Ogni mazzo porta con sé una piccola biblioteca invisibile. Anche quando viene aperto su un tavolo, tra una candela e una domanda formulata a mezza voce, dietro le carte si muovono secoli di immagini, errori, intuizioni, giochi di corte, salotti ottocenteschi, occultisti, tipografi, artiste, cartomanti, studiosi, manuali, superstizioni e tentativi più o meno riusciti di ordinare il caso. Una bibliografia, in questo campo, non serve a chiudere il discorso. Serve piuttosto a evitare che le carte restino sospese in un presente senza memoria.
La sezione dedicata a Tarocchi e carte divinatorie attraversa territori diversi: la storia dei Tarocchi, la loro rilettura esoterica, gli Arcani Maggiori e Minori, i Tarocchi di Thoth, le Sibille, la cartomanzia popolare e gli oracoli moderni. Non esiste un solo libro capace di contenere tutto. Esistono invece famiglie di testi, ciascuna con una funzione diversa. Alcuni servono a ricostruire la storia, altri a comprendere il simbolismo, altri ancora a imparare una pratica di lettura. L’importante è non confondere questi livelli.
Per la storia dei Tarocchi, il riferimento imprescindibile resta Michael Dummett. Il suo The Game of Tarot: From Ferrara to Salt Lake City, pubblicato nel 1980, è uno studio monumentale sulla storia del gioco dei Tarocchi e sulle sue forme europee; è un testo più storico che divinatorio, ma proprio per questo fondamentale per chi vuole evitare ricostruzioni fantasiose sulle origini del mazzo. Le schede bibliografiche indicano l’edizione Duckworth del 1980, con 600 pagine, e la sua importanza resta legata al tentativo di riportare i Tarocchi al loro contesto storico documentabile.
Sempre sul versante storico, Ronald Decker, Thierry Depaulis e Michael Dummett hanno firmato A Wicked Pack of Cards: The Origins of the Occult Tarot, pubblicato nel 1996, dedicato alla nascita del Tarocco occulto e alle interpretazioni esoteriche moderne del mazzo. È un testo importante perché mostra come molte idee oggi date per antichissime siano in realtà il prodotto di riletture settecentesche e ottocentesche, soprattutto nell’ambiente francese tra Court de Gébelin, Etteilla e gli autori successivi. Le schede editoriali indicano l’edizione St. Martin’s Press del 1996 e una lunghezza di circa 308 pagine.
A questo volume si collega A History of the Occult Tarot, di Ronald Decker e Michael Dummett, dedicato allo sviluppo del Tarocco occulto tra Otto e Novecento. Le edizioni più recenti riportano il titolo come The History of the Occult Tarot o A History of the Occult Tarot, con ristampe Duckworth e Abrams; le schede bibliografiche indicano una lunghezza di circa 400 pagine. È un testo utile per capire il passaggio dai Tarocchi come carte da gioco e strumento cartomantico ai Tarocchi come sistema iniziatico, soprattutto nell’ambiente della Golden Dawn e dell’esoterismo moderno.
Per un primo orientamento storico più accessibile, può essere utile anche consultare cataloghi, mostre e studi recenti dedicati alla fortuna iconografica dei Tarocchi. La mostra Tarot: Origins & Afterlives del Warburg Institute, inaugurata nel 2025, ha ricostruito il percorso dei Tarocchi dalle origini italiane quattrocentesche alla loro ricezione artistica ed esoterica moderna, includendo anche il Rider-Waite-Smith e le opere di Lady Frieda Harris per il Thoth. Questo tipo di materiale è prezioso perché permette di vedere i Tarocchi non solo come pratica divinatoria, ma come oggetto culturale e artistico.
Per la lettura simbolica e psicologica dei Tarocchi, Rachel Pollack rimane una delle autrici più importanti. Seventy-Eight Degrees of Wisdom, pubblicato originariamente nel 1980 e più volte ristampato e rivisto, è diventato uno dei testi più influenti nel mondo anglofono. Le schede editoriali contemporanee ricordano la sua prima pubblicazione nel 1980 e la sua fortuna come testo di riferimento per la lettura moderna dei Tarocchi. È un libro più interpretativo che storico, utile soprattutto per comprendere gli Arcani come percorso interiore e linguaggio simbolico.
Mary K. Greer è un altro nome indispensabile per la pratica personale. Tarot for Your Self è un manuale di lavoro su di sé attraverso le carte, nato in un contesto in cui il Tarocco diventa strumento di esplorazione interiore e non solo di divinazione predittiva. Le edizioni più recenti sono pubblicate da Weiser Books; la scheda editoriale dell’edizione 2019 riporta 304 pagine e ISBN 9781578636792. È un testo utile per chi vuole costruire un rapporto quotidiano con il mazzo attraverso esercizi, diario, lettura personale e riflessione.
Alejandro Jodorowsky e Marianne Costa, con La via dei Tarocchi o The Way of Tarot, offrono invece una lettura fortemente simbolica, immaginativa e marsigliese. L’edizione inglese The Way of Tarot: The Spiritual Teacher in the Cards è indicata dalle schede editoriali come pubblicata da Destiny Books nel 2009. È un testo molto ricco, visionario, non sempre storicamente prudente, ma importante per chi vuole comprendere il Tarocco di Marsiglia come organismo simbolico, con attenzione a colore, numero, postura, dettaglio iconografico e lettura analogica.
Per il Rider-Waite-Smith, restano fondamentali Arthur Edward Waite e Pamela Colman Smith. Il mazzo pubblicato nel 1909 ha trasformato profondamente la pratica moderna dei Tarocchi, soprattutto perché ha reso figurativi anche gli Arcani Minori. Il testo di Waite, The Pictorial Key to the Tarot, è ancora utile come documento storico e interpretativo, ma va letto ricordando che molte intuizioni visive decisive appartengono anche a Pamela Colman Smith, la cui importanza è stata a lungo sottovalutata. Il Rider-Waite-Smith rimane il ponte principale tra il Tarocco esoterico novecentesco e la lettura contemporanea diffusa.
Per i Tarocchi di Thoth, il testo centrale è inevitabilmente Aleister Crowley, The Book of Thoth. Il mazzo fu dipinto da Lady Frieda Harris sotto la guida di Crowley tra il 1938 e il 1943, mentre il libro di Crowley uscì nel 1944. Le fonti sintetiche contemporanee ricordano che il progetto, inizialmente pensato come revisione più breve, si estese per circa cinque anni e incorporò simbolismo astrologico, cabalistico, alchemico, filosofico e occulto.
Accanto a Crowley, bisogna sempre considerare Lady Frieda Harris non come semplice illustratrice, ma come coautrice visiva del mazzo. Le edizioni del Thoth ricordano che il mazzo è composto da 78 carte con le opere di Harris realizzate sotto la direzione di Crowley; le notizie legate alla mostra del Warburg Institute sottolineano anche la qualità modernista del suo lavoro e il fatto che il mazzo, in forma acquistabile, arrivò al pubblico solo dopo la morte di entrambi.
Per lo studio degli Arcani Maggiori e Minori in chiave esoterica, restano utili anche gli autori della tradizione occultista fra Otto e primo Novecento, pur con tutte le cautele necessarie. Eliphas Lévi, Papus, Oswald Wirth, Paul Foster Case e gli autori legati alla Golden Dawn hanno contribuito a costruire il linguaggio simbolico moderno dei Tarocchi. Non sempre sono storicamente affidabili sulle origini del mazzo, ma sono importanti per comprendere come i Tarocchi siano diventati un sistema di corrispondenze, meditazione e lavoro iniziatico.
Per le Sibille, la bibliografia è meno stabile e meno accademica rispetto ai Tarocchi. La tradizione della Vera Sibilla Italiana viene generalmente collegata all’Ottocento e a un mazzo di 52 carte; alcune ricostruzioni ricordano la comparsa a Venezia, attorno al 1850, di un mazzo chiamato Vera Sibilla Italiana, modellato anche su sistemi figurativi austro-tedeschi e mitteleuropei come Lenormand, Kipper e Biedermeier, ma mantenendo una struttura di 52 carte.
Per chi vuole studiare la Vera Sibilla in modo pratico, si possono consultare manuali moderni specifici dedicati alla cartomanzia italiana, come i testi di Alessandra Venturi sulla Vera Sibilla Italiana. Le recensioni e le schede disponibili segnalano un’impostazione orientata ai significati dritti e rovesciati, alle combinazioni e all’uso operativo del mazzo. Questi testi sono utili soprattutto per entrare nel linguaggio pratico delle carte sibilline, anche se vanno sempre integrati con esperienza personale, confronto tra mazzi e consapevolezza dei limiti della cartomanzia popolare.
Per le Lenormand, che non vanno confuse con le Sibille ma appartengono allo stesso grande universo degli oracoli figurati europei, sono utili testi dedicati al Petit Lenormand e alla lettura per combinazioni. Qui la cosa importante è distinguere i sistemi: le Lenormand lavorano con 36 carte e una grammatica molto combinatoria; le Sibille italiane hanno invece un’impostazione diversa, spesso più teatrale, narrativa e legata a figure sociali, emozioni e situazioni quotidiane.
Per la cartomanzia popolare con carte comuni, la bibliografia è ancora più frammentaria, perché molto materiale è stato trasmesso oralmente o attraverso piccoli manuali. Gli studi generali sulla cartomanzia ricordano che la divinazione con carte comuni si diffuse in Europa dopo l’arrivo delle carte da gioco, e che i sistemi con mazzi ordinari convivono con Tarocchi, Sibille e altri mazzi figurati. Qui è utile lavorare su più piani: storia delle carte da gioco, tradizioni regionali, manuali di cartomanzia francese, italiana e spagnola, e confronto con la pratica viva.
Per gli oracoli moderni, la bibliografia è necessariamente diversa. Non esiste una tradizione unitaria paragonabile ai Tarocchi. Ogni mazzo ha il proprio libretto, la propria struttura, il proprio sistema. In questo campo è utile distinguere tra testi teorici sul simbolo, sull’immaginazione, sugli archetipi, sulla divinazione contemporanea e i manuali specifici dei singoli mazzi. Un oracolo angelico, uno lunare, uno archetipico, uno animale o uno psicologico non possono essere studiati con la stessa griglia, se non a costo di appiattirli.
Per un uso serio degli oracoli moderni sono utili anche testi non strettamente cartomantici: studi sul simbolo, sul mito, sugli archetipi, sulla psicologia dell’immaginazione, sulle tradizioni naturali e stagionali. Carl Gustav Jung, James Hillman, Mircea Eliade, Joseph Campbell, Gilbert Durand e studiosi affini possono offrire strumenti concettuali per leggere immagini e figure senza ridurle a semplici parole motivazionali. Naturalmente questi autori vanno usati con prudenza e senza trasformare ogni carta in una diagnosi psicologica.
Per una biblioteca essenziale della sezione, il primo nucleo può dunque comprendere Michael Dummett, The Game of Tarot; Ronald Decker, Thierry Depaulis e Michael Dummett, A Wicked Pack of Cards; Ronald Decker e Michael Dummett, A History of the Occult Tarot; Arthur Edward Waite, The Pictorial Key to the Tarot; Rachel Pollack, Seventy-Eight Degrees of Wisdom; Mary K. Greer, Tarot for Your Self; Alejandro Jodorowsky e Marianne Costa, La via dei Tarocchi; Aleister Crowley, The Book of Thoth; testi specifici sulla Vera Sibilla Italiana; manuali di cartomanzia con carte comuni; e, per gli oracoli moderni, i manuali dei mazzi utilizzati insieme a studi più ampi su simbolo, mito e immaginazione.
A questa bibliografia si possono affiancare i mazzi stessi, che non sono semplici strumenti ma fonti primarie. Un Tarocco di Marsiglia, un Rider-Waite-Smith, un Thoth, una Vera Sibilla Italiana, un mazzo Lenormand, un mazzo di carte regionali italiane e alcuni oracoli moderni ben costruiti permettono di studiare non solo il testo, ma l’immagine. Nel campo delle carte divinatorie, l’immagine è una fonte tanto quanto il libro. Talvolta anche più severa, perché non permette di nascondersi troppo a lungo dietro le parole.
Una bibliografia, infine, dovrebbe restare aperta. I Tarocchi e le carte divinatorie non sono un museo immobile. Continuano a essere studiati, reinterpretati, pubblicati, illustrati, usati, criticati. Nuovi mazzi nascono ogni anno, alcuni dimenticabili, altri degni di attenzione. Nuovi studi correggono vecchie leggende. Nuove pratiche recuperano tradizioni popolari che rischiavano di scomparire. Il compito di chi studia non è credere a tutto, né demolire tutto. È distinguere.
Le carte, da sole, non chiedono credulità. Chiedono sguardo. La bibliografia serve a educarlo. Non per togliere mistero al mazzo, ma per impedire che il mistero diventi confusione, e che la confusione venga scambiata per profondità.

