una vittoria completa.

Dal Kongo ad Haiti

Lo storico delle religioni che cerca continuità africane nel Vodou incontra continuamente un problema metodologico: la somiglianza non dimostra automaticamente la discendenza.

Nel caso dei Simbi, però, la convergenza è particolarmente consistente. Il nome, le associazioni territoriali, il rapporto con l’acqua e la presenza di spiriti analoghi in altre regioni della diaspora centro-africana permettono di ricostruire un’origine kongo molto più solidamente di quanto sia possibile per molte genealogie popolari diffuse nella letteratura esoterica.

Wyatt MacGaffey ha dedicato uno studio specifico proprio alle relazioni fra i Simbi del Kongo e i lwa haitiani, sottolineando nello stesso tempo quanto sia pericoloso estrarre singoli elementi africani dal loro contesto e considerarli pezzi intercambiabili di una generica “religione africana”. Il simbi kongo era inserito in una determinata concezione del territorio, della parentela, degli antenati e dell’autorità spirituale. Il Simbi haitiano vive invece dentro il Vodou, con le sue nanchon, i suoi ritmi, i vèvè, la possessione, la storia coloniale e rivoluzionaria di Haiti.

Continuità, dunque.

Non identità.

In Haiti molti Simbi compaiono nell’area rituale Petwo e Kongo, ed è proprio all’interno della serie Petwo che la documentazione accademica ha individuato numerosi lwa con nomi Simbi o derivati da essi. Ma anche questa classificazione va maneggiata senza eccessiva rigidità. Il rapporto dei Simbi con l’acqua introduce spesso qualità di freschezza, guarigione e mediazione che rendono poco utile il luogo comune secondo cui tutto ciò che è Petwo debba necessariamente essere aggressivo, distruttivo o “oscuro”. Alcuni studiosi hanno proprio sottolineato questa apparente tensione: spiriti acquatici relativamente freschi inseriti all’interno di una corrente rituale considerata calda.

È una buona dimostrazione di quanto il linguaggio Rada-Petwo debba essere compreso come grammatica rituale e genealogica, non come divisione manichea fra bene e male.

Un Simbi può essere potente senza essere feroce.

Può essere pericoloso senza essere malvagio.

Può guarire e contemporaneamente custodire qualcosa che non deve essere avvicinato senza preparazione.

L’acqua stessa funziona così.

L’acqua che separa i mondi

Per comprendere Simbi bisogna dimenticare per qualche momento l’idea dell’acqua come semplice elemento purificatore.

Nel Vodou l’acqua è certamente utilizzata per lavare, raffreddare, rinnovare e trasformare; entra nei bagni rituali, nelle libagioni e in numerosissimi gesti quotidiani e cerimoniali. Ma possiede anche una funzione cosmologica più vasta. Può segnare la separazione fra la regione dei viventi e quella degli spiriti e degli antenati.

Elizabeth McAlister, descrivendo le acque sacre haitiane, ricorda come sorgenti, fiumi, pozze e cascate possano essere considerati vie attraverso cui opera una forza spirituale. Il mondo invisibile viene spesso pensato in rapporto a Ginen, l’Africa ancestrale e spirituale, e alla regione anba dlo, “sotto l’acqua”. Nelle narrazioni iniziatiche haitiane, scendere sotto l’acqua può significare accedere a conoscenze che la vita ordinaria non permette di ottenere.

Simbi appartiene esattamente a questo paesaggio.

Non governa semplicemente l’acqua come Poseidone governa il mare in una certa lettura scolastica della mitologia greca.

Sta nell’acqua.

Può abitarla.

Può essere incontrato attraverso di essa.

Alcuni ounfò possiedono o hanno posseduto piccoli bacini riempiti con acqua di sorgente destinati ai Simbi; la presenza spirituale può essere associata a serpenti, tartarughe o lumache che abitano queste vasche. Il dettaglio è particolarmente importante perché mostra quanto la geografia sacra possa essere ricostruita anche nello spazio rituale: la sorgente naturale non viene semplicemente rappresentata attraverso un simbolo; viene introdotta nel tempio sotto forma di acqua viva, habitat e presenza.

La distinzione fra materia e spirito diventa allora meno netta di quanto la mentalità occidentale moderna desidererebbe.

L’acqua non “simboleggia” soltanto Simbi.

È un luogo in cui Simbi può essere.

Questa differenza è essenziale per comprendere quasi tutte le religioni tradizionali.

Un simbolo rimanda a qualcos’altro.

Un luogo sacro può essere ciò che indica.

Simbi Dlo

Fra le denominazioni più trasparenti vi è Simbi Dlo, letteralmente Simbi dell’acqua.

Il nome sembra quasi ridondante, vista l’antica associazione fra i Simbi e le acque, ma proprio questa specificazione mostra quanto la famiglia haitiana si sia diversificata: occorre indicare il Simbi che manifesta in maniera particolarmente diretta la dimensione acquatica perché esistono altri Simbi le cui funzioni si sono estese in direzioni differenti.

Simbi Dlo è legato soprattutto all’acqua dolce, alle sorgenti, ai fiumi, alle pozze e ai luoghi nei quali l’acqua emerge dalla terra o si raccoglie. In un canto rituale haitiano documentato da McAlister, Simbi Dlo viene evocato insieme a Danbala Wèdo attraverso parole volutamente enigmatiche che insistono sul conoscere e sul non conoscere. La studiosa osserva come il canto non sviluppi un racconto chiaro, ma collochi esplicitamente Simbi nell’acqua e dentro il mistero stesso della comprensione.

È quasi impossibile trovare un accesso migliore al suo carattere.

Simbi non offre necessariamente informazione.

Offre konesans, conoscenza.

La differenza è considerevole.

L’informazione può essere trasmessa indipendentemente da chi la riceve. Una data, un nome, una formula possono essere copiati.

La conoscenza rituale è differente perché implica una relazione.

Bisogna sapere non soltanto qualcosa, ma come, quando, perché, con chi e a quale prezzo quel qualcosa può essere utilizzato.

È qui che l’acqua torna a essere una metafora estremamente precisa senza cessare di essere realtà religiosa.

Guardando un fiume sappiamo che l’acqua passa.

Non vediamo immediatamente da dove provenga ogni particella né dove andrà.

Vediamo una superficie continua prodotta da qualcosa che non smette mai di cambiare.

La conoscenza di Simbi sembra avere la stessa qualità.

Non è una statua.

È una corrente.

Il serpente

L’altro grande segno che accompagna i Simbi è il serpente.

Ancora una volta la comparazione più ovvia rischia di diventare un errore. Il Vodou possiede già una delle più grandi potenze serpentiformi della tradizione, Danbala Wèdo, e sarebbe facile concludere che Simbi sia una semplice variante Petwo o kongo dello stesso principio.

Non lo è.

Danbala appartiene a un’altra genealogia religiosa e possiede un carattere cosmologico specifico, legato alla continuità primordiale, all’antichità, alla purezza e all’ordine della vita. Il serpente Simbi conserva invece una forte relazione con il mondo centro-africano degli spiriti territoriali, con le acque e con forme di conoscenza che possono essere curative, operative o segrete.

Che entrambi possano essere serpenti non li rende identici.

Il serpente è troppo antico e troppo diffuso per appartenere a un solo sistema religioso.

Sul piano materiale, la sua associazione all’acqua non presenta alcun mistero: numerose specie frequentano fiumi, paludi e ambienti umidi. Sul piano simbolico, però, il serpente possiede qualità che spiegano facilmente perché abbia assunto una funzione così vasta nelle cosmologie.

Vive vicino alla terra.

Entra in aperture che l’uomo non può seguire.

Può emergere dall’acqua senza apparire completamente terrestre o acquatico.

Muta pelle.

Può rimanere immobile e improvvisamente diventare velocissimo.

Non possiede arti, eppure attraversa il terreno.

È una creatura perfettamente adatta a rappresentare ciò che mette in comunicazione regioni separate.

La lettura esoterica è inevitabile, purché venga mantenuta distinta dalla religione.

Il serpente Simbi può essere visto come una conoscenza capace di insinuarsi attraverso interstizi che il pensiero lineare non sa percorrere. Non procede frontalmente. Cerca il passaggio.

La psicologia potrebbe parlare di intuizione, di contenuti sommersi o di sapere non cosciente.

Sono categorie utili soltanto se non dimentichiamo l’ordine delle cose.

Il praticante vodou non serve Simbi perché ha bisogno di visualizzare il proprio inconscio.

La psicologia può utilizzare Simbi perché un’antica tradizione religiosa ha già attribuito all’acqua e al serpente una capacità di pensare il nascosto che la psicologia avrebbe formalizzato molto più tardi.

Simbi Andezo e i confini dell’acqua

Fra le figure più conosciute della famiglia compare Simbi Andezo, nome sul quale esistono interpretazioni e trascrizioni differenti.

Una lettura diffusa comprende Andezo come riferimento alle “due acque” e associa il lwa ai punti nei quali differenti qualità acquatiche si incontrano. L’interpretazione è divenuta molto popolare, soprattutto nei repertori contemporanei, ma conviene non trasformarla in un’etimologia universale definitivamente provata. Anche la storia specifica di Simbi Andezo sembra mostrare processi di elaborazione haitiana successivi rispetto al più antico complesso kongo dei bisimbi.

Questo non ne diminuisce il valore.

Al contrario.

Mostra che una tradizione vive proprio perché continua a produrre configurazioni nuove attraverso materiale antico.

Il punto d’incontro fra acque differenti costituisce inoltre un luogo religiosamente potentissimo in molte culture. Acqua dolce e acqua salata, sorgente e fiume, corrente e bacino: ogni confluenza è un territorio nel quale due ordini cessano di essere separati senza diventare immediatamente uno.

Esotericamente, Andezo può quindi essere letto come figura della conoscenza che appare negli spazi di contatto.

Non all’interno di una categoria pura.

Fra due categorie.

È una struttura che The Witchcraft incontra continuamente nella storia dell’esoterismo: ciò che interessa davvero raramente occupa il centro di sistemi perfettamente chiusi. Compare piuttosto dove due linguaggi sono costretti a negoziare.

Ma sarebbe improprio trasformare Simbi Andezo in un generico “guardiano delle soglie”. La sua specificità resta acquatica e vodou. La comparazione serve a comprendere.

Non a sostituire.

Simbi Makaya

Con Simbi Makaya il carattere della famiglia cambia temperatura.

Il nome compare in contesti fortemente associati al lavoro rituale Petwo, alle correnti Kongo-Makaya e a pratiche nelle quali conoscenza, protezione, potere operativo e segretezza assumono un rilievo particolare.

Elizabeth McAlister documentò, durante il suo lavoro sul Rara haitiano, una cerimonia nella quale un oungan tracciava un grande vèvè destinato a Simbi Makaya prima di un’operazione rituale connessa alla banda. Il lwa veniva trattato insieme a Mèt Kalfou come una delle potenze Petwo-Bizango con cui il gruppo possedeva un angajman, un rapporto contrattuale rituale. La scena comprendeva il vèvè, il fuoco e successivi atti destinati ad attivare la potenza spirituale della società. Non era spettacolo destinato al pubblico: costituiva il nucleo religioso protetto intorno al quale la parte più visibile del Rara poteva svilupparsi.

È un dettaglio prezioso perché restituisce il significato autentico della parola segreto nel Vodou.

Non tutto ciò che è segreto è proibito perché pericoloso.

Non tutto ciò che è nascosto contiene una formula spettacolare.

La segretezza può esistere semplicemente perché la conoscenza appartiene a una relazione.

Chi non appartiene a quella relazione non possiede ancora il contesto necessario per comprendere ciò che vede.

Questo principio viene spesso distrutto dalla moderna industria dell’occulto, nella quale “segreto” è diventato una parola pubblicitaria: il segreto dei maghi, la formula perduta, il rituale proibito, il nome che nessuno avrebbe dovuto conoscere.

Nel Vodou il segreto è spesso assai meno teatrale e molto più serio.

È responsabilità.

Sapere implica obblighi.

Essere iniziati modifica il rapporto con determinate potenze.

Ricevere qualcosa significa essere anche responsabili di ciò che si è ricevuto.

Simbi Makaya rappresenta con particolare intensità questa dimensione della conoscenza operativa.

Non il sapere che permette di parlare.

Quello che permette di fare.

E proprio per questo non viene distribuito indiscriminatamente.

Magia e konesans

La relazione fra la famiglia Simbi e la magia è uno degli aspetti che più facilmente attirano l’attenzione dell’occultista contemporaneo.

È anche uno dei più facili da deformare.

Nel linguaggio europeo la parola “magia” tende a isolare una categoria separata dalla religione. Si immagina un insieme di tecniche attraverso cui una volontà individuale tenta di produrre cambiamenti attraverso mezzi occulti.

Il Vodou non separa le cose nello stesso modo.

Il termine travay, lavoro, può indicare attività rituali destinate a produrre effetti concreti. La conoscenza delle piante, dei bagni, delle preghiere, dei ritmi, dei lwa, delle offerte e delle modalità con cui le presenze spirituali vengono servite appartiene a un sistema nel quale medicina, religione e ciò che un occidentale chiamerebbe magia possono intersecarsi senza coincidere.

Simbi entra proprio in questa regione.

È associato alla konesans, alla conoscenza capace di operare.

In alcune tradizioni particolari membri della famiglia Simbi possono avere rapporti con guarigione, foglie, medicine o sostanze pericolose; altri sono maggiormente collegati al lavoro rituale di potenza. Ma sarebbe irresponsabile costruire una tabella nella quale ogni Simbi riceve una specializzazione fissa. Le classificazioni moderne spesso mescolano tradizioni differenti, informazioni di singoli lignaggi e successive elaborazioni occultistiche, trasformandole in un falso pantheon standardizzato.

La regola più sicura è la stessa che abbiamo incontrato in tutta questa sezione:

la casa viene prima del manuale.

Un nome può esistere in molti ounfò.

Ciò non significa che in tutti venga servito nello stesso modo.

È importante anche distinguere la conoscenza religiosa dall’idea occidentale di onniscienza. Simbi non è necessariamente “colui che sa tutto”.

Custodisce piuttosto conoscenze che si trovano in luoghi specifici.

È una differenza affascinante.

Il sapere moderno tende a immaginare la verità come qualcosa che, una volta scoperto, può essere estratto dal proprio contesto e trasferito ovunque.

La conoscenza tradizionale spesso funziona diversamente.

Una pianta cresce in un luogo.

Una sorgente appartiene a un territorio.

Un antenato appartiene a una genealogia.

Una parola viene trasmessa dentro una relazione.

Per comprenderla bisogna sapere dove ci si trova.

Il Simbi kongo era precisamente una potenza del luogo.

Il Simbi haitiano continua, trasformandola, questa antica epistemologia.

Non tutto il sapere è portatile.

Sorgenti, cascate e luoghi abitati

Una delle conseguenze più importanti del complesso Simbi è il modo in cui modifica la percezione del paesaggio.

Una sorgente non è soltanto una risorsa idrica.

Può avere un proprietario invisibile.

La formula non significa necessariamente proprietà nel senso giuridico occidentale. Significa piuttosto che il luogo possiede una relazione spirituale che precede l’utilizzatore umano.

McAlister osserva che nella cosmologia vodou sorgenti, corsi d’acqua e cascate possono appartenere a determinati spiriti e che la loro forza può essere coinvolta in pratiche di guarigione. Sodo, Saut-d’Eau, ne rappresenta l’esempio più famoso: la grande cascata haitiana divenuta luogo di pellegrinaggio cattolico e vodou è associata a numerose presenze acquatiche, fra cui Danbala, Ayida Wèdo, Lasirèn e Simbi Dlo. Non è un “santuario di Simbi” in senso esclusivo, e presentarlo così sarebbe falso; è piuttosto uno dei luoghi nei quali la pluralità del mondo acquatico vodou diventa percepibile con particolare forza.

Il bagno rituale compiuto in questi luoghi non costituisce semplicemente un lavaggio simbolico.

L’acqua stessa viene considerata capace di trasportare una forza.

Il corpo vi entra.

Viene strofinato, rinfrescato, attraversato.

La trasformazione non rimane confinata all’immaginazione.

Questa materialità deve essere conservata quando si parla di esoterismo, perché altrimenti l’intera religione rischia di evaporare in un linguaggio di “energie” privo di sostanza.

L’acqua è spirituale.

Ma è anche bagnata.

Ed è proprio questa seconda qualità a impedire alla prima di diventare una metafora vuota.

Guarire con ciò che scorre

La relazione fra acqua e guarigione è quasi inevitabile, ma nel complesso Simbi assume una forma particolare.

Nell’eredità kongo i bisimbi potevano essere coinvolti nella salute della comunità e nella regolazione del rapporto fra esseri umani e territorio. Nella diaspora, la continuità di tali concezioni permise agli spiriti delle acque di mantenere un ruolo nel trattamento di disturbi, nella protezione e nel recupero dell’equilibrio.

Questo non autorizza a considerare Simbi un sostituto della medicina.

Sarebbe un anacronismo.

La guarigione vodou appartiene a una concezione della persona nella quale malattia fisica, relazioni familiari, obblighi spirituali, emozioni, conflitti sociali e interventi dei lwa possono essere considerati simultaneamente. Il compito di un guaritore tradizionale non consiste dunque semplicemente nel trovare “il farmaco” spirituale corrispondente a una diagnosi.

Deve capire che cosa è accaduto.

E capire è precisamente il territorio di Simbi.

In chiave esoterica, la guarigione acquatica suggerisce una logica diversa da quella del combattimento.

Ogou può tagliare.

Dantò può difendere.

Simbi fa scorrere.

L’acqua scioglie, trascina, raffredda, penetra in cavità che un utensile non raggiunge. Non elimina necessariamente l’ostacolo attraverso uno scontro frontale.

Modifica il sistema intorno all’ostacolo.

La psicologia contemporanea potrebbe riconoscere in questa immagine una modalità non coercitiva di trasformazione: alcuni conflitti non vengono risolti distruggendoli ma creando condizioni nelle quali possano assumere una forma differente.

È un’analogia.

Non una spiegazione del lwa.

E conviene fermarsi esattamente prima che l’analogia pretenda di diventare teologia.

Il segreto

Esiste una ragione per cui una pagina su Simbi non può terminare semplicemente con l’acqua.

Bisogna tornare al segreto.

Il Vodou è una religione iniziatica e possiede livelli di conoscenza che non vengono divulgati indiscriminatamente. Questo fatto è stato utilizzato per secoli dagli osservatori esterni per costruire fantasie. Dove manca informazione, l’immaginario coloniale ha riempito il vuoto con sacrifici mostruosi, società criminali, stregoneria onnipotente e rituali notturni di ogni genere.

Ma il segreto tradizionale raramente funziona come la fantasia del segreto.

Non serve a rendere misterioso ciò che sarebbe banale se venisse spiegato.

Serve a proteggere un ordine di trasmissione.

Un bambino può vedere un oggetto e non sapere ancora come deve essere utilizzato.

Un hounsi può conoscere qualcosa che chi non è iniziato non conosce.

Un houngan o una mambo possono avere ricevuto ulteriori conoscenze attraverso la propria formazione.

Un lignaggio può custodire modi specifici di servire una potenza che non appartengono automaticamente ad altri lignaggi.

Il segreto impedisce che tutto diventi equivalente.

Stabilisce differenze di competenza.

E la competenza, nel lavoro rituale, è anche una forma di sicurezza.

Simbi abita perfettamente questa struttura perché il suo elemento naturale funziona nello stesso modo.

La superficie è pubblica.

La profondità no.

Tutti possono vedere una sorgente.

Non tutti sanno dove conduce.

Simbi e il mondo dei morti

La genealogia kongo aggiunge un ultimo elemento fondamentale.

I bisimbi non erano semplicemente spiriti naturalistici nel senso moderno del termine. Il loro rapporto con territorio, antenati e mondo dei morti era profondo. Alcuni studi centro-africani li descrivono come esseri strettamente prossimi agli antenati e capaci di mediare fra la regione dei viventi e quella dei defunti. Nelle trasformazioni afro-atlantiche questa associazione contribuì alla straordinaria densità religiosa dell’acqua: attraversare l’acqua poteva significare entrare in rapporto con ciò che appartiene all’altra parte dell’esistenza.

Il parallelismo con il Kalunga kongo è inevitabile, benché non si debba costruire una corrispondenza troppo semplice. Nel pensiero kongo l’acqua può segnare la separazione fra mondi e condizioni dell’essere; il sole stesso attraversa simbolicamente questa frontiera nel ciclo cosmologico. La diaspora trasportò oltre l’Atlantico molte di queste strutture, trasformandole.

Il mare che aveva separato gli africani dalle loro terre diventò così anche uno dei luoghi attraverso cui immaginare la continuità con gli antenati.

La violenza storica produsse un paradosso religioso impressionante.

L’acqua che aveva separato poteva diventare acqua che collega.

I Simbi appartengono anche a questa possibilità.

Non sono necessariamente spiriti dei morti.

Ma abitano una geografia nella quale vivi e morti non sono separati da un muro.

Sono separati da qualcosa che può essere attraversato.

Simbi non è un elementale dell’acqua

La rilettura occultistica contemporanea tende naturalmente a incorporare Simbi dentro sistemi più familiari al pubblico occidentale.

Si può incontrare la definizione di “elementale dell’acqua”, “spirito mercuriale”, “serpente della conoscenza”, “guardiano astrale”, e altre formule costruite attraverso cabala, astrologia, alchimia o magia cerimoniale.

Come comparazioni moderne possono avere un’utilità limitata.

Come descrizioni storiche del Vodou sono sbagliate.

Simbi non nasce dalla teoria occidentale dei quattro elementali.

Non è un’ondina.

Non è Mercurio sotto un nome haitiano.

E non è il serpente dell’Eden trasportato nei Caraibi.

Le analogie diventano interessanti soltanto quando permettono di vedere le differenze.

Il serpente della Genesi è immerso in una teologia della trasgressione e della conoscenza proibita.

Il caduceo ermetico appartiene a un’altra genealogia.

Kundalini appartiene alle tradizioni indiane.

Il simbi proviene dal mondo kongo e viene trasformato nel Vodou haitiano.

Tutti possono essere messi in dialogo all’interno di uno studio comparativo dell’immaginazione esoterica.

Nessuno deve essere utilizzato per cancellare gli altri.

Questo è particolarmente importante per una tradizione come il Vodou, che ha già subito abbastanza interpretazioni costruite da osservatori convinti che dietro le credenze haitiane dovesse necessariamente nascondersi qualcosa di più “universale”.

Non è necessario universalizzare Simbi per renderlo profondo.

Basta ascoltare ciò che è già.

La conoscenza che non galleggia

Forse la differenza più importante fra Simbi e le altre grandi potenze acquatiche del Vodou appare proprio qui.

Agwe conosce il mare perché lo percorre.

Lasirèn conosce ciò che il mare nasconde perché appartiene alla sua profondità.

Danbala porta nell’acqua la memoria di una continuità più antica dell’ordine umano.

Simbi custodisce soprattutto la conoscenza che l’acqua mette in comunicazione.

Sorgente e sottosuolo.

Corpo e spirito.

Vivi e morti.

Luogo e memoria.

Malattia e causa.

Segno e significato.

Ciò che è noto e ciò che ancora non lo è.

La caratteristica decisiva non è possedere tutte le risposte.

È conoscere i passaggi.

La tradizione kongo aveva già fatto dei bisimbi mediatori fra regioni differenti della realtà. Haiti conserva e reinventa questa capacità trasformando Simbi in una famiglia di lwa la cui pluralità sembra quasi riprodurre la rete delle acque stesse.

Non esiste una sola acqua.

Pioggia.

Sorgente.

Fiume.

Pozza.

Cascata.

Mare.

Acqua che cura.

Acqua che trascina.

Acqua che separa.

Acqua che porta indietro.

Allo stesso modo non esiste un solo Simbi.

E forse è proprio per questo che ogni tentativo di chiuderlo in una definizione sembra fallire.

Una sorgente non mostra il luogo nel quale l’acqua ha cominciato il proprio viaggio.

Mostra soltanto il punto in cui diventa visibile.

Chi si inginocchia può bere.

Può lavarsi.

Può riempire un recipiente e andarsene.

Oppure può chiedersi da quanto lontano sia arrivata quell’acqua prima di comparire fra le pietre.

È in quella domanda che Simbi comincia a diventare comprensibile.

Non perché riveli immediatamente la risposta.

Ma perché insegna che ciò che appare in superficie può avere una storia molto più profonda del luogo in cui lo abbiamo incontrato.

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