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Magia popolare italiana
Oggetti, racconti e fonti regionali
Presentazione
Cosa troverai nel corso
La denominazione «magia popolare italiana» viene qui utilizzata come un campo di ricerca, non come il nome di una religione unitaria. Comprende pratiche, oggetti, racconti e attribuzioni di efficacia attraverso cui persone e gruppi hanno affrontato pericoli, incertezze, desideri, malattie interpretate culturalmente, relazioni difficili e passaggi della vita. Non ogni elemento di questo campo veniva chiamato magia. Una segnatrice poteva considerare il proprio gesto una preghiera; un raccoglitore poteva collocarlo fra le superstizioni; un parroco poteva distinguere la devozione lecita da un abuso di parole benedette. Queste divergenze fanno parte della materia.
Il nucleo cronologico è costituito dalle raccolte fra Ottocento e primo Novecento e dalle ricerche etnografiche del Novecento e dei primi decenni del Duemila. Alcuni documenti giudiziari dell’età moderna permettono un confronto retrospettivo. Gli oggetti possono essere molto più antichi del loro impiego registrato: questa differenza è trattata come un problema da risolvere, non come una prova immediata di continuità.
La geografia procede per nuclei documentari rappresentativi, non per una rassegna obbligatoria delle venti regioni amministrative. Il Friuli dei benandanti, la Romagna di Placucci, il Parmense delle segnature studiate da Isabella Riccò, la Toscana di Leland, l’Umbria delle collezioni di Bellucci, gli Abruzzi di De Nino, la Napoli della jettatura, la Basilicata delle ricerche demartiniane, la Puglia del tarantismo, la Sicilia di Pitrè e alcuni oggetti sardi permettono di apprendere metodi applicabili anche altrove. Le aree meno rappresentate non sono considerate prive di tradizioni: semplicemente non vengono riempite con notizie insufficientemente controllate.
Contenuti inclusi
Cosa comprende il corso
- Dispensa del corso
- Presente
- Esame finale
- Presente

