The Witchcraft Magazine

L’Ospite del Secondo Giorno: un chiarore troppo simile al vuoto

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Dopo il Giorno Zero, il silenzio. Ma non un silenzio liberatorio, né la quiete che segue la tempesta. Piuttosto, un vuoto pieno di schegge, come se il mondo, appena esploso, non avesse ancora deciso se ricomporsi o disfarsi del tutto.

È il secondo giorno. E il sole che sorge è troppo bianco per sembrare vivo. Una luce livida, che penetra ogni anfratto e lo denuncia. Non consola. Non scalda. Illumina, e basta. E forse proprio per questo fa paura.

Nel centro di questo chiarore — che non è giorno, ma nemmeno notte — appare l’Ospite.

Non bussa. Non si annuncia. È semplicemente lì, seduto nel mezzo di ciò che resta, a fissarti. E tu, ancora coperto di fango, lo guardi senza riconoscerlo. Non ha volto, o forse ne ha troppi. Non è amico, né nemico. È lo specchio in cui vedi te stesso spogliato della menzogna, ma ancora incapace di verità.

Potrebbe essere una proiezione, un riflesso, un relitto dell’Io sopravvissuto alla notte, oppure una creatura completamente altra, venuta solo per testimoniare il tuo passaggio — non per guidarlo, né per benedirlo. Lo senti presente, ma non vivo. E quando ti guarda, non sai se ti vede davvero, o se guarda attraverso di te.

L’Ospite non consola, non giudica, non parla. E proprio per questo inquieta. È lì come se sapesse tutto, ma non avesse il diritto di dire nulla. E in quel silenzio perfetto, ti viene il sospetto che nulla, in realtà, sarà mai detto.

Ti muovi, ma non ti segui. Ti ascolti, ma non ti credi. E l’Ospite continua a restare immobile, come se aspettasse un gesto che non hai ancora imparato a fare.

Questo è il secondo giorno. Il giorno del candore disturbante. Il giorno in cui sei nudo, ma non ancora puro. Sveglio, ma non ancora desto. Un giorno di confine, che non ha identità, ma solo direzioni.

Solo più avanti, solo quando sarai abbastanza lontano da questo bianco che fa male agli occhi, capirai che quel giorno aveva un nome. Che quella soglia era la seconda fase dell’Opera. Che ciò che hai vissuto è ciò che gli alchimisti chiamano Albedo.

Ma allora sarà troppo tardi per spiegarlo. E troppo presto per dimenticarlo.

Daniele Corsini

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L’autore

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Daniele Corsini è un ricercatore esoterico indipendente e fondatore di The Witchcraft, progetto editoriale e culturale dedicato allo studio delle tradizioni occulte, del simbolismo, della magia e dei sistemi iniziatici occidentali. Il suo lavoro intreccia ricerca storica, interpretazione simbolica e divulgazione narrativa, con l’intento di restituire dignità e profondità al sapere magico contemporaneo, affrontando l’esoterismo non come semplice curiosità, ma come linguaggio vivo del mistero, della trasformazione interiore e del rapporto tra l’uomo e l’invisibile.
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