Il mio avvicinamento al mondo del Ghost Hunting e a Daniele XPF non nasce dalla ricerca di conferme sul paranormale; al contrario, nasce dal dubbio. Ciò che inizialmente ha attirato la mia attenzione è la capacità di mettere in discussione persino i propri risultati. Durante le live mi è capitato più volte di osservare Daniele interrompere sul nascere quella che avrebbe potuto facilmente trasformarsi in una "prova paranormale". Un rumore apparentemente inspiegabile può diventare, dopo una verifica, il movimento di qualcuno presente nell'edificio. Un sensore che si attiva può avere una causa ambientale. Una presunta risposta ottenuta attraverso uno strumento può essere ambigua, frutto di interpretazione o semplicemente non abbastanza chiara per essere considerata significativa. In altre parole, essere debunker di sé stessi. Questo è l'aspetto che mi ha spinta ad approfondire il suo lavoro, perché cercare il paranormale dovrebbe significare anche essere disposti a scoprire che ciò che abbiamo davanti paranormale non è.
Parliamo spesso delle sue indagini e sono rimasta affascinata dai racconti sul Monastero di Colognola. Tra tutti i luoghi visitati nel corso degli anni, infatti, questo sembrava occupare uno spazio particolare nei suoi ricordi.
"Sono circa sette anni che torno in questo luogo. Sette anni nei quali è cambiato moltissimo anche il nostro modo di raccontare il paranormale. Quando cominciai a frequentarlo non esistevano le dirette TikTok come le conosciamo oggi, non c'era un pubblico collegato che commentava in tempo reale ogni rumore e non esisteva quella necessità quasi costante di trasformare un'indagine in uno spettacolo. C'erano una videocamera, gli strumenti, molte ore di silenzio e, alle volte, c'era anche un sacco a pelo. Perché a Colognola ho anche dormito: almeno una notte ci ho provato.
Tra i ricordi delle prime indagini ce n'è uno che ancora oggi considero particolare. Durante diverse sessioni con la Spirit Box compariva un nome: Tarcisio. Quel nome sembrava ripresentarsi soprattutto quando la domanda rivolta all'ambiente riguardava l'identità di chi si trovasse nel luogo o di chi lo avesse abitato.
Chi era Tarcisio? Ancora oggi non posso rispondere.
Potrebbe essere stato un religioso? Un monaco? Qualcuno legato alla storia successiva dell'edificio? Oppure stavamo semplicemente attribuendo un significato a fonemi casuali prodotti dalla Spirit Box?
La ricerca storica, almeno per quanto sono riuscito a verificare finora, non mi permette di collegare quel nome a una persona realmente vissuta nel monastero. Ed è importante dirlo, perché un nome ricevuto attraverso uno strumento non diventa una prova soltanto perché viene ripetuto.
Resta però un dato curioso. Soprattutto quando lo stesso nome sembra tornare nel corso di indagini differenti. Ed è proprio questo genere di elemento che, invece di portarci immediatamente a una conclusione, dovrebbe spingerci a cercare ancora.
Una delle esperienze più intense avvenne quando decisi di trascorrere la notte all'interno del luogo. Avevo disposto anche dei rilevatori di movimento. Durante la notte quei sensori iniziarono ad attivarsi ripetutamente.
Il problema, però, era sempre lo stesso: perché? Un'interferenza? Una variazione ambientale? Un problema dello strumento? Un animale sufficientemente piccolo da non essere immediatamente individuato? Quando non si riesce a stabilire la causa di un fenomeno, la definizione corretta non è "paranormale": è inspiegato, e questo fino a quando non si trova una spiegazione. Poi arrivarono i passi…
In un edificio antico sentire rumori durante la notte non dovrebbe sorprendere nessuno. Il legno lavora, le strutture si assestano, la temperatura cambia. Ci sono animali, correnti d'aria e una quantità enorme di piccoli suoni che durante il giorno vengono coperti dal rumore ambientale e che, nel silenzio assoluto, possono assumere proporzioni completamente diverse.
Razionalmente lo sapevo, ma trovarsi lì dentro, nel cuore della notte, è un'altra cosa. I passi sembravano muoversi nell'edificio. È a quel punto che bisogna ammettere qualcosa che nelle indagini paranormali viene raccontato troppo poco: anche chi indaga può avere paura.
La suggestione esiste, eccome!
Anzi, probabilmente un luogo antico, buio e carico di storia è uno degli ambienti migliori per capire quanto potentemente possa lavorare la nostra mente. Quella notte la razionalità mi suggeriva una serie di possibili spiegazioni, mentre la parte istintiva mi diceva una cosa soltanto: esci da qui.
Sì, quella notte da Colognola sono scappato. Non posso affermare che qualcosa di soprannaturale mi stesse seguendo. Non perché quei passi fossero necessariamente quelli di qualcuno che non avrebbe dovuto trovarsi lì, ma perché, in quel momento, la somma di ciò che stavo ascoltando, delle continue attivazioni degli strumenti e della suggestione dell'ambiente era diventata più forte della mia volontà di restare.
Ed è forse proprio questo il ricordo più importante che conservo di quella notte. Perché, dopo sette anni, continuo a tornare a Colognola e continuo a farmi la stessa domanda:
Che cosa sta realmente accadendo lì dentro?"
