Capita spesso di presentare le carte dei tarocchi a persone che non ne conoscono il significato, in questi ambiti, soprattutto se chi si ha di fronte non è affine alla simbologia o alla spiritualità in generale… cerco un appiglio con la vita reale e la storia umana per avvicinare l’archetipo al mondo percettivo e viceversa. Per la Torre ricordo la storia biblica di Babele e della punizione divina, per il Diavolo avvicino il personaggio alla sensibilità cristiana (se preferite all’insensibilità cattolica, fate voi) e così via.
Con la Giustizia mi risulta quasi impossibile perché le persone, ed estendo questo insieme anche a me e voi che leggete, percepiscono la giustizia, soprattutto quella del mondo moderno e giuridico, come qualcosa di astratto, inafferrabile, irraggiungibile e solitamente… beh ingiusta. Nel peggiore dei casi guardano la carta e notano la spada, coniugano tale simbolo alla punizione e pongono i significati nel luogo più remoto e sbagliato che possano vedere, mettono la Giustizia fuori da loro, ne parlano come di un fenomeno che riguarda sempre e solo gli altri e soprattutto mai come una loro forma di interiorità.
Ovviamente questo è fortemente errato.
Con voi, persone che suppongo essere interessate ad una forma di introspezione degli archetipi e di ricerca di essi ovunque poniate lo sguardo, proporrò una frase che spero metta sottosopra l’errore a cui accennavo prima:
“La Giustizia è dentro di voi, sarete investiti dalla sua forza proveniente dagli altri solo quando avrete perso l’equilibrio tra giusto e iniquo!”.
Ebbene sì, è la parte divina che ci tiene in vita, che è la vita, ad essere istintivamente giusta e ad evocare la forza del destino, del fato se preferite, quando non ascoltiamo la sua voce. Il concetto induista di Karma esprime il concetto con grande efficacia, l’agire in maniera contraria alla nostra parte divina genera la forza che ci costringe a provare emozioni ed esperienze che portino equilibrio e consapevolezza dentro questa e altre incarnazioni. Da generatori di giustizia diventiamo attori di un processo potenzialmente doloroso, sia esso dentro o fuori dall’aula di un tribunale.
Significati tarologici
La Giustizia in posizione dritta simboleggia equilibrio, verità, correttezza, responsabilità e imparzialità. Rappresenta la legge del karma: ogni azione ha conseguenze giuste, che premiano chi agisce con onestà e puniscono chi è scorretto.
In amore, suggerisce chiarezza e stabilità basate su rispetto reciproco; nel lavoro e negli affari, indica situazioni eque, contratti onesti, partner affidabili. In ambito legale, segnala esiti equi e conformi alla verità.
In posizione rovesciata segnala squilibrio, ingiustizia, disonestà, giudizi falsati o evitamento delle responsabilità. Può indicare truffe, false accuse, problemi legali, frodi, pregiudizi o perdite economiche. Sul piano personale, invita a riconoscere i propri errori e riparare, evitando di eludere la verità.
Significati evolutivi e spirituali
È da come viviamo ciò che crediamo giusto o sbagliato che arrivano le forze interne ed esterne di questo archetipo. Quanto ci accade ha una motivazione, talvolta invisibile o difficile da riconoscere. Anche ciò che facciamo accadere agli altri ha un’origine dentro di noi, qualcosa che, neanche tanto a fondo, abbiamo voluto fare, siano essi atti volontari o automatici, le azioni meccaniche sono proprio quelle che generano il tanto temuto karma. Uno dei motori evolutivi e realmente spirituali dell’archetipo della Giustizia nasce da una parola sempre più temuta e sgradita all’umanità del nuovo millennio come a quella antica: la responsabilità.
Ribaltate la visione della carta, entrate dentro di essa, ora siete voi la forza della Giustizia. Immaginatevi a dare premi e punizioni, condanne e assoluzioni alle persone che incontrate quotidianamente. Lo farete con equità? Vi farete guidare dal favoritismo o dall’astio?
Ora ribaltate ancora la visione, siete voi ad essere giudicati dalle persone importanti della vostra vita, essi hanno spada e bilancia e una memoria perfetta di quanto è intercorso tra voi e loro. Pensate sinceramente di meritare premi o condanne? Cambiate giudice, ora c’è vostra madre sul trono della Giustizia, il vostro ex marito, la bambina a cui avete fatto quel dispetto alle medie, oppure sopra di voi c'è il Diavolo, la Stella o Dio.
Come vi sentite? Credo che moltissimi tra voi abbiano il battito accelerato e l’adrenalina a mille. Credo che ci siamo capiti.
Simboli esoterici e numerologia
La Giustizia tiene la bilancia nella mano sinistra, simbolo di equità e giudizio ponderato, e la spada nella destra, che rappresenta la logica, la verità che taglia le illusioni, il potere di discernere il giusto dall’ingiusto. La figura, spesso coronata da un simbolo che ricorda un terzo occhio, riflette la fusione tra intelligenza superiore e visione interiore.
I colori hanno un ruolo simbolico: il rosso indica forza, autorità e vigore, il verde legame con la natura umana e mortalità, il giallo evoca chiarezza di pensiero e discernimento, il blu saggezza e calma. Il trono e le colonne che incorniciano la figura richiamano la neutralità, la legge spirituale e la struttura stabile su cui si fonda il giudizio.
Nella Cabala è associata alla lettera ebraica Chet (o Heth), identificata con il sentiero che unisce comprensione e severità, con l’equilibrio delle energie divine, e in astrologia spesso con la Bilancia o con Venere. Alcune tradizioni la collegano al dio egizio Osiride, al mito di Temi o Astrea: simboli della legge universale e della giustizia sacrale.
Questo archetipo è in ottava posizione nella sequenza classica dei tarocchi e precede l’Eremita (IX) e la Ruota della Fortuna (X), in pratica da la forza e l’impulso al discernimento del vero e all’accoglimento dell’energia e del mistero divino. Il numero 8 in numerologia ed esoterismo rappresenta potere, equilibrio tra materia e spirito, giustizia karmica, ciclicità infinita, trasformazione ed energia realizzativa. Simboleggia autorità, responsabilità, successo concreto e armonia cosmica delle forze contrapposte, in pratica è, di fatto l’archetipo appena trattato.
Pierluca Zizzi

