La leggenda vuole che nel 1515, alle ore 6 del mattino, del 6 giugno, il prigioniero delle carceri veneziane riuscì a completare due pentacoli affiancati che si toccavano per la punta e che in essi l’uomo riuscì a rendere alcuni solchi più profondi e ben visibili.
Quella persona era Giulio Arganti, un mago e alchimista condannato a morte, ma miracolosamente scampato alla sua sorte con sole sei parole dette alla guardia che avrebbe dovuto portarlo al patibolo. “Quello che cerchi è nel pozzo” disse all’ufficiale ventiquattro ore prima dell’esecuzione, il giorno dopo la guardia lasciò distrattamente una piccola porta del carcere aperta e Giulio Arganti la usò per scappare nella luce del primo mattino.
Ora, la leggenda narra che il prigioniero fosse riuscito a usare una scheggia di metallo per tracciare i pentacoli e in essi ricavare il Sigillo di Lucifero, pronunciare l’invocazione all’angelo caduto e chiedere come salvarsi la vita. La voce della stella del mattino gli disse semplicemente “dì alla guardia che quello che cerca è nel pozzo” e Giulio lo fece, scappò per scoprire anni dopo che il suo liberatore cercava da anni una chiave perduta, non sapendo dove, di una delle porte della tesoreria veneziana con i beni sequestrati ingiustamente alla sua famiglia. L’ufficiale, probabilmente tale Raimondo Schiavi, rubò il denaro e lo usò per pagare un assassino che uccise il veneziano corrotto nemico della sua famiglia, giustizia era fatta?
Forse. Giulio Arganti morì impiccato pochi anni dopo, accusato di sedizione contro la Serenissima, sul suo corpo venne visto un grande tatuaggio con la data e l’ora dell’invocazione e il Sigillo di Lucifero sul cuore, tale data era 66-6-6, dove i primi due numeri erano la somma dei 15 e del secondo 15 dell’anno di fuga da Venezia.
Questa breve storia racchiude molti elementi di uso del simbolo in oggetto di questo articolo e ne contribuiscono alla leggenda e alla spiegazione.
Innanzitutto si noti che la storia di Giulio Arganti inizia con un tracciamento fatto nell’ombra della sua cella e che si sottintende con questo che l’alchimista abbia usato la propria energia, le speranze e la forza psichica durante l’operazione magica, tutte caratteristiche della creazione di un sigillo e non del semplice utilizzo di un simbolo. Le intenzioni di liberarsi della prigionia e di scongiurare la morte vengono inserite nel disegno, con esse il sudore e probabilmente il sangue che sarà uscito dalle dita al fine di reggere la piccola scheggia di metallo rubata chissà come.
Anche la scelta del momento è importante, ovviamente simbolica e probabilmente inserita nella storia per esaltarne l’effetto drammatico e fornire una breve nozione esoterica; non sapremo forse mai se l’evento si svolse in una data con i tre 6 e alle 6 del mattino.
Conosciamo bene gli effetti che sono tipici di questo celeberrimo segno luciferino, la ribellione e la conoscenza: il prigioniero chiese semplicemente un modo per fuggire? Quasi sicuramente no! La voce dell’angelo caduto gli suggerì, in primis, quello che serviva per salvarsi la vita, ovvero lo svelamento del luogo dove la guardia aveva perduto la chiave. Probabilmente gli diede forza ed energia per fuggire e ne favorì la breve fortuna degli anni successivi, fino alla morte sul patibolo… evidentemente solo rimandata.
I tatuaggi rivelano l'aderenza e la vicinanza ai culti di Lucifero e un ascolto quasi da amato e amante alle istanze dell’angelo caduto, non certo obbligatorio o sancito con l’uso del sigillo, ma favorito spesso in questo tipo di operazioni.
La tradizione vuole, fin dalle prime tracce storiche del ritrovamento del sigillo, ovvero nel XV secolo, in Italia. Era noto che i latini dell'Impero Romano usassero il Sigillo di Lucifero, probabilmente con nomi e memorie precristiane. Tuttavia, il simbolo fu documentato solo nel XVI secolo in un testo chiamato Grimorium Verum, o Grimorio della Verità, meno si sa delle tecniche di impiego.
Si presume che Giulio Arganti fosse avvezzo a tali operazioni magiche e che dunque avesse utilizzato tutti gli elementi utili alla ricezione di informazioni dalla forma pensiero che chiamiamo Lucifero.
Quali? Eccole: - Uso del pensiero simbolico e di parole che invochino la presenza della “Stella del Mattino” (un richiamo a volte semplice alla sua venuta come… “Ti invoco Lucifero, richiedo la tua presenza e le tue conoscenze per ricevere aiuto e ispirazione. Vieni angelo di saggezza e ribellione”). - Scelta del momento più adatto a tale operazione e della spesa di energie emotive personali, con sudore, emotività, forse con sangue e una certa spregiudicatezza. - Probabile scambio di favori, anche se spesso non dichiarando lo scambio che quasi sempre avviene inconsciamente, nutrendo la forma pensiero evocata con qualcosa di proprio o promettendo un impiego di forze ed energie nell’immediato futuro. - L’inserimento di intenzioni prima, durante il tracciamento e il mantenimento di queste intenzioni a garanzia di quanto ricevuto, essendo pronti a pagare il fio se le intenzioni e gli eventuali impegni presi non vengono rispettate.
Tutta la storia ha caratteristiche tipiche dell’uso tradizionale del simbolo, ammesso che ne esista davvero uno o alcuni. Esso è utilizzato per ricevere informazioni oscure, proibite, segrete o semplicemente per conoscere quanto si desidera, senza limiti o confini materiali, mentali né tantomeno etici o morali. Lucifero è la conoscenza assoluta, senza confini o restrizioni, si pensi al fatto che il portatore di luce, ovvero di ogni conoscenza ed energia, la volle donare ai mortali permettendo loro di scegliere, di creare ciò che volevano, di essere potenti oltre i confini delle leggi angeliche alle quali l’angelo più amato da Dio, e l’unico ad esso davvero vicino, volle ribellarsi.
Ed ecco una seconda tipologia di utilizzi del sigillo, la rivoluzione e la libertà, quella vera senza restrizioni del fisico e del tempo. Il nostro prigioniero veneziano era in carcere, evidentemente una prigione non solo fisica, ma animica dalla quale chiunque desidererebbe liberarsi a qualsiasi costo. La rottura di catene, la distruzione di confini, patti e muri energetici sono promosse da questo simbolo.
La terza tipologia di usi è più comprensibile a noi moderni, forse: è affine al caos e al diritto sacro di sperimentare, di essere chi e cosa si desidera anche solo per il gusto di farlo. La conoscenza magica che può donare non deve per forza essere indirizzata a uno scopo utile e intelligente ma può andare verso lidi di pura sperimentazione, di ribellione anche alla ribellione stessa, in spregio alle regole, anche a quelle divine.
Del resto la sua forma rivela agli esperti di simbologia magica molto più di quanto narrato dai grimori, la sua forma sembra quella di un calice appoggiato a una base leggermente ricurva verso l’alto. Sulla parte a vaso sembra essere tracciata una ics, segno di negazione e di materialità. La classica croce ortogonale è infatti l’alto e il basso, l’orizzonte e il cielo unito alla terra, questa è invece ruotata, le due diagonali della X sono un taglio simbolico del mondo in quattro parti. Se gli dessimo voce forse direbbe “bevi da me e cancella ogni tua certezza, dai da bere ogni mia conoscenza e sfregia le certezze di chi ti vorrebbe schiavo di regole e confini… bevi e non crucciarti, inebriati!”. Si evincono dalla sua forma almeno tre V, segno dell’acqua, ovvero dell’inconscio e della conoscenza sommersa da cui dissetarsi, ma anche segno triplice di verità, Veritas in latino, dunque ciò che è vero, reale, che ha Valore.
La tradizione ci indica nel colore del segno luciferino un impiego piuttosto che un’altro, rosso o arancione per operazioni più “sataniche”, dunque di ribellione o addirittura di soggiogamento della libertà a noi non gradita. Il viola o il blu sarebbero squisitamente luciferina, dunque con usi proprio legati a questo articolo e alle energie descritte nella tradizione magica e dedotte dalle conoscenze ebraiche, derivate in tale ambito probabilmente da quelle pagane.
Ai lettori di questo articolo si consiglia un primo approccio più delicato, osservatelo con attenzione, al tramonto del sole o nel cuore della notte. Guardate con insistenza il glifo allegato a queste pagine e aspirate l’aria con naso e bocca, percepitene l’energia, la forza, la sottigliezza e, se lo desiderate, richiedete conoscenza, rivelazioni, parole e immagini relative a qualcosa di specifico, possibilmente utile al miglioramento della vostra vita, alla libertà e alla rottura di schemi tossici.
Berrete dal suo calice e ne sarete ubriacati, deliziati, inquietati.
Rimane da spiegare ai lettori alcune caratteristiche di questo articolo e del sigillo: spesso, i sigilli della mano sinistra richiedono uno scambio energetico tra chi ne entra in contatto e chi fornisce le conoscenze e le energie che il “mortale” vuole utilizzare. Le conoscenze possono essere fallaci, ambigue, sinistre e talvolta pericolose, diciamo semplicemente ingannevoli. E proprio ingannevole è la storia di Giulio Arganti e della sua falsa incarcerazione a Venezia nel 1515, completamente inventata da chi scrive questo articolo e usata come testo letterario per scopi didattici… un sussurro falso e suadente alla vostra mente e alla pancia del lettore. Ecco lo scambio tra The Witchcraft e voi, conoscenza in cambio di credulità, inganno illusorio mischiato con verità, buona lettura fantasy al posto di un noioso articolo compilativo.
Ora consentitemi di difendermi dalla vostra rabbia, io, Pierluca Zizzi, ho ricostruito il Sigillo di Lucifero tracciandolo effettivamente con due pentacoli e deducendo una forma del simbolo più allungata ma anche più armonica; tale costruzione la trovate nella figura allegata all’articolo. Poi ho chiesto alla potente energia luciferina come scrivere l’articolo e dal sigillo ho tratto queste parole: ingannali e contemporaneamente dì loro il vero, i più saggi sanno che la verità è del Demiurgo, le conoscenze sono Mie, tutte le conoscenze… loro capiranno!”
Anche questa storiella è falsa?
Chiedetelo alla luce del mattino, non prima di aver tracciato il Sigillo di Lucifero laddove sorgerà Venere. Conoscenza e discernimento per tutti.
Pierluca Zizzi

