Attorno al XV secolo, la fase della Citrinitas fu assimilata agli altri aspetti dell’alchimia. Alcuni alchimisti la unirono all’Albedo, intendendola come parte conclusiva; altri, la maggior parte la accorparono alla Rubedo, considerandola l’inizio della fase finale. In ogni caso, merita un approfondimento.
La Citrinitas è associata alla combustione e alla luminosità del fuoco (aspetto materiale) e del sole (aspetto spirituale), all’alloro, all’aria, all’estate, alla giovinezza e al temperamento sanguigno. Simboleggia l’illuminazione della coscienza, il passaggio dalla visione lunare dell’Albedo a quella solare. È il momento in cui l’individuo consolida la conoscenza acquisita e la applica eticamente, trasformando così la propria visione del mondo. Sotto la luce spirituale-solare, il nostro modo di percepire cose e persone si apre a nuovi orizzonti: cadono i preconcetti, le differenze diventano più labili e mutano i nostri valori.
Il suo attributo è maschile, mentre l’Albedo rappresenta una fase prettamente femminile. Questa sublimazione raffigura il matrimonio alchemico, che conduce alla nascita della Rossa Pietra Filosofale: la Rubedo.
La fusione in un’unica fase potrebbe derivare dall’espansione di nuovi pensieri filosofici. Nel 1492, con la caduta di Granada e la conclusione della Reconquista, molti matematici, artisti e cabalisti, arabi ed ebrei, furono espulsi dalla penisola iberica, diffondendosi in Europa e portando con sé il proprio sapere. Questa interconnessione non generò un insegnamento unitario, ma – come ipotesi rinascimentale – si delineò un intreccio tra alchimia e cabala coltivato da pensatori come Agrippa e Paracelso, che si interrogavano sul potere rivelatore di numeri, lettere e colori nel cammino dell’Anima.
In parallelo, nello stesso periodo, i Tarocchi acquisirono notorietà nelle corti italiane. Già si parlava da tempo dei naibi, detti comunemente trionfi, a Firenze minchiate, a Bologna Tarocchino. Nel 1442 la corte estense di Ferrara documentò la produzione di mazzi decorati, mentre attorno al 1450 un affresco a Palazzo Borromeo a Milano raffigura il gioco. Per oltre un secolo i Tarocchi si diffusero tra le élite italiane e francesi, raggiungendo il culmine nel XVII secolo grazie alla stampa xilografica. Solo alla fine del XVIII secolo, in Francia, vennero associati all’occultismo e alla divinazione: segno che alchimisti e cabalisti cercarono di incorporare nei Tarocchi la propria simbologia esoterica.
Tornando alla Rubedo, fase conclusiva dell’alchimia, essa rappresenta il compimento dell’intera Opera. Il termine latino rubedo significa “rossore” e questa “Opera al Rosso”, che segue Nigredo e Albedo, culmina nella creazione della Pietra Filosofale e nella trasmutazione dei metalli vili in oro.
I suoi simboli includono la fenice, l’uovo, la rosa rossa e il re incoronato. Essendo il rosso percepito dagli alchimisti come colore intermedio tra bianco e nero, luce e oscurità, la Rubedo esprime la riconciliazione degli opposti: spirito e materia, maschile e femminile, generando il rebis o androgino.
La Rubedo è la fase della realizzazione del Sé, in cui le polarità si dissolvono. Jung la interpreta come “coniunctio”, l’unione alchemica tra coscienza e inconscio, corpo e spirito. È la trasformazione in cui l’Io si scioglie nel Sé, dando vita a un’identità integrata. In sintesi, la Citrinitas è il risveglio della saggezza; la Rubedo è la nascita del Sé autentico. Questo aspetto è compatibile con ciò che nelle tradizioni magiche moderne è denominato “Passaggio dell’Abisso”, momento in cui mente e anima si confrontano e si dissolvono nel Vuoto per superare l’illusione dell’io. Erroneamente alcuni l’hanno associato alla Nigredo, ma si tratta di una trasmutazione ben più elevata della semplice “putrefazione” di cui quella fase è simbolo.
Carl Gustav Jung riconobbe nell’alchimia una potente metafora del processo psichico di individuazione, e le fasi di Citrinitas e Rubedo ne rappresentano momenti cruciali. Non le considerava semplici tappe, ma stati della coscienza interconnessi.
Ricapitolando, l’alchimia è una disciplina antica, un cammino iniziatico che impiega il linguaggio simbolico per descrivere la trasformazione dell’essere umano. Il suo obiettivo è la trasmutazione dei metalli vili in oro – in senso chimico e spirituale – la conoscenza di sé e l’unione di materia e spirito. Le sue tre fasi principali:
Nigredo (Opera al Nero).
Dissoluzione dell’ego, caos interiore, morte simbolica. Purificazione iniziale.
Albedo (Opera al Bianco)
Rinascita dell’anima, chiarezza e consapevolezza. Illuminazione spirituale.
Citrinitas/Rubedo (Opera al Rosso)
Realizzazione finale, unione degli opposti. Illuminazione e integrazione del Sé.
La Grande Opera mantiene intatto il proprio valore e continua a lasciare tracce nel misticismo occidentale e nella cultura contemporanea. Ormai è risaputo che molte grandi scoperte della chimica moderna sono attribuibili agli antichi alchimisti.
Auguro un buon Cammino a tutti.
Daniele Salici

