Per prima cosa definiamola:
«Etica: nel linguaggio filosofico, ogni dottrina o riflessione speculativa intorno al comportamento pratico dell'uomo, soprattutto in quanto intenda indicare quale sia il vero bene e quali i mezzi atti a conseguirlo, quali siano i doveri morali verso sé stesso e verso gli altri, e quali i criteri per giudicare la moralità delle azioni umane.» (Vocabolario Treccani).
L'etica, chiamata anche filosofia morale, è una branca della filosofia che si occupa del costume, delle consuetudini e delle condotte relative al comportamento umano.
Etica e morale sono usati spesso come sinonimi e, in molti casi, è un uso corretto; tuttavia esiste una differenza. La morale corrisponde all'insieme di norme e valori di un individuo o di un gruppo, mentre l'etica comprende anche la riflessione su norme e valori. Quindi la morale considera norme e valori come dati di fatto, regole e leggi che devono essere condivisi da tutti.
L'etica, invece, cerca di darne una spiegazione razionale e logica. Quest’ultima ha la possibilità di mettere in dubbio ciò che viene stabilito dalla morale attraverso la riflessione.
Personalmente faccio sempre questa distinzione: se una cosa mi viene imposta, — e prima di accettarla la esamino — fa parte della morale comune; se posso permettermi di ragionarci sopra e di discuterne, è etica.
Molti vedono nella morale principi religiosi, sociali o professionali, ma — come potete comprendere anche voi — la maggior parte di tali principi si lascia fuori dalla porta di casa, dove, se voglio girare nudo, nessuno me lo impedisce.
A seconda della cultura di cui facciamo parte, la morale può mutare profondamente ed essere considerata sbagliata o crudele. Faccio notare che durante il periodo dell’Inquisizione era moralmente doveroso denunciare qualcuno per sospetto di stregoneria, ed era ritenuto etico portare i propri figli ad assistere al rogo della vittima. Fortunatamente, ragionando attraverso l’etica, questo è cambiato.
Sottolineo il fatto che un principio morale debba essere sempre discutibile e applicabile solo quando ve ne sia realmente bisogno. Se un individuo lo applica a suo piacimento personale, è una persona amorale o, per lo meno, ambigua. Questo dimostra quanto poco rispetto abbia per il prossimo. A parer mio, non importa se chi agisce in questo modo sia un re o un operaio. Etica e morale non fanno questa distinzione.
Poiché la morale non è uguale per tutti — varia a seconda della cultura, della religione e, purtroppo, dello stato sociale — dobbiamo dare importanza all’etica, che ci permette di mantenere un senso critico e non passivo nei confronti delle consuetudini morali.
Fatta questa premessa, facciamo un salto direttamente a ciò che ci può riguardare in senso mistico, esoterico, religioso o magico.
Molti di noi hanno acquisito, attraverso studio, insegnamenti ed esperienze, capacità particolari che non tutti hanno coltivato. Questo ci pone nella stessa condizione del medico, che, grazie a una conoscenza specifica, ha la capacità di operare sulla salute di un individuo. A causa di questa enorme responsabilità, egli presta il giuramento di Ippocrate. Una dichiarazione di principi etici e professionali che i medici si impegnano a rispettare, come la difesa della vita, la tutela della salute del paziente e il mantenimento del segreto professionale. Questo nasce dalla consapevolezza di quanto sia facile fare del male al prossimo, poiché ciò che può curare può anche danneggiare o uccidere.
Ritengo che, anche se non se ne parla mai, qualsiasi operatore in ambito mistico o esoterico debba seguire, a maggior ragione, la direttiva di Ippocrate. Alcuni non prendono in considerazione questi principi perché non riconosciuti ufficialmente dalla scienza. Ma non è una scusante valida, se non per coloro che abbracciano, a loro rischio e pericolo, l’aspetto più negativo dell’esoterismo e delle pratiche annesse.
L’uomo e la donna hanno cercato da sempre il “potere”, che ritengo una scelta come un’altra. Ma è anche vero che bisogna essere consapevoli che la fonte di ogni sofferenza, incomprensione e divisione, sia della singola persona sia dell’umanità intera, è basata sull’esaltazione del proprio ego. E il “potere” ne è la celebrazione maggiore.
Diviene quindi essenziale coltivare e valorizzare l’etica, perché ci aiuta a non perdere la criticità sulle nostre azioni e su quelle degli altri, e ci permette di non smarrire il nostro essere. Non riconoscere il rispetto per il prossimo può farci perdere l’empatia verso coloro che ci circondano e distruggere ciò che consideravamo il nostro traguardo, il nostro scopo, la nostra missione.
Non tutti saranno d’accordo con le mie parole, ma sono certo che ve ne siano molti che le seguono già, senza che nessuno gliele abbia suggerite, se non il proprio cuore. Oggi stiamo vivendo in un mondo alla rovescia: si parla di etica sulle cose più assurde — moda, alimentazione e comportamenti banali — che diventano scelte morali obbligate. Non ascoltatele, perché si rischia di trasformare la libertà, che deve caratterizzare il nostro animo e la nostra vita, in una serie di consuetudini atte solamente alla manipolazione e al controllo di ciò che siamo come individui.
Concludo dicendo che l’etica è riflessione, è divenire responsabili di ciò che facciamo e quindi di ciò che diventiamo, attraverso le nostre azioni. L’etica non è un ornamento del pensiero, ma la lama che separa il vero dal falso. Senza di essa, la morale diventa solo costume. Con essa, invece, l’uomo ritrova la sua dignità e la sua libertà.
Daniele Salici

