The Witchcraft Magazine

Piccolo lessico pop della «stregoneria» - Prima parte

Michele Leone Michele Leone

Quando parliamo, pensiamo ed immaginiamo solitamente usiamo la parola strega come nome comune e generico, spesso con valenza negativa e dimentichiamo le altre parole che caratterizzano il mondo della magia in generale e della stregoneria e magia popolare in particolare, ignorando le altre parole atte a designare gli operatori e le operatrici del «magico».

Limitarci ad una sola parola è riduttivo e diminuire significativamente le parole del nostro dire limita inevitabilmente il nostro pensare ed immaginare.

Questo inaridimento non è percettibile nell’immediato, nel tempo porta ad una incapacità di comprensione ed azione. L’agire è sempre conseguente alla comprensione, o dovrebbe essere così. Un’azione senza comprensione è uno scimmiottare, un imitare, un fare che è riprodurre malamente.

Questa premessa è fondamentale per allontanare il pregiudizio, anche quello bonario o involontario, e permetterei di avvicinarci alla materia stregonesca con una visione più ampia e meno legata a stereotipi cristallizzati.

Nello scorrere le voci della stregoneria scopriremo come è vera, o può esser vera, l’immagine della vecchia orripilante e terrifica, allo stesso tempo leggeremo di streghe bellissime, affascinati e divine nella loro essenza.

Non ci fermeremo al solo vocabolo, ma scopriremo immagini, fantasie, e storie. Viaggeremo in questo universo scoprendo molteplici sfumature e costruiremo dei profili per le streghe, maghi, megere, fattucchiere, lamie, incantatrici, indovini, ammaliatrici, maliarde, fattucchiere, negromanti, malefiche, strie e via dicendo.

Iniziamo il nostro lessico con una lettura di alcuni passi del Satyricon di Petronio.

«Portavo ancora la zazzera, perché allora facevo la dolce vita, quando morì il favorito del nostro padrone, un ragazzo bello, bravo, intelligente, perfetto in ogni cosa. Mentre la povera madre lo piangeva e noi eravamo radunati là in parecchi a lamentarci, d'improvviso le streghe cominciarono a far sentire le loro urla. Era come se un cane straziasse una lepre. C'era con noi uno schiavo della Cappadocia, un gigante coraggiosissimo, che avrebbe sfidato un toro infuriato. Costui, impugnata la spada, corre fuori della porta col mantello avvolto intorno al braccio sinistro e trafigge una di quelle arpie in questo punto (gli Déi proteggano la parte che tocco). Udimmo un grido, ma per la verità non scorgemmo nessuna traccia della strega. Il nostro gigante rientra intanto in casa e si getta sul letto. Aveva il corpo tutto livido, come se fosse stato flagellato, perché l'aveva toccato la mano maligna della strega. Noi, chiusa la porta, torniamo alle nostre faccende ma, mentre la madre va per stringere il corpo del figlio, vede ch'è diventato un fantoccio di paglia, senza più cuore, senza più intestini, senza più nulla, perché le streghe avevano rapito il ragazzo lasciando al suo posto un fantoccio. Dopo un fatto del genere spero non negherete che ci sono delle donnacce che la sanno lunga, e vanno girando la notte mettendo tutto a soqquadro. Del resto, il nostro omaccione da quel giorno non fu più lui e in breve tempo morì rabbioso come un cane». (Petronio, Satyricon, Newton Compton, Roma 1976, P. 107)

«Criside: «Son cose che capitano, esclamò, specie in questa città, dove le streghe fanno scendere dal cielo perfino la luna». (Ibidem, p.231)

Da questi brevi passi possiamo iniziare a trarre delle indicazioni per abbozzare il profilo delle streghe. A) siamo nel I secolo dell’era volgare, quindi lontani di più di un millennio dal periodo della caccia alle streghe; B) le streghe come uccelli rapaci e notturni urlano, stridono; C) sono simili alle arpie della mitologia greca; D) il loro tocco provoca effetti maligni e dolorosi; E) Le streghe compiono rapimenti.

Questi primi indizi ci permettono di iniziare ad avere una prima idea delle loro capacità e abitudini. Nelle prossime puntate confrontando altri testi vedremo se sono ricorrenti o meno. Alla fine dell’indagine ti riporterò una tavola con gli elementi più ricorrenti. Per non rendere infinito questo lavoro mi limiterò alla presa in esame di alcuni testi.

Michele Leone

Michele Leone

L’autore

Michele Leone

Filosofo, saggista e storico dell’esoterismo, dal 1998 studia e divulga le tradizioni iniziatiche dell’Occidente, dalle società segrete all’ermetismo rinascimentale, dall’alchimia alla filosofia del sacro. Laureato in Filosofia presso l’Università degli Studi di Bari, ha pubblicato per Odoya, Tipheret e Mondi Velati Editore. Nel 2020 ha fondato Lexicon Symbolorum, progetto enciclopedico dedicato a simboli, tradizioni sacre e società segrete. È inoltre responsabile della collana I Ritrovati per Mondi Velati Editore e autore dei podcast Gallo al Compasso, Sapienza Segreta e AUTOMI.
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