Secondo varie tradizioni e veggenti iniziati, possediamo un corpo carnale e un’anima composta di corpi metafisici (mentale, sentimentale, spirituale, ecc.).
Quando la forza solvatante dell’universo supera quella coagulante dell’essere (nella quantistica metafisica i meta-gluoni) l’individuo si ammala e se la proporzione è critica si ha il decesso ovvero il distacco dei corpi eterei da quello carnale.
I veggenti e i sensitivi possono scorgere il doppio o anima che in ogni caso anche se in tempi diversi, inizierà a disgregarsi in vari corpi ed elementi eterei per liberare alfine la “Stella dentro di Noi” il nucleo divino che gli antichi egizi chiamavano “Khabs”.
È la parte immortale che non si disgrega perché l’Unica Reale (Regale). Due sono le morti: l’uomo comune muore per rinascere e l’iniziato muore per vivere. Queste conoscenze appartengono agli antichi culti della morte e le pratiche sepolcrali.
EX IPSIS MORS
La Morte Iniziatica – La differenza tra l’individuo comune e l’iniziato nel lasciare il corpo (la muta) è che questo avviene inconsciamente nelle persone ordinarie e consciamente in coloro che si sono preparati, come le donne seguendo un corso per il parto.
L’Iniziato coltivando con le sue pratiche il super-conscio, cioè rendendo cosciente l’oscurità, spezza la continuità delle rincarnazioni terrene. La vita attuale è una preparazione a quella successiva, se non si supera l’esame della psicostasia si diventa ripetenti, e dopo tante bocciature, l’anima invecchia e l’esistenza diventa sempre più pesante.
La tanatologia occulta è materia indispensabile, perché il giorno della fine non ti servirà l’inglese o essere un politico altolocato, un banchiere o un industriale di fama.
Ma alla gente non interessa la morte, la più preziosa consigliera messa a disposizione, alla gente piace sprecare la propria esistenza, fino a che non viene presentato il conto.
Il mondo palesemente è pieno di trappole e inganni e così vengono propinate false credenze, come il fatto che siamo organismi e non c’è nessun aldilà, oppure l’aldilà c’è e devi comportarti bene, poi ci sono tanti falsi maestri, religioni spiegate male che rimbambiscono.
SI PUÒ MORIRE NELL’ALDILÀ?
Il sapere di un iniziato si contrappone alle credenze popolari. Esiste uno spiritismo volgare e uno misterico. Come esperto di tanatologia, asserisco che la morte non è un distacco o una fine, ma un processo di trasformazione. L’albero era un seme nella terra, poi diventa pianta, e attraverso il fiore e il frutto diventa di nuovo seme per rinascere.
Quando si perde il corpo si perdono poi l’anima mortale, la mente mortale, e si libera lo “spirito” la Stella che era incapsulata nei campi magnetici dell’anatomia occulta.
CHI SONO GLI SFIDANTI DELLA MORTE?
I veri iniziati sono gli sfidanti della morte. L’iniziato non cerca tanto la conoscenza, ma come mantenere integro sé stesso, la persistenza della memoria. Per vincere la morte occorre trasformare sé stessi in modo da non essere più il suo cibo. Il corpo etereo dell’iniziato (il corpo fisico è una buccia, una cera persa) diventa sempre più come un metallo nobile e inattaccabile dalla forza dissolvente chiamata morte.
Per capire bene con un esempio chimico cosa succede all’essere, i metalli possono venire in aiuto. Immaginiamo una sferetta di oro avvolta da dell’argento, poi del rame e poi dello zinco. Immergiamo ora il tutto in acido nitrico. Il solvente agirà subito corrodendo lo zinco che può rappresentare il corpo carnale; poi meno velocemente corroderà il rame che potrebbe stare per l’anima, poi con più fatica l’argento che potrebbe indicare la mente e poi rimarrà solo l’oro che non si scioglie in acido. È questa l’essenza, lo spirito che potrà innestarsi in un nuovo embrione, grazie a nuovi genitori terrestri un nuovo complesso di corpi sottili più il fisico.
A livello di metafisica della morte, accenno a delle particelle che vengono a interessare i fluidi eterei dell’anatomia occulta, e sono i necroni similmente ai neutrini, i tanationi un tipo di meta-leptoni, gli ipnoni un tipo di meta-quark. Sono irraggiamenti di particelle di un processo necrologico a livello sottile. Gli ipnoni sono anche interessati al regno vibratorio del sogno. Nei sogni incontriamo infatti spesso i defunti.
Queste particelle e altre ancora vanno a costituire dei regni detti “della morte”. Talvolta mappati in sistemi come Sitra Achra o albero cabalistico dell’aldilà. Questi mondi alimentano la scienza e l’arte della necromanzia, come i culti di Ecate, di Anubi, della Santa Muerte, degli Eguns, i Nosferatu, ecc.
Il noto occultista ottocentesco Eliphas Levi, afferma che la morte è un fantasma dell’ignoranza; essa non esiste; l’aldilà vivifica l’aldiquà compenetrandolo; vi è solo mutamento e passaggio di stato della forma (Ipostasi).
La vecchiaia è il principio della rigenerazione. Si lascia il vecchio corpo che è solo un vestito biologico. La morte non è né il termine della vita, né il principio dell’immortalità, essa è il principio trasformativo. L’immortalità è il prodotto ultimo.
La necromanzia in una delle sue accezioni classiche è l’arte di comunicare con i morti, e più spesso resuscitare la carcassa di un morto per poter ottenere informazioni o servigi spesso criminosi come è più noto nel vudù.
Naturalmente si possono contattare e dirigere anche solo i corpi eterici o fluidici dei defunti, queste “anime” vengono catturate e usate per una certa forma di magia nera per effettuare operazioni di collera e vendetta procurando alla vittima malesseri o morte per strangolamento freddo, infarto, ecc. oppure legamenti che di sentimentale hanno ben poco tranne creare dei drogati astrali. I morti rivelano anche numeri da giocare e il nascondiglio di tesori perché il mondo etereo è connesso alle memorie temporali.
Può essere pericoloso per una singola persona specialmente poco esperta richiamare la memoria di un morto, i defunti infatti o meglio quella parte spettrale che soggiorna nell’aldilà terreno, passano allo stato di lemure e poi si smembrano in larve che sono destinate a dissolversi a meno che non si riuniscano per formare grovigli a volte di tale grandezza che danno luogo a vampiri, oppure a demoni o a false divinità come Iehova.
Oggigiorno sono ancora in voga, rievocazioni di anime per motivi diversi, in genere si tratta di “necromanzia dell’intelligenza” per motivi di conoscenza o per affidare missioni e la “necromanzia amatoria” che ha una destinazione affettiva.
Nella necromanzia nera, le antiche streghe della Tessaglia, che conoscevano i misteri di Hecate, e le Canidie di Roma, scavavano una fossa nella terra, e sull’orlo si scannava una pecora nera, mentre con una spada magica si allontanavano dal sangue gli psilli, larve e altri parassiti, per destinare la forza del fluido vitale all’ombra del defunto evocato.
Nel medioevo i necromanti profanavano le tombe, per comporre filtri e unguenti col grasso e il sangue dei cadaveri; vi mischiavano l’aconito, la belladonna, le amanite, bufotenine da rospi polverizzati, ostie consacrate e con essi si ungevano tempie, petto e tracciavano segni strani sul corpo. Invocando lo spirito dei morti nei cimiteri abbandonati. Le loro grida oltre a terrificare i viaggiatori in tarda notte, si univano all’eco del gracidio delle rane nei pantani. Legioni di fantasmi si levavano alla volontà dei maghi neri, intrisi di pazzia e malvagità.
Pasquale Battista
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