Un ramo biforcuto è piantato nella terra umida, abbastanza saldo da sembrare un albero ridotto alla propria ossatura. Tra i due rebbi può essere sospesa una lanterna, una ghirlanda, un teschio animale oppure nulla: è già sufficiente quella forma, insieme forca, corna, asse e croce incompleta, a dichiarare che il rito non si svolge in un tempio separato dal mondo. Il tempio è il luogo in cui il legno entra nel terreno, la notte addensa le distanze e un gruppo di uomini e donne dispone il proprio lavoro attorno a ciò che Robert Cochrane chiamava lo stang.
L’immagine appartiene ormai al lessico della stregoneria tradizionale contemporanea, ma negli anni Sessanta del Novecento non possedeva ancora l’apparente antichità che le attribuiamo oggi. Dietro quel ramo si trovava un uomo nato con il nome di Roy Bowers, dotato di immaginazione rituale, cultura irregolare e una formidabile capacità di avvolgere ogni affermazione in una mezza luce nella quale il ricordo familiare, la ricostruzione erudita e l’invenzione iniziatica diventavano difficili da separare. Con lo pseudonimo di Robert Cochrane egli fondò, insieme ad altri praticanti, il gruppo che sarebbe divenuto noto come Clan of Tubal Cain e contribuì più di quasi ogni altro contemporaneo a formare quella corrente oggi chiamata Traditional Witchcraft, stregoneria tradizionale.
La sua presenza all’interno di una sezione dedicata ai satanismi, ai luciferianesimi e alla Via della Mano Sinistra richiede tuttavia una cautela immediata. Cochrane non fondò un culto di Satana e le testimonianze disponibili non permettono di descrivere il Clan originario come un’organizzazione satanista. Il nome di Tubal Cain, l’appartenenza simbolica alla stirpe cainita, l’importanza attribuita al fabbro, alla morte, al fuoco e alla conoscenza proibita hanno favorito interpretazioni luciferiane, alcune delle quali sono oggi professate apertamente da una linea iniziatica del Clan. Ma tra la congrega operante nei primi anni Sessanta e le sue eredità contemporanee esistono trasformazioni dottrinali che non possono essere cancellate in nome di una continuità presunta.
Cochrane rimane significativo proprio perché resiste alle classificazioni troppo ordinate. Fu vicino al paganesimo moderno e nello stesso tempo rifiutò più volte di ridurre la stregoneria a una religione pagana; contrastò Gerald Gardner, pur muovendosi nel medesimo ambiente e forse ricevendo a sua volta un’iniziazione gardneriana; costruì una teologia popolata da una Dea, un Dio cornuto e un Figlio delle Corna, ma indicò oltre gli dèi una realtà suprema chiamata Fato, Forza o Verità. Nelle sue lettere compare anche Lucifero, senza che questa figura occupi il centro della dottrina conservata nei documenti più antichi. La sua Arte si situa dunque in una zona di interferenza: non ancora luciferianesimo organizzato, non semplicemente Wicca, non sopravvivenza integra di un culto immemoriale, ma una costruzione esoterica moderna capace di lavorare con materiali più antichi senza limitarsi a riprodurli.
Roy Bowers e la nascita di Robert Cochrane
Roy Bowers nacque nel 1931 nella parte occidentale di Londra, in un ambiente operaio assai distante dalle tenute, dalle biblioteche private e dagli ambienti coloniali ai quali appartenevano alcune figure della prima rinascita occultista britannica. All’inizio degli anni Sessanta, mentre viveva nei pressi di Slough, partecipò alla formazione del Thames Valley Coven of Witches, attorno al quale prese forma una famiglia occulta più ampia: il Clan of Tubal Cain. La moglie Jane Bowers, George Stannard e Ronald White ebbero un ruolo importante nella nascita del gruppo, anche se il carisma e la capacità speculativa di Cochrane ne fecero presto il Magister, il principale referente rituale e dottrinale.
Il nome Robert Cochrane era soltanto uno dei nomi dietro i quali preferiva nascondersi quando trattava con persone esterne al gruppo. Non si trattava unicamente di prudenza. Il nome magico gli permetteva di costruire una personalità iniziatica diversa da quella civile, conferendo alla propria biografia una forma compatibile con la funzione che intendeva svolgere. Cochrane non raccontava semplicemente il proprio passato: lo lavorava come il fabbro lavora il metallo, eliminando alcuni elementi, aggiungendone altri e sottoponendo l’insieme alla temperatura necessaria perché assumesse una figura nuova.
Sostenne di provenire da una famiglia di streghe ereditarie, custode di una tradizione risalente almeno alle persecuzioni dell’età moderna. Raccontò di parenti iniziati e affermò che il padre fosse legato alla Society of the Horseman’s Word, confraternita rurale scozzese e britannica attorno alla quale si erano accumulate tradizioni riguardanti parole segrete, dominio sui cavalli e incontri con il Diavolo. Le prove disponibili non confermano questa genealogia. Dopo la morte di Cochrane, Jane Bowers confidò a Doreen Valiente che la storia della trasmissione familiare era stata inventata; anche un nipote di Cochrane negò la presenza di pratiche esoteriche nella famiglia, facendo risalire il suo interesse per l’occulto a una conferenza ascoltata mentre studiava in una scuola d’arte a Kensington.
Il riconoscimento di questa costruzione non obbliga a liquidare l’intero sistema come frode. Esiste una differenza sostanziale tra falsificare una genealogia storica e creare una tradizione rituale priva di valore. La prima questione appartiene alla ricerca documentaria: non vi sono ragioni sufficienti per accettare la trasmissione ereditaria rivendicata da Cochrane. La seconda riguarda invece l’efficacia religiosa, simbolica ed esoterica attribuita alla tradizione dai suoi praticanti, e non può essere risolta semplicemente dimostrando che il fondatore utilizzò fonti moderne.
La mitologia genealogica svolse inoltre una precisa funzione di legittimazione. Nella prima metà del Novecento, presentarsi come l’ultimo depositario di una famiglia stregonesca permetteva di attribuire profondità storica a un movimento appena emerso e di differenziarlo dalle forme di occultismo apertamente ricostruttive. La ricerca contemporanea sulle nuove religioni ha mostrato quanto il richiamo a un passato nascosto, ancestrale o perseguitato contribuisca alla formazione dell’autorità spirituale. Nel caso di Cochrane questo richiamo divenne parte integrante del metodo: la tradizione non veniva consegnata come un archivio di formule, ma come una memoria frammentaria che l’iniziato doveva imparare a ricomporre.
Sarebbe però eccessivo trasformare la scoperta della finzione genealogica in una spiegazione psicologica complessiva. Il bisogno di autorità, la volontà di distinguersi e la creazione di una personalità iniziatica possono aver contribuito alle sue narrazioni, ma non esauriscono ciò che accadde nel Clan. Doreen Valiente, che conosceva bene le invenzioni e i prestiti presenti nella stregoneria moderna, rimase colpita dalla qualità rituale di Cochrane anche senza accettarne ingenuamente ogni affermazione. Il problema non era che egli avesse creato qualcosa. Era la sua necessità di presentare la creazione come eredità.
Una stregoneria contro Gardner
Quando il Clan prese forma, Gerald Gardner aveva già portato all’attenzione pubblica la religione stregonesca dalla quale si sarebbe sviluppata la Wicca. La tradizione gardneriana possedeva un sistema iniziatico graduato, una liturgia raccolta nel Book of Shadows, una coppia divina formata dalla Dea e dal Dio cornuto, celebrazioni stagionali e lunari, nudità rituale e una sintesi di folklore, magia cerimoniale, massoneria, occultismo moderno e teorie allora diffuse sulla sopravvivenza di un antico culto delle streghe.
Cochrane reagì a questo sistema con un’ostilità spesso sproporzionata. Accusava i gardneriani di superficialità, teatralità e dipendenza da formule recenti; rivendicava per il proprio Clan una stregoneria più aspra, fondata sulla conoscenza, sulla natura, sul fato, sulla morte e sull’esperienza diretta. Eppure la distanza non era assoluta. I due ambienti appartenevano alla medesima rinascita della stregoneria religiosa britannica, condividevano alcune fonti e presentavano strutture teologiche comparabili. Lo stesso Cochrane mantenne rapporti con iniziati gardneriani, accolse Doreen Valiente nel Clan e potrebbe aver ricevuto un’iniziazione all’interno di una congrega gardneriana dell’area londinese. La probabilità di questo passaggio è discussa dagli storici, ma la possibilità impedisce di raffigurare le due correnti come mondi privi di contatti.
Doreen Valiente incontrò Cochrane dopo la rottura con Gardner e lavorò con il Clan fino a circa il 1965. La sua testimonianza costituisce una delle fonti dirette più importanti per comprendere il gruppo originario. Ricordò una tradizione che celebrava sabba ed esbat in date simili a quelle gardneriane, onorando una Dea e un Dio come potenze primordiali della natura. Descrisse il Dio cornuto come signore della fertilità, della morte e di ciò che si trova oltre la morte, notando che nei riti cochraniani l’aspetto funebre e ctonio appariva più marcato che nel sistema di Gardner.
La collaborazione terminò quando l’avversione di Cochrane verso i gardneriani assunse toni che Valiente giudicò intollerabili. Secondo il suo racconto, egli arrivò a invocare una «notte dei lunghi coltelli» contro i rivali; Valiente lo affrontò davanti al gruppo e si allontanò. L’espressione non documenta un progetto concreto di violenza, ma rivela il modo in cui la polemica iniziatica poteva diventare, in Cochrane, una guerra per l’autenticità. La differenza rituale cessava di essere differenza e diventava prova dell’inferiorità altrui.
Questa durezza contribuì alla sua reputazione, ma non deve nascondere il punto essenziale della critica. Cochrane rifiutava l’idea che la stregoneria potesse essere posseduta attraverso un testo fisso, una collezione di formule o la semplice appartenenza a una genealogia iniziatica. La conoscenza doveva essere ottenuta mediante partecipazione, allusione, prova e trasformazione. In uno dei suoi scritti affermò che la natura della dimostrazione poteva emergere soltanto per inferenza e partecipazione, non attraverso il ragionamento intellettuale isolato. Il carattere intenzionalmente obliquo delle sue lettere nasce da questa convinzione: il simbolo non andava spiegato fino a diventare innocuo, ma attraversato.
Ciò non significa che il sistema fosse privo di fonti riconoscibili. Gli studi storici hanno individuato l’influenza di Charles Godfrey Leland, Margaret Murray e soprattutto Robert Graves. Aradia, or the Gospel of the Witches di Leland forniva una religione stregonesca incentrata su Diana, Lucifero e la ribelle Aradia; le teorie di Murray offrivano il modello, oggi abbandonato dagli storici, di un culto pagano clandestino sopravvissuto attraverso le persecuzioni; The White Goddess di Graves metteva a disposizione una visione poetica della Dea, dell’ispirazione, del sacrificio regale e del calendario arboreo. Cochrane non copiò semplicemente questi autori. Li utilizzò come materiali di forgia, combinandoli con folklore britannico, magia pratica, speculazione mistica e intuizioni personali.
Tubal Cain e il mistero della forgia
Il nome del Clan conduce nella genealogia di Caino, ma non direttamente al fratricida. Nel quarto capitolo della Genesi, Tubal Cain è figlio di Lamech e Zillah, discendente della linea cainita e lavoratore del bronzo e del ferro. La brevissima notizia biblica lo pone tra le figure alle quali vengono attribuite le origini delle arti umane: accanto all’allevamento e alla musica compare la metallurgia, attività che trasforma ciò che viene estratto dalle profondità della terra in strumenti, armi e oggetti dotati di forma.
Tubal Cain non è identificato con Satana nel testo biblico e non viene descritto come un demone. La sua appartenenza alla stirpe di Caino lo colloca tuttavia all’interno di una discendenza segnata dall’esilio, dalla violenza e dalla nascita della civiltà. Nella genealogia di Genesi, i figli e i discendenti di Caino non sono soltanto portatori di una maledizione: fondano città, allevano animali, inventano strumenti musicali e lavorano i metalli. La civiltà emerge quindi da una linea spiritualmente ambigua, nella quale colpa e conoscenza non possono essere separate con facilità.
Per una tradizione stregonesca moderna, il fabbro offriva un patrono assai più complesso del semplice artigiano. Il fabbro domina il fuoco senza esserne consumato, conosce la materia sepolta, produce oggetti capaci di nutrire e uccidere, vive simbolicamente tra il mondo umano e le potenze sotterranee. Il ferro, inoltre, appartiene tanto alla protezione contro gli spiriti quanto all’arma, alla fertilità del lavoro agricolo quanto alla guerra. Tubal Cain poteva così rappresentare l’antenato della tecnica occulta: colui che non riceve la forma già compiuta, ma la estrae attraverso pressione, calore e colpi ripetuti.
Nella lettura esoterica del Clan, la forgia non è soltanto un luogo fisico. È la condizione iniziatica nella quale il praticante diventa simultaneamente metallo e fabbro. Le prove, la disciplina e l’incontro con le potenze della morte riscaldano la materia individuale; la conoscenza la batte; il fato decide se essa potrà sostenere la forma ricevuta. La trasformazione non consiste quindi nell’esprimere liberamente ogni inclinazione personale, ma nel perdere ciò che non resiste all’opera.
Questa immagine distingue Cochrane da molte forme di spiritualità contemporanea fondate prevalentemente sulla conferma dell’identità. L’Arte non deve rassicurare il praticante circa ciò che già crede di essere. Deve renderlo capace di incontrare ciò che lo contraddice. In termini psicologici si potrebbe parlare di confronto con le parti rimosse, con la mortalità e con i contenuti non controllati dalla coscienza; la lettura cochraniana, tuttavia, non riduce queste presenze alla sola psiche individuale. Il praticante entra in relazione con potenze, antenati e forme intelligenti che la tradizione considera eccedenti rispetto all’io.
Il legame con Caino avrebbe assunto un’importanza ancora maggiore nelle generazioni successive della stregoneria tradizionale. Caino divenne per alcuni il primo esule, il primo coltivatore, il primo uomo segnato da Dio e il progenitore simbolico delle streghe; Tubal Cain, come discendente fabbro, ne prolungò la corrente attraverso il fuoco della conoscenza. Questa elaborazione cainita non deve però essere proiettata interamente all’indietro sul Clan degli anni Sessanta. In Cochrane è certamente presente il fabbro ancestrale; la teologia sistematica della «corrente cainita», sviluppata da autori e tradizioni posteriori, appartiene in larga parte alla storia successiva.
Fato, Dea, Dio e Figlio delle Corna
Gli scritti sopravvissuti di Cochrane non contengono una teologia sistematica nel senso consueto. Sono articoli, lettere, risposte a interlocutori e materiali rituali, spesso formulati in modo poetico e deliberatamente allusivo. Da essi emerge tuttavia la credenza in una realtà divina suprema, indicata con nomi quali Divinità Suprema, Vecchio Fato, Forza e Verità. Gli dèi non erano necessariamente questa realtà ultima, ma modalità attraverso cui il Clan poteva avvicinarsi a essa. La stregoneria diventava quindi una forma di misticismo: non semplice manipolazione di eventi, ma ricerca di una verità divina difficilmente accessibile alla coscienza ordinaria.
Cochrane utilizzò figure appartenenti a tradizioni diverse, tra cui Pan, Osiride, Baldr, Gesù e il Buddha, oltre a varie Madri elementali e figure della terra. Questo sincretismo non nasceva dal desiderio di assemblare indiscriminatamente divinità esotiche, ma dalla convinzione che miti differenti potessero rendere visibili aspetti di una medesima realtà. Il procedimento possedeva una struttura perennialista: le religioni venivano considerate manifestazioni parziali di una sapienza che il mistico poteva rintracciare oltre le loro differenze storiche.
I documenti più antichi del gruppo mostrano la presenza di una Dea, inizialmente identificata anche con Diana, e di un Dio. Una costituzione rituale del 1962, conservata tra le carte di George Stannard, menzionava una triade femminile formata da Vergine, Madre e Distruttrice; altri materiali comprendevano una danza della Dea per il primo maggio, un rito di Drawing Down the Moon e un’iniziazione nella quale la presenza divina veniva invocata attraverso i partecipanti. Il Dio poteva essere chiamato Pan, mentre altri testi associavano le figure divine ad Artù e Gwen. Questi materiali attraversarono revisioni e non sempre rappresentano una dottrina definitiva, ma mostrano che la Dea e il Dio appartenevano effettivamente al primo sviluppo del Clan.
Accanto alla coppia compare il Figlio delle Corna, nato dall’unione dei misteri maschili e femminili. La struttura può ricordare triadi presenti nella Wicca e in altre correnti neopagane, ma in Cochrane possiede un’accentuazione particolare. Il Dio cornuto non è soltanto potenza vegetativa e sessuale: è signore della morte, custode dell’aldilà, fabbro, fuoco e tempo. La Dea non è una personificazione sentimentale della natura benevola: può essere madre, destino, creatrice e distruttrice. Il Figlio manifesta la tensione tra i due, la vita destinata a ereditare la morte e la morte dalla quale la vita viene restituita.
Lo stang, ramo o bastone biforcuto, condensa questa teologia. Doreen Valiente interpretò i due rebbi come corna del Dio, ma lo strumento poteva anche funzionare come asse del rito, supporto di oggetti consacrati e punto attorno al quale ordinare lo spazio operativo. A differenza del cerchio concepito come barriera che separa il mago dalle presenze evocate, lo spazio della stregoneria tradizionale è spesso descritto come un luogo di incontro, un compass nel quale le potenze vengono avvicinate, percorse e poste in relazione. Non tutte le formulazioni contemporanee del compass possono essere attribuite direttamente a Cochrane, ma lo stang rimane uno dei suoi lasciti rituali più riconoscibili.
Le testimonianze descrivono un’Arte meno dipendente dalla fissità liturgica rispetto alla Wicca gardneriana e più incline al lavoro all’aperto, al gesto, alla danza, alla trance e alla costruzione rituale adattata alla circostanza. Ciò non significava assenza di forma. La spontaneità iniziatica non è improvvisazione casuale: richiede una grammatica interiorizzata, la capacità di riconoscere il tempo, il luogo, la funzione degli strumenti e il modo in cui il gruppo reagisce. Un rito può non essere letto da un libro e tuttavia seguire una struttura rigorosa.
La distinzione tra religione e Arte era fondamentale. Cochrane scrisse che la stregoneria conservava la memoria delle antiche fedi, ma non coincideva semplicemente con il paganesimo, poiché costituiva un’«occult science», una scienza occulta. Con ciò non intendeva una scienza sperimentale moderna, bensì un sapere operativo riguardante le relazioni invisibili tra essere umano, natura, fato e divinità. Il culto degli dèi era importante, ma non esauriva il lavoro della strega.
Il Clan era pagano, luciferiano o gnostico?
Qui la ricostruzione storica incontra il problema centrale. Le fonti vicine agli anni Sessanta presentano il Clan come una forma peculiare di stregoneria pagana moderna, sebbene Cochrane rifiutasse personalmente questa definizione. Doreen Valiente descrisse una Dea e un Dio cornuto; i documenti Stannard menzionano Diana, Pan, la triade lunare e riti stagionali; Evan John Jones, successore di Cochrane, continuò per decenni a parlare di una Madre primordiale, di un Dio cornuto e dei quattro grandi sabba. Negli scritti di Cochrane compare Lucifero, ma non riceve una preminenza sufficiente a fare dell’intero sistema un luciferianesimo manifesto.
Ethan Doyle White, analizzando le testimonianze e i documenti disponibili, ha concluso che la maggior parte delle prove indica per il primo Clan una teologia ampiamente collocabile nel paganesimo stregonesco contemporaneo. Non ha escluso la possibilità che Cochrane coltivasse una comprensione personale di tipo luciferiano, forse non comunicata interamente agli altri membri, ma ha osservato che mancano testimonianze sufficienti per trasformare tale possibilità in certezza storica. Secondo questa ricostruzione, gli elementi luciferiani esplicitamente attestabili nella tradizione cochraniana diventano sicuri soltanto tra la fine del Novecento e l’inizio del XXI secolo.
La linea oggi rappresentata pubblicamente da Shani Oates propone una lettura differente. Oates, ricevuta nel Clan da Evan John Jones nel 1998, descrive il sistema come una corrente luciferiana e gnostica, distinta dal neopaganesimo. Il sito ufficiale dei People of Goda presenta il Clan come un gruppo iniziatico chiuso, connesso ai «Misteri dell’Ombra» della corrente luciferiana e dedicato alla gnosi esperienziale. In questa teologia, esseri angelici o ancestrali avrebbero trasmesso all’umanità conoscenze quali il fuoco, l’agricoltura e la metallurgia; il Dio cornuto viene interpretato anche attraverso le corna luminose di Mosè, mentre la potenza femminile assume una forma triuna connessa a Verità, Amore e Bellezza.
Per chi appartiene a questa linea, tali insegnamenti non costituiscono aggiunte moderne ma la formulazione pubblica di contenuti precedentemente custoditi, trasmessi oralmente e velati nei testi di Cochrane. Il segreto iniziatico, per sua natura, crea però una difficoltà insolubile per lo storico: un insegnamento non documentato può essere autenticamente trasmesso, modificato durante il passaggio oppure introdotto in un momento successivo, e le fonti esterne non sempre permettono di distinguere le tre possibilità.
Esiste inoltre una diversa linea del Clan, associata ad Ann e Dave Finnin negli Stati Uniti, che ricevette insegnamenti e iniziazione da Evan John Jones negli anni Ottanta e interpretò la tradizione in senso pagano, negando che il materiale ricevuto fosse luciferiano o gnostico. Le due letture non sono semplici variazioni terminologiche. Producono cosmologie differenti e mostrano che il Clan of Tubal Cain non può essere considerato oggi un’organizzazione teologicamente uniforme.
Dal punto di vista degli studi sulle religioni, entrambe sono realtà contemporanee effettive. Una tradizione non cessa di essere autenticamente vissuta perché ha trasformato il proprio linguaggio; il problema nasce soltanto quando lo sviluppo successivo viene presentato come dato storico dimostrato fin dall’origine. È quindi opportuno distinguere tre piani. Il primo riguarda il Clan degli anni Sessanta, per il quale la documentazione indica soprattutto una stregoneria mistica con forti elementi pagani. Il secondo riguarda le possibili convinzioni riservate di Cochrane, sulle quali rimane un margine di incertezza. Il terzo appartiene alle linee posteriori, alcune pagane e altre esplicitamente luciferiane.
Lucifero, Satana e la Via della Mano Sinistra
Nel luciferianesimo cochraniano contemporaneo, Lucifero non coincide necessariamente con il Satana assolutamente malvagio della teologia cristiana. È portatore di luce, mediatore di conoscenza, principio del fuoco intellettuale e figura connessa agli esseri che avrebbero istruito l’umanità. Questa interpretazione si avvicina alle correnti occidentali nelle quali Lucifero viene separato dal semplice ruolo di avversario di Dio e trasformato in emblema di rivelazione, indipendenza spirituale e conoscenza sottratta alle autorità celesti.
Il passaggio dal fabbro biblico a Lucifero avviene attraverso una medesima struttura mitica. Tubal Cain porta la metallurgia; i Vigilanti del mito enochico insegnano arti celesti e tecniche proibite; Prometeo sottrae il fuoco; il serpente offre il frutto della conoscenza. Figure storicamente appartenenti a tradizioni differenti vengono accostate perché esprimono una funzione simile: la cultura umana nasce da una trasmissione ambigua, concessa o rubata, che emancipa l’uomo e contemporaneamente lo espone alla responsabilità del proprio potere.
Questa struttura consente di collocare alcune eredità cochraniane vicino alla Via della Mano Sinistra, ma non permette di identificarle automaticamente con essa. Nelle moderne correnti della Mano Sinistra, l’individuo può perseguire l’autodeificazione, la separazione cosciente dall’ordine cosmico o la costruzione di una sovranità spirituale irriducibile. Cochrane insiste invece sul Fato, sul sacrificio, sul servizio alla Verità e sul superamento dell’illusione personale. La conoscenza non rende l’ego padrone assoluto; lo sottopone alla forgia.
La trasgressione è comunque presente. Il praticante cerca ciò che la cultura dominante ha chiamato oscuro, diabolico, impuro o pericoloso; accetta di incontrare la morte, il Dio cornuto e l’antenato cainita senza tradurli immediatamente in immagini rassicuranti. Ma la trasgressione non è celebrata come fine autonomo. In una via iniziatica, infrangere una norma può avere senso soltanto quando permette di vedere quale potere si nasconda dietro di essa e quale parte dell’essere continui a obbedirle. La semplice violazione rimane dipendenza rovesciata: l’ordine contestato continua a determinare l’atto.
Il Clan originario non praticava dunque un satanismo nel significato religioso moderno. Non risulta che Satana fosse venerato come divinità centrale, che il cristianesimo venisse invertito liturgicamente o che l’identità del gruppo dipendesse dal culto del Diavolo. Anche la classificazione di «stregoneria luciferiana» deve essere usata con precisione cronologica. Gli studi sul luciferianesimo moderno sottolineano del resto come Lucifero funzioni spesso da figura di attraversamento tra paganesimo, satanismo e altre forme della cultura magica oscura, rendendo incerti i confini tra categorie che dall’esterno sembrano assai più semplici.
La presenza di Tubal Cain in questa sezione trova quindi il proprio significato non in un satanismo occultato, ma nella genealogia dell’avversario, dell’esule e del trasmettitore delle arti. Cochrane contribuì a creare uno spazio nel quale la stregoneria poteva riappropriarsi di figure condannate dalla lettura cristiana senza essere costretta né ad adorarle come demoni né a purificarle fino a renderle innocue.
La morte del Magister
Nel 1966 la vita personale di Cochrane attraversava una grave crisi. Il matrimonio con Jane si stava dissolvendo, le relazioni interne al Clan erano tese e il suo comportamento appariva sempre più instabile a chi gli era vicino. Durante il periodo di Midsummer ingerì belladonna insieme a farmaci sedativi, cadendo in un coma dal quale non si riprese. Morì il 3 luglio, a trentacinque anni. Gli studi biografici e la documentazione considerata dagli storici indicano un gesto suicidario, non un avvelenamento accidentale, sebbene il linguaggio rituale con cui egli circondò l’atto abbia favorito interpretazioni differenti.
La tentazione di trasformare questa morte in un sacrificio regale è forte. La mitologia prediletta da Cochrane, influenzata da Robert Graves, attribuiva grande importanza al re sacro, al ciclo stagionale, alla morte necessaria e al ritorno della vita. Il momento scelto, l’uso di una pianta velenosa e la figura pubblica del Magister sembrano offrire gli elementi di un ultimo rito. Tuttavia, una lettura esoterica responsabile non dovrebbe cancellare la disperazione concreta dietro il simbolo. La morte volontaria di una persona in crisi non diventa meno tragica perché possiede una cornice mitologica.
È possibile che Cochrane abbia concepito il gesto come un sacrificio, una prova estrema o un passaggio; è possibile che il linguaggio rituale gli abbia consentito di conferire una forma cosmica a una decisione nata dalla sofferenza. Non possiamo stabilire con certezza quale interpretazione prevalesse nella sua mente. Sappiamo invece che non tornò per spiegare il significato dell’atto e che coloro che gli sopravvissero dovettero ricostruire la tradizione attorno a un’assenza.
La morte contribuì alla trasformazione dell’uomo in antenato iniziatico. Il fondatore che aveva costruito il proprio passato divenne a sua volta passato; le sue contraddizioni si convertirono in enigmi, le lettere in scritture da interpretare, le omissioni in possibili segreti. La brevità della sua attività pubblica rese più facile proiettare su di lui ciò che le generazioni successive cercavano: il pagano, il luciferiano, il mistico, il bugiardo sacro, il maestro distrutto dalla propria Arte.
Le eredità del Clan
Dopo la morte di Cochrane, il suo lascito seguì più direzioni. George Stannard e Ronald White contribuirono alla nascita della Regency, gruppo che conservò e rielaborò parte del materiale del primo coven. Evan John Jones assunse il ruolo di Magister e continuò a trasmettere una forma dell’Arte, pubblicando più tardi opere che avrebbero reso alcuni elementi accessibili a un pubblico più vasto. Lo stesso Jones riconobbe che i testi da lui presentati contenevano una combinazione di materiale ricevuto, sviluppi personali e contributi di Doreen Valiente: non una fotografia immobile del Clan originario, ma una tradizione già in trasformazione.
La corrispondenza intrattenuta da Cochrane con l’americano Joseph Wilson tra il 1965 e il 1966 contribuì alla formazione della tradizione 1734, sviluppatasi negli Stati Uniti negli anni successivi. Il numero non indica semplicemente l’anno di una congrega storica e non costituisce la prova di una linea genealogica risalente al Settecento; divenne piuttosto una formula enigmatica attorno alla quale Wilson organizzò insegnamenti cochraniani, materiali ricevuti da altri maestri e proprie elaborazioni.
Negli anni Ottanta Evan John Jones trasmise il Clan ad Ann e Dave Finnin, che fondarono una linea californiana collegata al Roebuck. Alla fine degli anni Novanta designò Shani Oates come Maid del Clan britannico, consegnando a lei e al nuovo Magister gli oggetti rituali della tradizione. Da questi passaggi derivano alcune delle principali continuità contemporanee, ciascuna con una propria interpretazione della teologia, della trasmissione e del rapporto con il luciferianesimo.
L’influenza più ampia è però meno facilmente delimitabile. Dagli anni Novanta l’espressione «stregoneria tradizionale» è diventata comune per indicare un insieme eterogeneo di pratiche che desiderano distinguersi dalla Wicca: culto degli antenati, familiarità con la terra locale, lavoro con spiriti e fate, interesse per Caino, il Diavolo delle streghe, il sabba visionario, la stregoneria processuale e la magia popolare. Non tutte queste correnti derivano da Cochrane, ma la sua opera fornì loro un modello decisivo: una stregoneria moderna poteva riconoscere la propria natura iniziatica senza assumere il linguaggio, l’etica e la liturgia gardneriani.
La sua influenza raggiunse inoltre autori e ordini nei quali il luciferianesimo divenne molto più esplicito. Il lavoro di Michael Howard, la successiva corrente sabbatica di Andrew Chumbley e varie forme di stregoneria cainita svilupparono temi che Cochrane aveva lasciato in forma embrionale o ambigua: il Diavolo come iniziatore, Caino come primo stregone, il sabba come realtà visionaria, la trasmissione onirica, il sangue fatale e la conoscenza proveniente dall’esterno dell’ordine religioso dominante. Non sarebbe corretto attribuire a Cochrane tutte queste dottrine; è più preciso riconoscergli la creazione di un linguaggio nel quale esse poterono prendere forma.
La forza del Clan of Tubal Cain non risiede dunque nella dimostrazione di una discendenza ininterrotta dalle streghe dell’età moderna. Risiede nell’aver costruito una delle più feconde mitologie operative della stregoneria occidentale contemporanea. Tubal Cain, lo stang, il Fato, la Dea pallida, il Dio della morte e la forgia sono diventati strumenti mediante i quali praticanti molto diversi hanno interrogato la relazione tra conoscenza e perdita, tradizione e invenzione, destino e libertà.
Robert Cochrane rimane al centro di questa costruzione senza possederla più. L’uomo che si nascose dietro molti nomi ha lasciato un’Arte nella quale nessun nome conserva a lungo un solo significato. La Dea può essere Diana, Fato o Verità; il Dio può essere Pan, fabbro, cornuto o portatore del fuoco; Tubal Cain può apparire come artigiano biblico, antenato cainita o figura luciferiana. Lo storico deve distinguere queste stratificazioni. L’iniziato, invece, viene invitato a entrare nella forgia e a scoprire quali di esse resistano al calore.

