Ospite
Annamaria Caruso
Annamaria Caruso è un soprano drammatico e insegnante di canto lirico e moderno, con un percorso che attraversa l’opera, l’attività concertistica e la formazione vocale. Diplomata nel 1996 presso il Conservatorio Luca Marenzio di Brescia, ha proseguito gli studi con Claude Thiolas, sviluppando un’esperienza artistica che l’ha portata a esibirsi in Italia e all’estero.
Nel corso della sua carriera ha interpretato alcuni dei principali personaggi del repertorio operistico: Violetta nella Traviata, i ruoli del titolo in Tosca, Turandot, Aida e Suor Angelica, e Nedda nei Pagliacci. Al lavoro teatrale ha affiancato recital e concerti, condividendo il palcoscenico con artisti quali il tenore Kristian Johannsson e il baritono Renato Bruson. Tra i riconoscimenti ricevuti figurano la vittoria al Torneo Internazionale di Musica nella sede di Castelfranco Veneto nel 1998 e il Premio speciale Rigoletto d’Argento, ottenuto nel 2000 nell’ambito del Concorso lirico internazionale Ismaele Voltolini di Mantova.
Parallelamente alla carriera artistica, ha dedicato un lavoro pluriennale all’insegnamento, elaborando e perfezionando il metodo «Caruso», rivolto al canto lirico e moderno. Dirige l’Associazione Musicale Caruso, impegnata nell’organizzazione di eventi musicali, e nel suo percorso didattico ha insegnato anche a Lorenza Mario e Gigi D’Agostino. Collabora inoltre come insegnante di tecnica vocale con la Corale della Fondazione Tanghetti & Chiari.
La sua ricerca personale muove dall’esperienza concreta della voce e si estende al canto come pratica di conoscenza e trasformazione interiore. Il rigore tecnico e la sensibilità artistica si accompagnano all’interesse per ciò che accade quando il suono viene sostenuto dall’intenzione cosciente, dall’attenzione e dalla presenza. Nella prospettiva che propone, cantare significa anche osservare il rapporto con il proprio corpo, riconoscere il movimento delle emozioni ed esplorare la relazione fra espressione vocale e dimensione spirituale.
In questo percorso si inseriscono le sue riflessioni sulla frequenza di 432 Hz e il dialogo con tradizioni di lavoro sulla consapevolezza, fra cui l’insegnamento della Quarta Via di Gurdjieff. Attraverso l’esperienza del palcoscenico e il confronto con gli allievi, Annamaria Caruso propone così una lettura del canto che, senza separarsi dal mestiere e dalla disciplina, ne interroga le possibilità oltre la sola esecuzione musicale: la voce come gesto creativo nel quale corpo, ascolto e vita interiore partecipano alla stessa esperienza.


