Maleventum è un nome che porta con sé un fascino antico e oscuro, intrecciando storia, mito ed esoterismo in un racconto che attraversa i secoli. Il nome stesso, "Maleventum", è suggestivo: la sua etimologia sembra derivare da "malumventum", ovvero "vento cattivo" o "cattivo evento". Questo appellativo appare già carico di presagi, ma le sue radici potrebbero affondare in un substrato linguistico ancora più remoto. Prima della dominazione romana, la regione era abitata dai Sanniti, un popolo italico fiero e bellicoso, e il nome potrebbe derivare da una lingua prelatina, dove il significato potrebbe essere stato più neutro, legato magari a caratteristiche naturali o territoriali.
La storia di Maleventum è profondamente legata ai Sanniti, che lo consideravano uno dei centri strategici del loro territorio. Le valli del Sannio, con la loro posizione montuosa, offrirono rifugio e protezione ai Sanniti durante i loro lunghi conflitti contro Roma. La battaglia delle Forche Caudine, avvenuta intorno al 321 a.C., è uno degli episodi più celebri di questa lotta. In quell’occasione, i Sanniti inflissero una delle più gravi umiliazioni ai Romani, costringendo un’intera legione a passare sotto il giogo, un simbolo di sconfitta che lasciò un’ombra pesante sul prestigio romano. Questa vittoria sannita, tuttavia, non durò a lungo: con il tempo, la forza e la strategia di Roma prevalsero, e Maleventum fu conquistata e integrata nel dominio romano.
Il passaggio da Maleventum a Beneventum segna un momento cruciale nella storia della città. Il cambio di nome, avvenuto ufficialmente intorno al 268 a.C., non fu un semplice gesto burocratico, ma un atto simbolico carico di significati. I Romani, superstiziosi e attenti al potere apotropaico delle parole, volevano liberare il luogo da qualsiasi connotazione negativa. Rinominandolo "Beneventum" – "buon vento" o "buon evento" – cercarono di trasformare l’identità della città, rendendola un simbolo di prosperità e fortuna. Sotto il dominio romano, Beneventum divenne un importante snodo commerciale e culturale, attraversato dalla Via Appia, una delle principali arterie dell’Impero.
Nonostante il predominio romano, il passato di Maleventum non fu mai del tutto dimenticato. Anzi, le antiche credenze e i riti precristiani sopravvissero, mescolandosi alle nuove tradizioni. Il lato esoterico di Maleventum emerge in modo ancora più evidente nelle tradizioni popolari che circondano la città. Dopo il suo rinascimento come Benevento, la città divenne famosa per un culto particolarissimo, quello delle streghe. La leggenda delle "Janare", donne dotate di conoscenze arcane e legate alla magia, si sviluppò in questa zona come un racconto popolare intriso di mistero.
Le Janare non sono solo personaggi del folklore locale, ma figure che racchiudono l’essenza stessa di Benevento come luogo di confine tra il visibile e l’invisibile, tra il sacro e il profano. Queste donne, descritte come depositarie di antichi saperi, incarnano il mistero e la magia della città. Le loro origini sono avvolte nel mito: alcune interpretazioni vedono in loro le eredi di sacerdotesse di culti precristiani, forse legate al culto di Diana o di Ecate, divinità associate alla natura, alla luna e alla stregoneria. Altri studiosi collegano le Janare a tradizioni agrarie locali, dove il potere delle donne nella gestione della terra e dei ritmi stagionali era centrale.
Le leggende sulle Janare si concentrano soprattutto sul grande noce di Benevento, un albero che, secondo la tradizione, sorgeva lungo il fiume Sabato. Questo noce era considerato un luogo sacro, un punto di incontro per le Janare durante le loro celebrazioni notturne. Si narra che sotto la sua ombra si svolgessero sabba, riti magici e invocazioni di spiriti. La danza delle Janare intorno al noce è una delle immagini più vive tramandate dalla tradizione orale: un cerchio di donne che si muovono al ritmo di canti misteriosi, invocando forze arcane per ottenere potere, protezione o vendetta. Il noce stesso, carico di significati simbolici, rappresentava un ponte tra il mondo terreno e quello spirituale, un luogo dove i confini tra i due regni si dissolvevano.
La demonizzazione delle Janare avvenne con l’avvento del cristianesimo, quando la Chiesa cercò di estirpare le pratiche pagane e le credenze popolari. Le Janare, da figure rispettate o temute per la loro saggezza e conoscenza, vennero trasformate in streghe malefiche, legate al diavolo e alle arti oscure. Durante il Medioevo, le accuse di stregoneria divennero sempre più frequenti, e Benevento fu uno dei centri principali in cui queste storie trovarono terreno fertile. I racconti sull’albero magico, sui voli notturni e sui riti al chiaro di luna alimentarono le paure popolari e giustificarono le persecuzioni. Tuttavia, le Janare sopravvissero, se non nella realtà, almeno nell’immaginario collettivo, continuando a vivere nei racconti tramandati di generazione in generazione.
Oltre al loro legame con il noce, le Janare erano considerate esperte conoscitrici di erbe e pozioni. La loro fama di guaritrici si intrecciava con quella di streghe: erano temute per i loro incantesimi, ma anche cercate per le loro cure. La tradizione racconta che le Janare utilizzassero piante come l’aconito, la mandragora e la belladonna, che, oltre a possedere proprietà medicinali, erano spesso associate a rituali magici. Si diceva che potessero creare unguenti che consentivano loro di volare o di entrare in trance per comunicare con gli spiriti. Questa doppia natura – benefica e malefica – riflette la complessità del loro ruolo nella società beneventana.
Nonostante la demonizzazione, la figura della Janara è sopravvissuta fino ai giorni nostri, diventando un simbolo identitario per Benevento. Oggi, le Janare sono celebrate come un elemento unico del patrimonio culturale della città. Festival, spettacoli teatrali e libri hanno contribuito a riscoprire e rivalutare il loro ruolo nella storia locale. Persino il famoso liquore "Strega", prodotto a Benevento, sembra richiamare l’eco di queste antiche leggende, con il suo nome che richiama la magia e il mistero.
L’immagine moderna delle Janare è quindi un ponte tra passato e presente: da streghe perseguitate, sono diventate un simbolo di forza, saggezza e resilienza. La loro storia è un monito contro i pericoli dell’intolleranza e un invito a riscoprire le radici culturali di un luogo così ricco di significati.
Oltre alle Janare, Benevento è ricca di altri simboli esoterici e storie enigmatiche. La città ospita antichi templi, come quello dedicato alla dea Iside, un ulteriore indizio della stratificazione culturale e spirituale che la caratterizza. L’influenza di culti egizi, unita alle tradizioni locali, contribuì a creare un panorama religioso e simbolico unico nel suo genere.
Benevento è, dunque, molto più di una semplice città: è un luogo dove storia e mito si fondono, dove le pietre antiche parlano di battaglie, culti segreti e leggende immortali. Maleventum, con il suo nome sinistro e il suo passato oscuro, continua a vivere nelle ombre della memoria, ricordandoci che ogni luogo ha una storia nascosta, un’anima che va oltre il visibile.
Daniele Corsini

