The Witchcraft Magazine

Intervista Live Professor Corrado Malanga del 9 Gennaio 2025

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D: come si è avvicinato all'ipnosi regressiva e cosa l'ha spinta ad approfondire le sue ricerche in questo campo?

R: Le mie ricerche si basavano innanzitutto sul fatto che gli americani avevano fatto da apripista, quindi avevano studiato il fenomeno delle abduction aliene utilizzando l'ipnosi regressiva. In Italia non l'aveva mai fatto nessuno, nessuno era in grado di fare l'ipnosi. Io lavoravo al Centro Ufologico Nazionale ed ero il responsabile della ricerca scientifica, se così si può dire, per questo, quando ci fu il problema di fare un'indagine su Valerio Lonzi, un ragazzo di Genova che aveva ventisette anni allora, ma a 15 anni aveva avuto un problema di abduction, noi dovemmo progettare l'ipnosi. Andai a Genova, parlai con il dottor Moretti, uno dei luminari dell'ipnosi a quel tempo, e stabilimmo che l'ipnosi poteva essere fatta in un certo modo. I parametri furono fatti, ma Moretti non riusciva a mettere in ipnosi il soggetto che ci avrebbe potuto dare delle informazioni sul suo passato e sulla sua presunta adduzione aliena, quindi mi chiamarono e mi dissero: "Fai qualcosa tu perché loro, gli esperti, non riescono". Non riuscivano perché gli esperti erano medici, ipnologi, non erano ufologi, quindi non avevano la capacità di comprendere come fare le domande giuste, momento giusto, l'intonazione giusta e così via. Aiutai Moretti a mettere in ipnosi questo ragazzo, due anni e mezzo d’ipnosi. Fu il primo caso. Alla fine delle ipnosi di due anni e mezzo, io credevo di aver capito tutto sul problema delle abduction, invece avevo scoperto solamente l'uno, il due per cento. Però una cosa l'avevo scoperta, cioè non ci si poteva agganciare agli ipnologi professionisti, perché questi sapevano fare un'ipnosi non adatta a questi casi, andava studiata e adattata, allora mi misi a studiare l'ipnosi. Tutti i lavori di Erickson, ci passai un'estate, mi lessi tantissimo sull'argomento e alla fine decisi di farla io.

D: Quindi l’ipnosi si può fare senza una specializzazione medica?

R: L'ipnosi non si può fare, la deve fare solo un medico…Falso! Non è vero, l'ipnosi la sa fare chi la sa fare. E chi è che dice chi sa fare un'ipnosi? In Italia nessuno, perché non c'è nessun corso di ipnosi. Il medico con l'ipnosi non c'entra niente. La medicina non insegna l'ipnosi. Il medico in Italia pensa che la malattia sia guarita quando i sintomi della malattia non ci sono più. Io la pensavo in modo completamente diverso, comprendendo che i medici non sapevano fare l'ipnosi mi misi a farla io, sfidando tutte quelle che potevano essere le leggi della Costituzione della Repubblica Italiana che avrebbero potuto vietare l'ipnosi, e mi assunsi la responsabilità di farlo.

D: Quali furono i risultati di questi studi?

R: Ilo tempore, quando poi terminai quel lavoro, ne avevo fatte 3.500 di ipnosi e da lì venne fuori il problema delle abduction. A questo punto, il quadro che veniva fuori dall'ipnosi, che fu il risultato principale fu: ci sono gli alieni, vengono su questo pianeta da tanto tempo e ci sono diverse razze. Ognuno si fa i cavoli suoi. Alla fine, quello che succede è che gli alieni sono collusi con i poteri forti di questo pianeta. Sia i nostri governanti che gli alieni sanno esattamente quello che sta succedendo. Quello che succede è lo sfruttamento della razza umana, soprattutto per i nostri governanti, che sono stati sfruttati da una razza umana. E quindi questo è il fine della trasmissione.

D: Che influenza ha avuto su di lei questo percorso?

R: In questo percorso io non solo avevo capito il problema dell'ipnosi, il problema dell'alieno, il problema del perché erano qui, cosa cercavano, ma avevo finito per capire chi ero io, perché a specchio mi ero sostanzialmente specchiato in questo contesto. In quell'istante io comprendo che la cosa importante non sono gli alieni. La cosa importante è la coscienza, cioè: ma perché gli alieni sono qui? Che cosa vogliono da noi? Vogliono una cosa che loro non hanno e che noi abbiamo e ce la prendono. Da questa osservazione ho cominciato a capire che sostanzialmente noi dovevamo, prima di capire gli alieni, capire chi eravamo noi. Quindi ho dovuto cominciare un percorso di introspezione che mi avrebbe portato alla conclusione del fatto che noi siamo sostanzialmente tre pezzi messi insieme: una parte animica, una parte mentale e una parte spirituale. Attraverso la presenza dell'alieno su questo pianeta, che è una presenza parassitaria, abbiamo avuto la possibilità di comprendere qual era la nostra vera natura.

D: Che cosa voleva dire questo secondo il suo parere?

R: Voleva dire sostanzialmente una cosa sola, che gli antichi avevano preso cantonate. Perché? Perché quelli che loro credevano gli antichi dei erano sostanzialmente i nostri alieni. Gli alieni che si erano fatti passare per dei normalmente, perché a loro conveniva, ma che oggi non possono più farsi passare per dei perché sono passati tanti anni e l'essere umano, per quanto possa essere un po' rimbambito, ha cominciato a capire che le cose non stanno così, che in quella direzione non ci si va, che siamo stati gabbati per centinaia di migliaia di anni da qualcuno che si faceva passare per Dio, il falso dio del Pistis Sophia, l'arconte della mitologia che utilizzava gli esseri umani come trappole per anime. La parte animica era quella cosa che serviva, che interessava all'alieno. Perché? Perché l'alieno ha a volte corpo, a volte una mente, uno spirito, ma non ha parte animica e la parte animica ha una caratteristica, cioè è un gruppo di tensori, di vettori che non ha l'as del tempo, quindi vive in modo totalmente non locale nel tempo. Questo è quello che succede, vuol dire che è immortale, vuol dire che non ha la possibilità di vivere.

D: Che cosa cercava l’alieno?

R: L’alieno aveva un problema, ecco cosa cercava l'alieno. L'alieno cercava dentro di noi l'informazione dell'immortalità e questa cosa la ritroviamo nel mito. L'alieno non voleva morire, non voleva fare l'esperienza della morte e noi, nel tentativo di capire a che cosa servissero le nostre ricerche, avevamo pensato all'inizio di credere che stavamo andando in una direzione, cioè studiare gli alieni. In realtà stavamo studiando noi, cioè noi perché siamo qui, perché ci siamo confrontati con gli alieni, perché abbiamo avuto bisogno di crearci questa esperienza, chi ci ha portato su questo pianeta, su questo mondo, su questo livello energetico. E così si scopriva una cosa interessante: noi siamo venuti qui per fare l'esperienza, l'esperienza della vita e della morte, perché solo attraverso l'esperienza della morte fisica noi comprendiamo che in questo universo la morte non esiste. L'alieno aveva paura di morire, paura di fare l'esperienza della morte, l'alieno usa la nostra energia per evitare di morire, non vuole progredire perché l'unica possibilità di progredire è fare l'esperienza per la quale siamo venuti qua.

D: Come si è avvicinato allo studio delle piramidi?

R: Ci sono caduto per caso in realtà, nel problema delle piramidi. Abbiamo studiato la piramide di Chefren, la piramide di Cheope e abbiamo visto che la piramide era una macchina per far rivivere il faraone. Il faraone, quando stava per morire, veniva introdotto in questa macchina e, attraverso una serie di meccanicismi che utilizzavano la vibrazione, quindi il suono, suoni e infrasuoni vengono spediti dentro la vasca della stanza del re, del faraone, dove dentro non c'era il faraone ma c'era un povero disgraziato animico. La parte animica si stacca e, attraverso un circuito elettrico che invece di essere fatto di fili elettrici è fatto di acqua, quindi un percorso di acqua passa nella stanza di sotto. Nella stanza di sotto questa vibrazione produce un'interferenza con il vero faraone che è stato introdotto in una specie di canna d'organo di legno che vibra a una frequenza molto bassa e la parte animica del piano di sopra entra nel soggetto del piano di sotto. Il faraone che sta per morire si rigenera.

D: Questo aveva qualche attinenza con i suoi studi sulle abduction?

R: Questa cosa, quando noi l'abbiamo vista, l'abbiamo studiata, ci siamo subito resi conto che era identica al racconto che gli addotti, che descrivevano quando venivano portati nella macchina volante aliena. Viene preso il soggetto, viene portato e introdotto in una specie di vasca con l'acqua dentro, parte una vibrazione, la parte animica si stacca ed in ipnosi si vede perfettamente perché viene raccontata questa cosa e la parte animica entra in un cilindro verticale dove c'è dentro un alieno. L'alieno viene rigenerato, la parte animica si stacca e torna nel suo contenitore originale. Scoprivamo che gli antichi egizi, ovviamente la casta dei re, dei sacerdoti, non il popolo che non aveva parte animica, raccontava lo stesso percorso che gli alieni oggi in qualche modo fanno. Dentro di noi c'è una parte animica, una parte mentale, una parte spirituale. E se queste tre parti si riuniscono e si torna a essere quello che eravamo all'inizio, cioè la coscienza integrata, non c'è più nessun comandante che ci comanda. Non c'è nessun alieno che ci può in qualche modo impensierire. Non c'è nessuno che ci possa dire qualche cosa. Perché noi, in quell'istante, ci ricordiamo che siamo.

D: Qual è la ciliegina finale?

R: La ciliegina finale è che noi siamo i creatori dell'universo. Questo veniva fuori anche dalle ipnosi profonde, perché quando si mette in ipnosi un soggetto, la parte animica esce e ci racconta dei massimi sistemi. Ci racconta quando non c'era nessuno nell'universo, ci racconta da come è nata, che tutto il resto è venuto dopo. Ci racconta che noi siamo i creatori dell'universo, che noi siamo venuti qui, abbiamo creato la realtà di questo universo, per fare quell'esperienza che alla coscienza mancava. Alla coscienza manca l'esperienza della dualità, cosa vuol dire essere in due? La coscienza è una cosa sola. La coscienza quindi non sa tutto, la coscienza sa di se stessa, ma non sa che cosa vuol dire essere in due. L'unico modo per acquisire consapevolezza di questo è colmare questa grave lacuna, che renderà la coscienza da imperfetta a perfetta, è fare l'esperienza della vita. Alla fine di tutti i giochi noi abbiamo capito che la morte in quest’universo non esiste, perché la morte è duale, ma l'unico modo per capirlo è fare l'esperienza della morte corporea, perché in quell'istante capisci che non muori. Perché la morte in questo universo non c'è. La coscienza... La coscienza è eterna. L'alieno, che è qui, ha una parte mentale, ha una parte spirituale, ma non ha la parte animica, che è quella che contiene l'informazione che la morte non esiste. È come una scheda di computer, se non c'è la scheda audio, il computer non parla. Bene, l'alieno ha paura di morire, e per non morire ci ciuccia l'anima a noi. In termini molto semplici.

D: Che progetti ha in serbo per il futuro?

R: Il prossimo anno esce il mio ultimo libro sui fenomeni mariani in una nuova luce, qualcosa che non è mai stato scritto, qualcosa che non è mai stato detto. Dietro i fenomeni mariani c’è un fenomeno che non è mai stato scritto, la Madonna non c'entra niente. Dietro c'è un fenomeno tecnologico che fa credere a Vichka di Međugorje di aver parlato con la Madonna. Invece Vichka ha avuto problemi sulla corteccia cerebrale e vede in realtà come ci sono gli studi di Gagliardi e Marnelli, che sono due neurofisiologi che hanno studiato questo fenomeno, che dietro c'è qualcuno che si vuole far credere Dio. E perché? Perché la religione e soprattutto le religioni monoteiste sono qualcosa di fondamentale per il processo di globalizzazione. L'alieno non può scendere su questo pianeta ora. Prima bisogna fare in modo che ci sia un solo partito politico, un solo modo di pensare. Quando sono tutti uguali e l'alieno ha creato su questo pianeta una civiltà uguale alla sua, l'alieno scende. Quindi l'alieno scende come Dio. L'alieno scende come il Gesù che ritorna, Gesù Cristo, Joshua Krishna, la nona reincarnazione di Visnu.

D: Quindi, lei sostiene che tutto ciò che conosciamo sulle apparizioni mariane sia in realtà un inganno?

R: Esattamente. È tutto un inganno ben orchestrato. L'alieno non ha bisogno di manifestarsi direttamente; preferisce rimanere nascosto. Perché mostrarsi significherebbe rivelare il loro vero obiettivo: sfruttare la nostra vita, le nostre risorse. Nascondendosi, gli alieni possono continuare il loro lavoro senza interruzioni, senza scatenare il panico o la ribellione tra la popolazione umana. E il prossimo anno, quando il mio libro uscirà, spero che aprirà gli occhi a molti su ciò che è realmente accaduto e su ciò che continua ad accadere sotto le nostre inosservanti narici.

D: Cosa ne pensa degli oggetti non identificati che sono stati avvistati soprattutto in America?

R: Questi droni, sono droni si vedono dalle fotografie, si vede benissimo, basta fare le fotodensitometrie. Non hanno fatto vedere le fotografie analizzate dall’FBI perché loro dicono, sappiamo chi sono, ma non ve lo diciamo. State tranquilli, sappiamo chi sono, non sono ostili. Invece certo che non sono ostili. I russi non vogliono fare la guerra all'America, vogliono semplicemente dire a Trump, quando tu entrerai a governare, ricordati che noi, se vogliamo, spingiamo un pulsante e domani mattina l'America non c'è più.

D: Quindi, in sostanza, ciò che stai suggerendo è che questi droni potrebbero non essere altro che una dimostrazione di forza o una minaccia velata nei confronti degli Stati Uniti, una sorta di messaggio da parte dei russi?

R: Esattamente. È una dimostrazione di potenza tecnologica e di supremazia tattica. Non è necessario scatenare una guerra convenzionale quando puoi seminare il panico e dimostrare la tua superiorità con atti che non richiedono un confronto diretto. Questi droni, che sono altamente sofisticati, mostrano che la Russia può penetrare il territorio americano, o qualsiasi altro territorio, senza essere rilevati e senza incontrare resistenza significativa. È un cambio di paradigma nella guerra moderna.

D: Passando a un altro argomento, ci sono molte teorie e speculazioni riguardo agli alieni e ai loro presunti piani per l'umanità. Qual è la sua opinione al riguardo?

R: Le mie ricerche e le mie esperienze mi portano a credere che molte delle cosiddette interazioni alieni-umani non siano altro che malintesi o esagerazioni. Gli alieni, se esistono, operano in modi che noi non possiamo facilmente comprendere. Noi attribuiamo loro intenzioni basate sul nostro modo di vedere il mondo, ma questo è un errore. Dobbiamo essere cauti nel fare affermazioni definitive su ciò che gli alieni vogliono o non vogliono da noi.

D: Secondo il suo parere siamo mai stati realmente sulla Luna?

R: La mia risposta è mai. Mai stati sulla Luna con le tecnologie che conosciamo pubblicamente. Se ci siamo andati, ci siamo andati con altri sistemi, ma non con il Lunar Excursion Module. Non ha mai superato una prova di laboratorio, mai. Immaginate un astronauta che debba pilotare un modulo sapendo che non funziona. Davvero pensate che io sarei così sciocco da rischiare la mia vita in quella situazione? Assolutamente no. Questo è solo un aspetto cruciale. Considerate che tra l'ombra lunare e il sole ci sono circa 250 gradi di variazione termica, da meno 100 a più 150 gradi. Pensate a quella lamiera di alluminio, esposta direttamente al sole e subito dopo all'ombra, che si dilata e si apre come una scatoletta di tonno. Riflettete sulle fotografie e sulle pellicole di plastica che avrebbero dovuto subire queste distorsioni termiche. Considerate le radiazioni di neutroni sulla Luna, che secondo i studi della NASA avrebbero dovuto coprire completamente le pellicole con uno strato bianco. Abbiamo superato le fasce di Van Allen? Cristoforetti dice che siamo a 400 km di altitudine perché non possiamo andare più in alto a causa delle fasce di Van Allen, dove i protoni ad alta energia ti fanno una radiografia passando attraverso il corpo. Eppure, loro dicono di essere andati sulla Luna con tecnologie primitive. E invece loro c'erano andati con un Commodore 64 sulla Luna. Più che altro perché poi non siamo più stati in grado di tornarci, quindi tu ci vai con una scatola di tonno e adesso che la tecnologia ha maturato 60 anni di storia non ci vai più.

D: Quindi sostiene che ci sia stata una sorta di dissimulazione o copertura?

R: Esattamente. La narrativa ufficiale ha troppe incongruenze e problemi tecnologici che non sono stati adeguatamente spiegati. Dobbiamo chiederci perché ci sono queste discrepanze e cosa stanno effettivamente nascondendo.

D: Considerando tutte queste problematiche internazionali e la presunta presenza aliena, qual è il ruolo della comunità scientifica in tutto questo?

R: Il ruolo della comunità scientifica dovrebbe essere quello di esaminare i fatti con un approccio neutrale e basato sull'evidenza. Purtroppo, la politica spesso influisce sulle ricerche scientifiche, specialmente quando si tratta di argomenti che possono avere grandi implicazioni geopolitiche o sociali. Dovrebbe esserci uno sforzo maggiore per mantenere la ricerca libera da influenze esterne e per comunicare le scoperte in modo chiaro e onesto al pubblico.

D: Quali sono i prossimi passi nella sua ricerca? A quali domande sta cercando risposta?

R: Continuo ad esplorare le interazioni tra percezione umana e fenomeni non identificati. Una delle domande chiave che voglio indagare è come le nostre aspettative culturali e psicologiche influenzano le testimonianze di incontri con l'ignoto, sia che si tratti di UFO sia di altre esperienze anomale. Inoltre, sto cercando di sviluppare migliori metodologie per distinguere tra spiegazioni naturali e anomalie autentiche nei dati raccolti.

D: Un ultimo pensiero per i nostri lettori?

R: Invito tutti a rimanere curiosi ma critici. Non accettate affermazioni straordinarie senza prove straordinarie, e ricordatevi che il nostro desiderio di credere a volte può oscurare il nostro giudizio. Continuate a interrogare, a esplorare e a cercare la verità, ma fate sempre attenzione a dove e come cercate le informazioni.

D: Grazie, professore, per le sue riflessioni profonde e per aver condiviso le sue ricerche e opinioni con noi oggi.

R: È stato un piacere essere vostro ospite, spero che questa conversazione abbia acceso una scintilla di curiosità e che incoraggi una ricerca più profonda e personale su questi temi complessi.

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L’autore

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Daniele Corsini è un ricercatore esoterico indipendente e fondatore di The Witchcraft, progetto editoriale e culturale dedicato allo studio delle tradizioni occulte, del simbolismo, della magia e dei sistemi iniziatici occidentali. Il suo lavoro intreccia ricerca storica, interpretazione simbolica e divulgazione narrativa, con l’intento di restituire dignità e profondità al sapere magico contemporaneo, affrontando l’esoterismo non come semplice curiosità, ma come linguaggio vivo del mistero, della trasformazione interiore e del rapporto tra l’uomo e l’invisibile.
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