The Witchcraft Magazine

Due Leggende Etrusche in Rivista delle Tradizioni Popolari Italiane

Michele Leone Michele Leone

Premessa

Il primo dicembre del 1893 viene pubblicato sotto la direzione di Angelo de Gubernatis il primo volume della Rivista delle Tradizioni Popolari Italiane.

Apre questa stagione di studi un articolo di Charles Godfrey Leland, noto al grande pubblico e agli appassionati di stregoneria e tradizioni popolari per aver edito nel 1899 Aradia il Vangelo delle Streghe.

Il testo di Leland anticipa e per alcuni è precursore dei fenomeni della Wicca e della moderna Stregheria. Gerald Gardner avrebbe iniziato a pubblicare i suoi libri oltre mezzo secolo dopo. Forzando, non poco, l’evoluzione storica dei moderni movimenti «stregoneschi» si potrebbe dire che la stregoneria moderna è figlia della stregoneria o Stregheria classica italiana.

Al di là delle forzature è importante sottolineare come in molte tradizioni popolari italiane la magia e la stregoneria non siano mai scomparse. Ancora oggi, seppur rarefatte e quasi del tutto estinte, non è impossibile imbattersi in donne e uomini che praticano e mantengono vive antiche tradizioni.

Queste tradizioni possono essere viste come la sopravvivenza di antichi culti, come retrograda superstizione, come tradizione familiare e popolare ed in molti altrui modi. Lungi dal giudizio e dal  pregiudizio,  penso sia indispensabile costudire e raccontare queste tradizioni perché importanti per la comprensione tanto del popolo italiano quanto della sua cultura.

In estrema semplificazione si potrebbe affermare che queste tradizioni sono come i dialetti. Vi è di più, queste tradizioni attraversano la storia, e mantengono quasi inalterati, elementi antichi anche millenni; allo studioso, sia esso un teorico delle scienze dello spirito o sia esso un operativo, questi elementi servono per ricomporre il grande puzzle della tradizione magica ed iniziatica.

Questo articolo «dimenticato» di Leland può aiutare a far conoscere meglio sia l’autore di Aradia sia le ricerche sulla stregoneria italica.

Michele Leone

Due Leggende Etrusche

                  Con la trepidazione che conviene a questo momento per noi grande e solenne, io vorrei aggiungere alcune parole a quelle che abbiamo intese dal Fondatore di questa Società.

                  Benché non italiano di nascita, il mio lungo soggiorno in questa terra gloriosa, l'amore che le porto, e l'opera mia più importante sempre rivolta alle tradizioni popolari italiane, mi danno coraggio a parlare.

                  Il vero significato della parola Folk-lore è stato finora frainteso. Folk-lore in inglese abbraccia non solo le tradizioni popolari del passato, ma anche le usanze e le credenze odierne. I folk-loristi poi incomincialo anche a disputare sopra la natura propria del loro ufficio. Il maggior numero dei folkloristi in Inghilterra si occupa piuttosto della disputa intorno all'origine delle tradizioni; sono queste trasmesse di popolo in popolo, oppure crescono da loro spontaneamente, senza alcuna influenza estera? Tutto ciò sarebbe di minima importanza relativamente al problema maggiore dalla nostra scienza. Ed è questo. La storia - che è la scienza della tradizione per eccellenza - si divide in due parti. La prima, secondo la quale è stata sempre scritta fin qui, consiste nella semplice notazione dei grandi avvenimenti pubblici. Fino ad oggi non è mai stato scritto un libro di storia in qualsiasi lingua che sia molto più che una illustre cronaca. Un tal libro sarebbe poi sempre, anche ben fatto, un semplice disegno, e niente più. Ora il Folklore è il colorito che dà l'anima alla pittura. Il Folklore comprende in sé, nel suo vero significato, tutta la scienza minore, spesso occulta, del passato. Finché non conosciamo quali furono le superstizioni, le leggende, i canti ed i costumi, ovvero la vita famigliare di un popolo, noi non possiamo dire di conoscerne la vera storia. Fino ad oggi, la storia si è soltanto occupata della vita, degli atti, dei pensieri di pochi grandi, mentre che il popolo, il quale forma il vero fondo del soggetto, continua a vivere in un piccolo giro di pensieri, con sentimenti ignoti e propri, dei quali quella storia non si cura.

Il compito principale della Società dei folk-loristi inglesi è di raccogliere e conservare le tradizioni popolari. I teorici abbonderanno sempre, per speculare sul modo con cui nascono queste leggende; ed ora, fra quei soci, si trovano già dieci teorici per uno solo che raccoglie. La maggioranza di questi raccoglitori poi, si trova fra gente la quale raspa il terreno, raccogliendo a caso, canti, favole note e leggende comuni, come le raccontano i domestici ed i semplici contadini. Pochi vanno più a fondo, pochi si sprofondano ove il metallo esiste in più larga e costante vena. Parlo, per esempio, del raccogliere leggende presso le streghe e fattucchiere del ceto più infimo della nostra società. Fra queste, si trovano maggiori ricordi che non credano i letterati. In Italia, la strega rimane ancora, come fu nei tempi passati, la grande ricettatrice delle tradizioni più antiche.

                  Io credo che l' Italia sia la nazione più ricca di leggende in Europa.

                  Ma, benché esistano sempre le antiche tradizioni in Italia, esse vanno perdendosi sempre più rapidamente, come pur troppo me ne sono avveduto. Nella Romagna toscana, si trovavano pochi anni addietro dei paesi più pagani che cristiani; ora, grazie alle ferrovie, ai giornali ed ai giovani che sono stati al servizio militare, questi contadini hanno quasi totalmente scordato le loro credenze antiche, sì che difficilmente si possano oggi dì rintracciare.

                  La via più sicura per raccogliere bene le tradizioni sarebbe di stabilire delle norme.

                  Anzitutto, si dovrebbe badare di raccogliere nelle campagne i ricordi dei nomi classici. Questi ricordi non si possono ritro vare in più casi che presso le streghe e con queste molte persone non possono trattare personalmente. In tal caso abbisognerà l'aiuto d'una terza persona, di corrispondenti locali, quando se ne trovino in ogni terra italiana. L' Italia si potrebbe facilmente mettere a capo delle altre nazioni in quanto riguarda la scienza delle tradizioni. Essendo questa la patria leggendaria che dai tempi classici ha dato al mondo i capolavori della storia, è dover nostro di non indietreggiare, ora che per la storia principia un'era novella.

                  I corrispondenti, pur non perdendo di vista il grande interesse scientifico, patriottico ed unitario della Società centrale, potranno svegliare in ogni popolo d'Italia qualche entusiasmo per tutto ciò che riguarda il suo glorioso passato, e potrà pure ispirargli non solo l'amore della storia, ma anche quello della propria cultura.

                  Non è gran tempo che, trovandomi ai Bagni di Lucca, feci conoscenza con un soprintendente di fabbrica, il quale si disse ignorante di ogni superstizione popolare. Quando gli spiegai che si trattava di uno scopo scientifico e di una Società letteraria, egli, senza farsi pregare, narrò diverse leggende, e di più mi fece sapere dove si trovava una vecchia strega. L'idea che queste leggende possano essere d'una grande utilità letteraria e storica fu da lui compresa facilmente, ed egli si diede anche la pena di persuadere sua moglie.

                  La letteratura latina ha dominato e formato in gran parte la nuova letteratura europea, che si fonda principalmente sulla conoscenza della mitologia classica. Molti particolari di leggende classiche mancano, benché ogni persona intelligente debba arrivare a questa conclusione: «Come le leggende classiche furono una volta credenze popolari, così ne devono ancora esistere altre ignote tra il popolo». Ma a questo materiale occulto quale scrittore ha mai pensato fino a questi ultimi anni?

                  Io credo di aver ritrovato in Toscana numerose leggende le quali s'accordano con quelle narrate da Teocrito fino a Marcellus Burdigalensis; ed è probabile che ne esistano ancora altrettante nella memoria dei contadini e che non siano state mai raccolte. Per ispiegare questo fatto citerò una leggenda che tratta di Orfeo.

                  Chiesi ad una donna della Romagna toscana, se conoscesse i nomi di Orfeo ed Euridice. Andò dalle sue amiche, e, dopo poco, venne a raccontarmi ciò che aveva appreso, osservandomi soltanto che Aura-dice doveva essere il secondo nome, e non Eurydice.

                  La tradizione popolare superstite romagnola è questa: volendo un contadino diventare un bravo suonatore di zufolo, egli sotterra pur sempre Lo strumento, lasciandolo tre giorni nella terra. Prima egli dice, però, una incantazione, la quale deve cantarsi, oppure intonarsi alla contadinesca. In questo scongiuro, Orfeo è invocato come maestro di ogni strumento musicale, e che possa egli concedere tal potere a chiunque chiede a lui questa grazia.

                  S'invoca dunque Orfeo per quel che soffrì, quando perse la sua Euridice; s'invoca per il suo potere sopra gli animali, che furono forzati ad ascoltare i suoi canti. In questa incantazione, si riscontra una profondità meravigliosa di sentimento dell'antica poesia classica e dell'antico romanticismo romano.

                  E degno di osservazione il seppellimento per tre giorni dello zufolo e l'invocazione ad Orfeo, scongiurandolo per virtù di quel ch'egli patì nella perdita di Euridice, di concedere questa grazia, come pure più in là lo si rappresenta vincitore, avendo riportato dall' Inferno la sua maestria, o facoltà musicale in premio del suo ardire e del suo patire. Questo sotterramento dello zufolo risponde certamente ai tre giorni passati da Orfeo nell'Inferno. Risorge dunque alla luce Orfeo perfezionato nell'arte sua musicale; risorge pure lo zufolo, strumento perfezionato e perfetto; i fenomeni della luce e del suono si riscontrano nel mito e nella tradizione.

                  Vorrei pure osservare che l'Euridice è diventata in questa leggenda Auradice. L'Aura non potrebbe riferirsi all’aria musicale? Questa per un filologo potrebbe essere soltanto una alterazione contadinesca; ma si accorda in modo strano coll’invocazione poetica scritta dall’inglese Bulwer nel suo romanzo Gli ultimi giorni di Pompei. L' invocazione è diretta allo spirito dell'Aria e dice:

                  By the lost Eurydice!

(Per la Euridice perduta !)

                  Che si invochi lo spirito dell'aria, Aura-dice, a rispondere, e che l'invocazione sia pure fatta nello stesso nome dall'incantesimo italiano, mi pare una coincidenza abbastanza singolare, che non ho mai incontrata.

                  Ma assai più interessante è la tradizione, ovvero là leggenda di Intialo, e mi sembra che questa sia la più ammirevole fra tutte le tradizioni che mi siano fin qui occorse.

I più gloriosi poemi, nei quali si tratta di soggetti soprannaturali, ossia di atti di un mago o stregone, sono il Faust del Goethe, tedesco, ed il Manfred dell' inglese Byron. Ora qui mi preme dimostrare che, in quanto riguarda la perfezione della trama e l'arditezza del soggetto, la leggenda popolare italiana sembra superare di gran lunga ambedue le creazioni, la tedesca e l' inglese.

                  Mi perviene anche questa tradizione dalla Romagna toscana; e dal nome, come per altri riguardi, io la ritengo di origine schiettamente etrusca.

                  Infialo è lo spirito che frequenta i maghi e cerca di trascinarli alla disperazione. Ad un mago infelice compare un'ombra fatale e lo spirito di Infialo implacabile parla come seguo:

Vile — tu non potrai

Avere mai bene: avrai

Sempre la mia ombra

In tua presenza, e sarò

Vendicato…

Tu non potrai (rianimai

Essere solo; che l'ombra

Mia, ovunque andrai,

Ti seguirà ; tu non potrai

Essere mai solo. Tu sarai

Sempre in mio potere!

Al mio incantesimo non avrai

Né pace, né bene. — al mio —

Mio incanto tu tremerai,

Te e tutta la casa dove ti troverai;

Se sei in mezzo alla strada —

Alla strada, tu tremerai

Te e tutta la terra!

Al mio volere, tu andrai

Come cane al pagliaio.

Alla voce del suo maestro.

Tu me vorrai vedere

Vorrai vedere, e non mi vedrai

Mi sentirai…

Vedrai sola la tua ombra!

Tu sei cattivo e scellerato.

Tu sei avvelenato

Nel cuore e nell'anima,

E più bene non avrai.

Sei avvelenato nel cuore.

E nell'anima. — Vai !

Tu sei maledetto:

E lo spirito sempre ti seguirà

Ovunque tu vada.

E poi quell'uomo sarà sempre in terrore, e spaventato, e sempre vedrà l'ombra davanti giorno e notte, e così non avrà mai pace. E questa ombra è sempre lo spirito di Infialo.

                  E poi quell'uomo sarà sempre in terrore, e spaventato, e sempre vedrà l'ombra davanti giorno e notte, e così non avrà mai pace. E questa ombra è sempre lo spirito di Infialo.

                  E quando egli si trova in questo modo tormentato (a causa di qualche peccato o malfacimento) - dall'ombra (come gli pare) di qualcuno a cui ha fatto torto - quando trova alfine che egli non è perseguitato dal nemico, ma dà Intialo, egli deve dire questo esorcismo:

Intialo! Intialo! Intialo!

Intialo che quando

Una persona hai presso

A perseguitare, le ingombri

Le ingombri sempre il cammino;

Intialo! Intialo! se libero

Il passo mi lasserai, meglio

Per te sarà! Se non mi vorrai

Lasciare, ti tàccio sapere :

Tu sarai sempre in mio potere!

Intialo! Intialo! ti faccio sapere :

Se metto in opera

La mia scongiurazione,

Non ti lascio più bene avere.

A ogni mia chiamata ti farò correre

Come cane al pagliaio.

Intialo! ti faccio sapere

Che tu pensi a fare il tuo dovere ;

Se ancora mi vieni a tormentare,

Muso di porco tu possa diventare.

Intialo! Intialo!

Tu sei furbo e maligno:

Ma io me ne infischio,

Perchè io sono di te

Molto più maligno!

Infialo! Intialo! ti prego

Di non mi più tormentare,

Se vuoi aver bene;

Se no ti acquisterai

Delle pene — e questo sarà

Il tuo guadagno!

Intialo! Intialo!

Con tutta la tua furberia,

Non sai ancora

Che io sono protetto

Da una bella strega

Clie mi adora!

Intialo! Intialo!

Se più ne vuoi sapere,

Vieni sta sera,

Vi -ni a me, a mezzanotte,

Vien! di dove sei,

Te lo fard vedere,

Vieni «otto quel noce,

E tu lo vedrai!

Intialo! Intialo!

La mezzanotte in punto

Noi l'abbiamo;

E ti vedrò appoggiato

Al noce, che credi vedere —

Vedere l'ombra mia,

E vedi l'ombra tua stessa!

Intialo! Intialo!

Dentro al mio seno

Quattro cose tengo

Che mi fanno vedere

E non son veduto :

Ellera — pane —

Sale e ruta,

E la mia buona fortuna.

Intialo! Intialo!

Non ti voglio dire

Perchè io voglio

Andare a dormire,

Ma solo ti ho fatto —

Ti ho fatto vedere,

Che non sarò in poter tuo,

Ma tu sei in mio potere.

                  Per qualche tempo, ho creduto che la parola Hintial, la quale trovasi più volte incisa negli specchi etruschi, significasse uno spirito; ma il mio ottimo amico prof. Milani, del museo archeologico di Firenze, mi assicura che, nel parer suo, si possa interpretare un'ombra, ovvero uno spettro. Gli Egiziani, per esempio, credevano, che ogni uomo possedesse sei anime; una di queste era l'ombra sua.            

                  È veramente miracolosa la somiglianza di questa tradizione italiana con la storia del Manfred nel poema di Byron. Nel poema inglese, Manfred non è altro che una replica del don Juan de Tenorio, nella leggenda spagnola dell'opera. È un uomo che perisce, vittima delle potenze infernali, perisce, sfidando, è vero, i demoni, ma perisce - non è più che un eroe melodrammatico.

                  Nel Faust germanico, si scorge maggior debolezza e una confusione grandissima di carattere. L'intreccio del dramma è pure confuso, ed il problema è sciolto finalmente con l’aiuto di un Deus ex machina.

                  Nella leggenda italiana compare una potenza grandiosa con la massima consistenza. Il demonio, o spirito, intento ad affrettare il rimorso, minaccia lo stregone di terribile maledizione. Queste parole, tanto nel senso loro, quanto nel sentimento che le anima, non possono mai essere superate in qualsiasi lingua.

                  Ma qui importa sapere che lo stregone italiano non è né Manfred, né Faust, soggiogati dallo spirito religioso medievale. Egli appartiene piuttosto all'epoca etrusca - è uno dei magi classici - e contraccambia la maledizione con un'altra maledizione, ingiuria per ingiuria, sarcasmo per sarcasmo, - egli affronta il demonio e lo sfida chiamandolo suo schiavo:

Perché io sono di te — molto più maligno.

                  Cosi prosegue il mago nelle sue acerbe risposte, ed in ultimo egli sfida il nemico a ritrovarsi con esso al Sabbat (ossia alla Tregenda) - il famoso convegno degli stregoni e maghi sotto il noce di Benevento.

                  Nella chiusa di questo maestoso concetto si scambiano le parti - il mago intende di essere egli il tormentatore e non la vittima, e schernisce il demonio ferocemente, dicendogli:

Quando tu credi di veder

L'ombra mia terribile,

Allora tu vedrai la tua.

                  Ho citato queste due leggende per mostrare innanzi tutto, che nella tradizione di Orfeo troviamo ancora viva una graziosa e singolare usanza, strettamente collegata con le tradizioni classiche, e forse una parte del mito originale di Orfeo, che da lungo tempo sembrava smarrito. Nei primi secoli del Cristianesimo, Orfeo nelle catacombe di San Calisto compare qual simbolo di Cristo, e Cristo fu il buon pastore che chiamava le sue pecore con lo zufolo.

                  Nella leggenda di Infialo, splende poi un concetto così maestoso in quanto riguarda la perfezione e l'unità dell'argomento, che mi fa credere che questa creazione italiana, per la forza sua propria e per la sua forma, sia superiore a qualunque variante dello stesso soggetto; e che primeggi come il sole fra le stelle. E furono rinvenute queste leggende presso una donna ignorantissima, che le cercava tra gli amici suoi, e che scriveva in dialetto. Ho raccolte molte altre tradizioni popolari, che ancora non furono stampate e che sono tutte interessantissime: ma da queste che ho citato si può già argomentare quante più rimangono da ricercarsi, tanto più che io, forestiere, non ancora in pieno possesso della lingua italiana, ne ho già raccolte di volo una tale quantità! Ed è poi cosa strana e deplorevole che fra i numerosi scritti che trattano delle antichità italiane, quasi tutti fino ad un'epoca recentissima, siano esclusivamente dati sulle opere degli scrittori classici, mentre nessuno pensò di ricorrere al libro e all'autorità vivente - al popolo. È singolarissimo che fra tanti scienziati e letterati vissuti dal Rinascimento fino ad oggi, non se ne sia trovato uno per svelare questo immenso tesoro di tradizione e poesia.

                  Io spero dunque che la nostra Società sgombrerà questa tenebra intellettuale. L'Italia è ricca di una sovrabbondanza di materia tradizionale, e conta tra i suoi figli letterati insigni, e scienziati di reputazione mondiale. In questo. poi primeggia, ancora, V Italia tra le altre nazioni, possedendo nella sua graziosa sovrana, una Signora Augusta che rappresentando nel mondo la reine par éminence, si dedica pure alla più bella e gentile delle scienze - al Folk-lore! E siccome anticamente i Crociati si lusingavano di pronta vittoria, quando portavano la divisa Dame et Nolre Dame scritta sulle loro bandiere, cosi pure procederemo noi nella nostra via con piena fiducia, avendo per nostra guida una cosi illustre e benefica ispiratrice.

Charles Leland

Conclusione

Questo articolo avrebbe potuto essere arricchito di molteplici note e considerazioni, come, ad esempio, lo sviluppo dello studio della storia con la Nouvelle Histoire e la rivista Les Annales fondata nel 1929 da Marc Bloch e Lucien Febvre, avrei corso il rischio di appesantirlo troppo.

L’argomento oggi affrontato è prodromo per una richiesta. Come sai Lexicon Symbolorum è un progetto di ricerca. Una delle ricerche che porto avanti da un po’ di tempo è analogo a quello che proponeva Leland. Una ricerca fatta attraverso i racconti e le esperienze delle nonne o delle poche - o degli ancor più rari pochi - «streghe e guaritrici» presenti nel nostro paese. Sono a chiederti se conosci direttamente qualche praticante tradizionale: magia, stregoneria, guarigione, aggiustaossa, herbaria, ecc. e se saresti disposta/o  a raccontarmi le loro storie ed eventualmente ad aiutarmi nel fare delle domande, nel cercare di raccogliere quella tradizione che per mille e un motivo si sta estinguendo. Se dovessi accettare questa sfida puoi mandarmi una e-mail a questo indirizzo: lexiconsymbolorum@gmail.com

Se vuoi scoprire il progetto Lexicon Symbolorum puoi seguire i link:

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Amore - Coraggio - Scienza

Michele Leone

Michele Leone

L’autore

Michele Leone

Filosofo, saggista e storico dell’esoterismo, dal 1998 studia e divulga le tradizioni iniziatiche dell’Occidente, dalle società segrete all’ermetismo rinascimentale, dall’alchimia alla filosofia del sacro. Laureato in Filosofia presso l’Università degli Studi di Bari, ha pubblicato per Odoya, Tipheret e Mondi Velati Editore. Nel 2020 ha fondato Lexicon Symbolorum, progetto enciclopedico dedicato a simboli, tradizioni sacre e società segrete. È inoltre responsabile della collana I Ritrovati per Mondi Velati Editore e autore dei podcast Gallo al Compasso, Sapienza Segreta e AUTOMI.
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