The Witchcraft Magazine

La Grande Opera: Nigredo

Daniele Salici Daniele Salici

La Grande Opera rappresenta la via alchemica per la lavorazione e la mutazione della materia prima, ovvero l’uomo. Essa ha come scopo finale la realizzazione della pietra filosofale, ossia la trasformazione dei metalli vili – l’ordinaria vita umana – in oro spirituale. Il metodo si compone di diversi passaggi che conducono gradualmente alla metamorfosi personale e spirituale dell’alchimista. I testi che descrivono tali procedimenti comunicano mediante simboli e processi alchemico-chimici. Per chiunque sia interessato, anche in modo superficiale, tutto ciò è già noto, pertanto non mi dilungherò ulteriormente.

Originariamente, le fasi della Grande Opera erano quattro; oggi esse sono ridotte a tre, poiché la terza, Citrinitas (l’ingiallimento), è stata incorporata nell’ultimo passaggio, Rubedo (l’arrossamento). La ragione di ciò si può ricercare negli adattamenti che l’uomo, nel corso dei secoli, tende ad apportare alle conoscenze antiche, piegandole e adattandole ai propri scopi. Il numero tre, secondo la visione ermetica e cabalistica, è considerato più “sacro” e “perfetto” e si presta ad essere facilmente assimilato in una simbologia più ampia, espandendo così i significati filosofici e mistici. Ciò non toglie che, seguendo la componente chimica dei procedimenti, ci troviamo di fronte a un libro inviolabile e immutabile, in quanto legato ai processi naturali. Per questo motivo, nonostante i numerosi rimaneggiamenti, errori di traduzione e interpretazioni, la Grande Opera mantiene intatta la sua forza.

Qui esamineremo brevemente alcuni aspetti della Nigredo, la fase nera che segna l’inizio della Grande Opera. Non mi addentrerò nei meandri del metodo alchemico-chimico, di cui si parla ampiamente, bensì in quello mentale-spirituale. Al giorno d’oggi il lavoro alchemico-chimico è ancora fattibile, e ne ho avuto esperienza diretta. La pietra filosofale si presenta come una massa acida composta da un metalloide quasi puro. La parte liquida residua, più abbondante, può essere utilizzata per un trattamento termico, ad esempio su ferro o acciaio, i quali assumono esteriormente una colorazione giallo-oro che ne impedisce l’ossidazione. In ogni caso, entrambi i composti sono velenosi – o, quanto meno, tossici – e vanno maneggiati con la dovuta attenzione, poiché sono molto acidi. Come dovrebbe risultare evidente, questa parte da sola non può produrre alcun risultato interiore se non è accompagnata dall’alchimia mentale-spirituale.

Alcune delle numerose qualità attribuite alla Nigredo sono l’annerimento, la decomposizione e la separazione. Essa viene associata al caos primordiale, alla notte, alla terra e alla vecchiaia. Il suo pianeta è Saturno, il suo metallo il piombo e il suo uccello il corvo – elementi che rientrano nelle definizioni classiche. Senza voler modificare quanto affermato dagli antichi alchimisti, sottolineo un fatto che nelle descrizioni non appare evidente: il dubbio.

Nella fase nera si parla innanzitutto della vecchiaia. Il motivo è chiaro: occorre trasformare il vecchio in nuovo, poiché la metamorfosi è la base di tutte le operazioni alchemiche. Ciò che, da profani, abbiamo imparato va messo in dubbio, per poter rivedere, esaminare e approfondire ciò che siamo e comprendere ciò che desideriamo. Con pazienza (Saturno-Tempo) dobbiamo mettere in discussione la storia, le situazioni, le istruzioni, i concetti, i preconcetti e le consuetudini. Analizzando tali aspetti, ci rendiamo conto che non ci appartengono davvero, bensì sono stati imposti da altri, i quali a loro volta sono stati soggetti alle stesse imposizioni. È come una pesante catena (piombo-peso) che portiamo con noi da generazioni, senza rendercene conto. Gli “altri” sono insegnanti, genitori, l’informazione quotidiana – che ci manipola spudoratamente e ci fissa nella routine, in cui ci viene detto cosa fare, cosa è bello, chi è buono, e persino cosa pensare 1. Nella Grande Opera, come in molti aspetti della vita, è importante fare scelte e assumersi le relative responsabilità; questo rappresenta il significato della separazione alchemica.

Il caos primordiale è un concetto che spiega come, per ristabilire l’ordine, sia necessario reimparare tutto. Il corvo si nutre della carne dei cadaveri, divora il corpo, accelera la decomposizione e mette a nudo le nostre ossa, la nostra struttura interiore.

L’annerimento interiore, la notte dell’animo, è quello stato depressivo che sorge quando ci rendiamo conto di quanto tempo abbiamo sprecato vivendo una vita non nostra, non consapevole, ma suggerita dagli altri – perfino dalla pubblicità. Una puntualizzazione: il tempo non è denaro; il tempo è vita e vale molto di più.
Simbolicamente tutto ciò viene rappresentato come un viaggio nelle profondità del nostro essere. In questo luogo, buio come una notte antica, ci troviamo faccia a faccia con le nostre parti in ombra, con ciò che consideriamo ostacoli insuperabili, le nostre paure e i nostri desideri più nascosti, che scatenano in noi insicurezza, vergogna e timidezza. A questo punto, in nostro soccorso viene il simbolismo della putrefazione: il lasciare andare. Durante la morte non è possibile trattenere nulla del corpo che ci apparteneva. Questo è un punto cruciale, poiché segna il momento di smembrare la nostra vecchia personalità, cresciuta su presupposti ordinari, errati e spesso privi di una vera consapevolezza spirituale. Nel nostro abisso interiore dobbiamo abbandonare tutto, altrimenti ci ritroveremo ad affrontare, nella quotidianità, ciò che abbiamo portato con noi. Personalmente, ho la mentalità del Guerriero: nel mio caso, dopo aver delineato i miei lati oscuri, li ho affrontati, vissuti e lasciati andare, assumendomi le relative responsabilità. Il meccanismo si riduce essenzialmente a questo: affrontarli, viverli e accettarne le conseguenze; non esistono “colpe” di cui farsi carico, così si “liberano”. L’unico errore da non commettere è fare finta di niente; agire da furbi o da vigliacchi non è mai una soluzione in questo ambito. Se posso darvi una certezza, è che non possiamo fuggire da noi stessi.

Secondo l’intento della Grande Opera, tutto ciò sarebbe finalizzato alla morte dell’ego, la prima vera ed essenziale iniziazione alchemica. A mio parere, questa è un’interpretazione estrema. Non è possibile eliminare l’ego senza una conoscenza così precisa e profonda da mettere in difficoltà molti grandi maestri di pensiero. Spingersi troppo oltre con questa idea, che può divenire metodo e pratica, comporta sempre il rischio di cadere in un nichilismo inutile e pericoloso del sé ordinario, condizione che porterebbe unicamente al collasso della psiche dell’individuo, senza alcuna realizzazione. Pertanto, interpreto l’eliminazione dell’ego come l’abbandono consapevole del nostro vecchio sé. Come scrivevo in precedenza, una ricerca interiore ci conduce, per forza di cose, ad abbandonare le illusioni – dovute alla superficialità e alla vanità – che, insieme ai ricordi, costituiscono l’unica sostanza del nostro ego ordinario. Riduciamo l’energia investita nelle routine quotidiane e focalizziamola sulla consapevolezza di corpo, mente e spirito. In questo modo avviene una trasformazione del nostro sé, in linea con il metodo di metamorfosi alchemica, che ci consente di raggiungere il passaggio successivo: l’Albedo, la bianchezza.

Daniele Salici

Daniele Salici

L’autore

Daniele Salici

Il mio nome è Daniele Salici, sono stato campione italiano di pistola ad aria compressa, chef stellato e direttore tecnico di Combattimento Medievale Europeo. Da sempre coltivo ricerche storiche ed esoteriche, interessandomi a misteri e leggende legate ad Atlantide e seguendo studi con parapsicologi, maestri occidentali, guru e sciamani. Come scrittore mi definisco un folle razzolatore di parole, che ama trasformare esperienze di vita in racconti avventurosi.
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