Scilla, Cariddi e la Fata Morgana: il Portale Mediterraneo tra Mito, Iniziazione e Mistero
Lo Stretto di Messina non è soltanto un passaggio marittimo.
È una soglia.
Da migliaia di anni uomini, navigatori, sacerdoti, pescatori e poeti hanno percepito queste acque come un luogo differente dal resto del mondo.
Qui il mare si comporta in modo anomalo.
Le correnti si scontrano.
Le profondità mutano improvvisamente.
La terra trema.
L'orizzonte si deforma.
Le città appaiono sospese nel cielo.
Le antiche popolazioni non interpretarono questi fenomeni come semplici curiosità naturali.
Li considerarono manifestazioni del sacro.
Per comprendere il vero significato dello Stretto occorre guardare oltre la geografia.
Occorre entrare nel linguaggio del mito.
Prima del Mito: il Mare Sacro
Molto prima che Omero scrivesse l'Odissea, lo Stretto era già un luogo venerato.
Le popolazioni preelleniche della Sicilia e della Calabria vivevano in stretto rapporto con il mare e con le sue forze.
Per gli antichi il mare non era un ambiente.
Era una divinità vivente.
Ogni corrente possedeva uno spirito.
Ogni promontorio una presenza.
Ogni vortice una volontà.
Quando i Greci giunsero in queste terre trovarono un patrimonio simbolico già esistente e lo integrarono nella propria cosmologia.
Le leggende di Scilla e Cariddi potrebbero dunque rappresentare la trasformazione ellenica di tradizioni ancora più antiche, oggi perdute.
Scilla e Cariddi: i Due Volti della Prova
Nell'Odissea, Ulisse deve attraversare il passaggio custodito da Scilla e Cariddi.
Dal punto di vista geografico i due mostri rappresentano i pericoli reali della navigazione.
Dal punto di vista simbolico rappresentano qualcosa di più profondo.
Nelle tradizioni iniziatiche esiste quasi sempre una "porta stretta" che separa il mondo ordinario dal mondo della conoscenza.
Tale porta è custodita da due forze opposte.
Non una.
Due.
Questo schema compare:
nei Misteri Egizi;
nell'alchimia;
nella Cabala;
nei racconti eroici dell'antichità;
nelle tradizioni sciamaniche.
Scilla e Cariddi incarnano questa polarità.
Scilla è la paura che attacca.
Cariddi è il caos che assorbe.
Scilla divora.
Cariddi inghiotte.
Scilla costringe a reagire.
Cariddi induce ad arrendersi.
Ogni trasformazione autentica passa inevitabilmente tra queste due forze.
Le Acque della Trasformazione
Lo Stretto è uno dei pochi luoghi del Mediterraneo in cui è possibile osservare chiaramente il conflitto tra masse d'acqua differenti.
Le correnti provenienti dallo Ionio e dal Tirreno si incontrano generando vortici, risalite e fenomeni che nell'antichità apparivano soprannaturali.
Per l'esoterismo l'acqua rappresenta l'inconscio.
Quando due correnti si incontrano, due aspetti della coscienza entrano in relazione.
L'intero Stretto può essere interpretato come una gigantesca immagine alchemica.
L'acqua inferiore incontra l'acqua superiore.
L'ombra incontra la luce.
Il vecchio incontra il nuovo.
La personalità incontra l'anima.
L'iniziato attraversa il mare non per raggiungere un luogo, ma per trasformarsi.
La Fata Morgana: Signora del Velo
Se Scilla e Cariddi rappresentano la prova, Morgana rappresenta il mistero.
Il fenomeno ottico della Fata Morgana è reale.
Ancora oggi può essere osservato in particolari condizioni atmosferiche.
Ma ciò che interessa non è soltanto il fenomeno fisico.
È il significato che gli esseri umani gli hanno attribuito.
Le città sospese nel cielo.
I castelli luminosi.
Le torri che emergono dal mare.
Sono immagini che appaiono e scompaiono.
Visioni che sembrano vere.
Ma non lo sono.
Per questo Morgana diventa la personificazione dell'illusione.
Ella è la Regina del Confine.
Colei che mostra e nasconde.
Colei che rivela e inganna.
Morgana e l'Archetipo della Grande Dea
Nella storia delle religioni esiste una figura che compare continuamente sotto nomi differenti.
La Signora delle Acque.
La Regina dell'Altro Mondo.
La Custode della Soglia.
Morgana appartiene a questa famiglia archetipica.
Come le Ninfe greche.
Come le Matres celtiche.
Come le antiche Dee del Mare del Mediterraneo.
Essa rappresenta il Femminile Sacro nella sua forma iniziatica.
Non la madre.
Non l'amante.
Ma la guida attraverso il mistero.
Lo Stretto come Asse tra Mondi
Molti luoghi sacri del pianeta sono situati in punti di confine.
Montagne.
Isole.
Deserti.
Grotte.
Stretti.
L'antico pensiero simbolico vedeva tali luoghi come punti di contatto tra differenti livelli della realtà.
Lo Stretto di Messina possiede tutte le caratteristiche di un centro liminale:
unisce due mari;
separa due terre;
genera fenomeni ottici straordinari;
è associato a mostri, divinità e apparizioni;
è storicamente luogo di attraversamento.
Per questa ragione può essere considerato uno dei più importanti paesaggi simbolici del Mediterraneo.
Il Significato Occulto dello Stretto
Nel linguaggio esoterico, Scilla, Cariddi e Morgana non sono soltanto personaggi.
Sono stati interiori.
Scilla è la paura che impedisce il cambiamento.
Cariddi è l'abisso dell'attaccamento che trattiene nel passato.
Morgana è l'illusione che distrae dal cammino.
Lo Stretto è il percorso iniziatico.
Attraversarlo significa abbandonare una condizione precedente per accedere a una nuova forma di coscienza.
Questo è il motivo per cui tali figure continuano a parlarci dopo oltre duemila anni.
Esse non appartengono soltanto alla geografia della Calabria e della Sicilia.
Appartengono alla geografia dell'anima.
Conclusione
Forse il più grande segreto custodito dalle acque dello Stretto non riguarda mostri marini, fate o antiche leggende.
Forse riguarda l'essere umano.
Ogni volta che ci troviamo davanti a una trasformazione importante, entriamo nello Stretto.
Davanti a noi appare Morgana.
Alla nostra destra si agita Scilla.
Alla nostra sinistra si apre Cariddi.
E come Ulisse, siamo chiamati a proseguire.
Perché il vero viaggio non conduce dall'una all'altra riva del mare.
Conduce da una versione di noi stessi a un'altra.
Bibliografia essenziale
Omero, Odissea, Libro XII.
Strabone, Geografia, Libro VI.
Plinio il Vecchio, Naturalis Historia.
Mircea Eliade, Il Sacro e il Profano.
Arnold Van Gennep, I Riti di Passaggio.
Victor Turner, The Ritual Process.
Carl Gustav Jung, Gli Archetipi dell'Inconscio Collettivo.
Jean Chevalier & Alain Gheerbrant, Dizionario dei Simboli.

