Aleister Crowley nel suo “Libro di Thoth” scrive: “Divieni atleta nelle pratiche della magia; poiché senza di queste, non potrai sostenere alcuna lotta.”
Il pentagramma nelle scuole gnostiche è chiamato Stella Fiammeggiante, è simbolo di dominio a autorità, e può essere in base al suo orientamento anche sacralità o profanazione, ordine o caos, Lucifero o Vespero, la luce o la notte, Maria o Lilith.
L’occultismo, la magia, l’esoterismo, non sono sentieri per i paurosi, gli incostanti e gli indecisi e neppure per i temerari.
In alcune versioni il pentagramma inverso rappresenta il microcosmo e il mondo infero, il pentagramma diritto il medio-cosmo e in particolare l’uomo, ma altre volte può configurare il macrocosmo che in genere lo si identifica più con l’esagramma a sua volta intercambiabile a sua volta col medio-cosmo. Si tratta di aspetti convenzionali e interpretativi.
I magi dell’antichità tracciavano il pentagramma sulla soglia della loro porta, per impedire l’ingresso agli spiriti malvagi, oppure per lo stesso scopo lo portavano al collo sia tracciato su pergamena che realizzato in metallo e in genere l’oro.
La sua geometria occulta agisce sugli abitatori dei mondi metafisici. I frammassoni inseriscono la lettera G nel suo centro. Eliphas Levi afferma che è la Stella metaforica dei Magi che rappresentano tre razze in cui si divide l'umanità e che discendono, secondo l'Antico Testamento, dai figli di Noè.
Gaspare, portatore dell’Oro, giovane e mistico re dell'Armenia, lasciò l'intero potere a suo fratello Ntikran per andare a cercare Gesù. Era probabilmente un seguace di Zoroastro.
Baldassarre, re arabo del deserto, era giovane e di carnagione scura, portatore della Mirra e discendeva da Jafet.
Melchiorre portatore dell’Incenso, era in realtà il soprannome del maharaja indiano Ram, che pure lasciò il potere a suo fratello per partire verso Gerusalemme insieme al saggio Tsekinata suo amico. Il soprannome gli deriva dalla frase che pronunciò inchinandosi davanti a Gesù bambino: 'Cham el chior' (ho visto Dio). Era anziano, con i capelli bianchi e la barba lunga e discendeva da Sem.
I Magi portarono tre doni a Gesù Bambino, (Horus) che simboleggiano la sua duplice natura di essere umano e di figlio di Dio: l'Oro, il dono riservato ai Re, l'Incenso, usato per adorare l'altare di Dio, e la Mirra, il balsamo per i defunti.
La Mirra simboleggia infatti nell’Alchimia, l’annerimento ovvero la nigredo che è in relazione alla morte; in effetti veniva usata nelle pratiche sepolcrali per imbalsamare e conservare le mummie che venivano avvolte con bende di lino. Questo bozzolo imita la trasformazione del bruco nella crisalide da cui scaturirà la farfalla simbolo dell’anima liberata (psiche).
L’Incenso, profumo usato per la purificazione simboleggia nell’Alchimia, l’albedo e corrisponde al tirocinio di detronizzazione dell’ego. L’Oro ovvero la rubedo dell’Alchimia simboleggia il Corpo di Gloria o Corpo-Anima dell’Immortalità e resurrezione.
I due pentagrammi diritto e inverso, come abbiamo visto in precedenti articoli, possono correlarsi anche alla via dell’Andare (Ankh) e del Divenire (kheperer) che trova il suo punto d’unione nell’Essere (Asar)
Il Cinque è il numero dell’Umano, 5 sensi, 5 dita, 5 arti, e il suo universo è un pentaverso formato da 5 Elementi. Etere, fuoco, Aria, Acqua e Terra.
Pasquale Battista

