Le parole cominciano a scivolare proprio quando sembrano più familiari. Spiritismo, spiritualismo, medianità, channeling, seduta, trance, incorporazione, chiaroveggenza, psicografia. Tutto finisce spesso nello stesso sacco, come se bastasse pronunciare “spiriti” perché ogni distinzione diventasse superflua. Ma è proprio qui che nasce la confusione. Una tradizione si perde meno per mancanza di fascino che per eccesso di parole usate senza misura. Prima di entrare nel vivo delle sedute, dei medium, dei tavoli e dei fenomeni, bisogna dunque fermarsi sulle definizioni. Non per sterilizzare l’argomento, ma per dargli ossatura.
Lo spiritismo, nel senso moderno e storico del termine, è un movimento religioso, filosofico e pratico fondato sull’idea che gli spiriti dei defunti sopravvivano alla morte e possano comunicare con i vivi attraverso persone dotate di una particolare sensibilità, i medium. Nasce nel XIX secolo, nel clima delle sedute domestiche, dei tavoli giranti, delle comunicazioni ricevute per colpi, scrittura, trance o manifestazioni fisiche. Trova una sistemazione dottrinale particolarmente influente con Allan Kardec, che non si limita a raccogliere fenomeni, ma costruisce una vera visione dell’esistenza: sopravvivenza dell’anima, progresso morale degli spiriti, reincarnazione, pluralità dei mondi abitati, educazione spirituale attraverso l’esperienza.
Lo spiritualismo, soprattutto nel contesto anglosassone, è un termine più ampio e insieme più specifico secondo i luoghi in cui viene usato. Indica il movimento moderno di comunicazione con gli spiriti che si sviluppa soprattutto negli Stati Uniti e nel mondo britannico a partire dalla metà dell’Ottocento. Condivide con lo spiritismo l’idea della sopravvivenza e della comunicabilità dei defunti, ma non coincide necessariamente con il kardecismo. In particolare, lo spiritualismo anglosassone non accoglie sempre la dottrina della reincarnazione, centrale invece nello spiritismo kardecista. Già questa differenza basta a mostrare perché i due termini non vadano sovrapposti con leggerezza.
In italiano, la parola “spiritismo” tende spesso a inglobare tutto: Kardec, le sedute, i medium, i fantasmi, la Ouija, i tavoli parlanti, la comunicazione con i defunti. È comprensibile, ma impreciso. Quando parliamo di spiritismo in senso stretto, parliamo di un sistema dottrinale e pratico. Quando parliamo di spiritualismo moderno, parliamo soprattutto del movimento medianico angloamericano e delle sue diramazioni. Quando parliamo di medianità, invece, non stiamo indicando una dottrina, ma una facoltà o funzione: la capacità, vera, presunta, interpretata o attribuita, di fare da tramite fra il mondo visibile e il mondo degli spiriti.
La medianità è dunque il ponte, non l’intero edificio. Un medium può operare dentro un contesto spiritista, spiritualista, religioso, esoterico, popolare o perfino non dottrinale. Può credere nella reincarnazione kardecista, oppure no. Può interpretare le proprie percezioni come messaggi dei defunti, degli spiriti guida, degli angeli, degli antenati, di entità disincarnate, di maestri spirituali, di presenze del luogo. Può lavorare in seduta collettiva, in consulto privato, in scrittura automatica, in trance, in guarigione spirituale, in investigazione di case infestate. La medianità non appartiene a un’unica scuola, e proprio per questo richiede classificazione.
La prima grande distinzione è fra medianità mentale e medianità fisica. La medianità mentale riguarda comunicazioni che sembrano passare attraverso la coscienza, la percezione o l’interiorità del medium: impressioni, parole udite interiormente, immagini, intuizioni, sensazioni corporee, sogni, visioni, scrittura automatica, psicografia, messaggi ricevuti in stato di concentrazione o trance leggera. In questo caso il corpo del medium non produce necessariamente fenomeni esteriori visibili a tutti; il fenomeno principale è il contenuto comunicato.
La medianità fisica, invece, riguarda manifestazioni che sembrano prodursi nell’ambiente: colpi, movimenti di tavoli, levitazioni, rumori, materializzazioni, apparizioni parziali o complete, apporti, impronte, luci, voci dirette, fenomeni tattili, spostamento di oggetti, presunte emissioni ectoplasmiche. Nella storia dello spiritismo ottocentesco e primo-novecentesco, questa forma di medianità ebbe un’enorme importanza perché prometteva qualcosa che la comunicazione mentale da sola non poteva offrire: un fenomeno osservabile, condiviso, potenzialmente documentabile. Il morto non parlava soltanto attraverso l’interiorità del medium; sembrava agire sulla materia.
La differenza fra medianità mentale e fisica, però, non va intesa come separazione assoluta. Molti medium storici furono associati a entrambe le forme. Una seduta poteva cominciare con colpi sul tavolo, proseguire con scrittura, includere trance, voce, materializzazioni, messaggi morali o personali. Lo spiritismo nasce proprio in questa fluidità. Solo in seguito, per necessità di studio, disciplina o polemica, le categorie diventano più rigide. Classificare serve a capire; non bisogna però dimenticare che nella pratica storica i fenomeni spesso si mescolano.
La scrittura automatica occupa un luogo particolare. Consiste nel lasciare che la mano scriva parole, frasi o interi testi che il soggetto attribuisce a una fonte spirituale, inconscia o comunque non ordinariamente volontaria. In ambito spiritista, la scrittura automatica è stata spesso interpretata come comunicazione degli spiriti. In ambito psicologico e letterario, invece, è stata letta come manifestazione dell’inconscio, dell’automatismo psichico, della dissociazione, della creatività non controllata. I surrealisti ne fecero un metodo poetico; gli spiritisti un mezzo di contatto; gli psicologi un caso da interrogare. Lo stesso gesto, tre mondi interpretativi diversi.
La psicografia è strettamente legata alla scrittura automatica, ma nel linguaggio spiritista assume spesso un significato più definito: la produzione di testi attribuiti a spiriti disincarnati attraverso il medium scrivente. In alcune tradizioni spiritiste, soprattutto di area kardecista e brasiliana, la psicografia diventa un fenomeno centrale, capace di produrre lettere consolatorie, messaggi morali, testi dottrinali, perfino opere letterarie attribuite a defunti o spiriti guida. Qui la questione non è soltanto “chi scrive?”, ma quale statuto attribuire al testo: documento spirituale, automatismo, elaborazione inconscia, costruzione culturale, frode, esperienza sincera ma non verificabile.
La chiarudienza medianica indica la percezione di voci, parole o messaggi non udibili dagli altri presenti. Può essere interiore, come una frase che sorge nella mente con carattere di alterità, oppure percepita come voce esterna. La chiaroveggenza medianica riguarda invece immagini, scene, volti, luoghi, simboli, apparizioni interiori o visionarie. La clairsentience, termine oggi molto diffuso in ambiente anglofono e contemporaneo, indica una percezione attraverso sensazioni corporee o emotive: il medium “sente” uno stato, un dolore, un’emozione, una presenza. Tutte queste forme appartengono alla medianità mentale e richiedono enorme prudenza interpretativa, perché il confine fra percezione, intuizione, memoria, suggestione e messaggio attribuito allo spirito può essere molto sottile.
La trance è un’altra categoria fondamentale. Non ogni medium entra in trance, e non ogni trance è medianica. In ambito spiritista, la trance indica uno stato modificato di coscienza in cui il medium può ricevere o trasmettere comunicazioni con minore controllo ordinario. La trance può essere leggera, con il medium ancora consapevole, o profonda, con amnesia parziale o totale dell’esperienza. Storicamente, molti fenomeni di incorporazione, voce diretta, scrittura automatica e comunicazione verbale sono stati descritti in relazione alla trance. Essa rappresenta una zona delicata perché si colloca fra religione, psicologia, teatro del corpo, dissociazione, tecnica rituale e interpretazione spirituale.
L’incorporazione, o trance a controllo, indica il caso in cui uno spirito sembrerebbe parlare o agire attraverso il corpo del medium. Il volto cambia espressione, la voce assume un tono diverso, la postura si modifica, il lessico può mutare, talvolta si manifesta una personalità distinta. In alcune tradizioni spiritiste si parla di comunicazione per incorporazione; in altre religioni medianiche e afro-diasporiche si parlerebbe piuttosto di possessione, incorporazione rituale, ricezione dell’entità o manifestazione del santo, dell’orixá, del loa, dell’egum, secondo contesti molto differenti. Confondere tutto sarebbe grave. L’incorporazione spiritista non è identica alla possessione rituale di una religione iniziatica, e nessuna delle due andrebbe ridotta a “recitare uno spirito”.
Le voci dirette appartengono invece ai fenomeni della medianità fisica. In questo caso la voce non sembrerebbe uscire dalla bocca del medium, ma manifestarsi nell’ambiente, talvolta attraverso strumenti come trombe medianiche o megafoni utilizzati nelle sedute. Nell’Ottocento e nel primo Novecento furono raccontati molti episodi di voci dirette, spesso in condizioni di oscurità o penombra, e proprio per questo molto discussi. Per i credenti erano prove forti della presenza spiritica; per gli scettici, terreno ideale per frodi, ventriloquio e manipolazioni. Anche qui la questione storica non è solo stabilire chi avesse ragione, ma comprendere perché una voce senza corpo fosse percepita come una prova così potente.
Le materializzazioni rappresentano forse il fenomeno più spettacolare e controverso della medianità fisica. Mani, volti, corpi interi o parziali, veli, forme luminose, sostanze biancastre interpretate come ectoplasma, figure che sembrano emergere accanto al medium. La storia dello spiritismo è piena di materializzazioni celebri, fotografie discusse, smascheramenti, difese appassionate, indagini. Il fenomeno affascinava perché prometteva di trasformare il morto da comunicante invisibile a presenza quasi corporea. Non più soltanto messaggio, ma apparizione tangibile. Proprio per questo fu anche uno dei campi più esposti alla frode e allo spettacolo.
Gli apporti, o fenomeni di apporto, indicano la comparsa inspiegata di oggetti durante una seduta o in rapporto a un medium: fiori, pietre, piccoli oggetti, talvolta sostanze o manufatti ritenuti provenienti da altrove. In senso inverso si parla talvolta di asporti, cioè sparizione di oggetti. Questi fenomeni appartengono alla grande famiglia delle manifestazioni fisiche e furono spesso interpretati come prova dell’azione degli spiriti sulla materia. Ma anche qui la storia impone cautela. L’apporto è potente come immagine perché sembra rendere materiale il passaggio fra mondi; proprio per questo richiede controllo severo, perché la teatralità dell’oggetto apparso può facilmente sostituire la verità del fenomeno.
Il tavolo girante, la planchette e la tavoletta Ouija costituiscono un’altra famiglia di strumenti. Qui il medium può essere sostituito, o affiancato, dal gruppo e dal dispositivo. Le mani dei partecipanti si appoggiano al tavolo o alla planchette; il movimento produce risposte, lettere, colpi, orientamenti. Dal punto di vista spiritista, lo spirito agirebbe attraverso i partecipanti o attraverso il dispositivo. Dal punto di vista psicologico, entra in gioco il cosiddetto effetto ideomotorio: movimenti inconsapevoli e minimi del corpo che possono produrre risposte senza deliberata volontà cosciente. Ridurre tutto all’effetto ideomotorio può essere insufficiente per chi studia la cultura dello spiritismo; ignorarlo del tutto sarebbe ingenuo. La tavola parlante vive precisamente in questa ambiguità.
La medianità si distingue anche secondo il tipo di spirito o entità con cui si ritiene di comunicare. Nello spiritismo classico si parla soprattutto di defunti, spiriti disincarnati, spiriti più o meno elevati. Nel channeling contemporaneo, invece, l’interlocutore non è sempre un morto umano. Può essere una guida, un maestro asceso, un’entità collettiva, una coscienza cosmica, un essere extraterrestre, una intelligenza angelica, una forma transpersonale. Il channeling eredita dalla medianità la struttura del tramite, ma sposta il campo dall’aldilà dei defunti a una più vasta cosmologia dell’invisibile. Per questo va studiato accanto allo spiritismo, ma non confuso con esso.
Il channeling è spesso più dottrinale che probatorio. Lo spiritismo ottocentesco voleva dimostrare che i morti sopravvivono; il channeling moderno vuole spesso trasmettere insegnamenti, energie, visioni cosmologiche, messaggi evolutivi. La figura del defunto familiare cede il posto a entità guida. Il tono cambia: meno lutto, più rivelazione; meno tavolo, più discorso; meno domanda privata, più insegnamento universale. Naturalmente esistono eccezioni e sovrapposizioni, ma la tendenza è riconoscibile.
Un’altra distinzione necessaria riguarda fantasmi e medium. Un fantasma, una presenza infestante, un fenomeno di haunting, non è necessariamente il prodotto di medianità. Può essere interpretato come spirito legato a un luogo, residuo psichico, memoria ambientale, energia emotiva, presenza intelligente, fenomeno paranormale, suggestione collettiva o costruzione folklorica. Il medium può intervenire per interpretare, comunicare o pacificare, ma il fenomeno di infestazione appartiene a una categoria diversa dalla seduta spiritica. La casa infestata non è una seduta che avviene da sola; è un luogo in cui una presenza, reale o interpretata, sembra manifestarsi spontaneamente.
La parapsicologia complica ulteriormente il quadro. Essa non parte necessariamente dalla premessa spiritista che i defunti comunichino. Studia fenomeni come telepatia, chiaroveggenza, precognizione, psicocinesi, apparizioni, poltergeist, esperienze di crisi, sopravvivenza della coscienza, cercando metodi di osservazione, esperimenti, controlli, statistiche. Alcuni ricercatori furono interessati alla sopravvivenza post mortem; altri preferirono spiegazioni psi fra vivi, come telepatia o chiaroveggenza, senza ricorrere agli spiriti. Perciò parapsicologia e spiritismo si toccano, ma non coincidono. Lo spiritismo è dottrina e pratica di comunicazione con gli spiriti; la parapsicologia è tentativo di studiare fenomeni anomali con strumenti di ricerca.
Questa distinzione è importante anche per comprendere il rapporto fra medium e frode. La storia dello spiritismo è piena di smascheramenti, trucchi, fotografie false, ectoplasmi di garza, voci prodotte artificialmente, apporti preparati, messaggi generici adattati al consultante. Ma sarebbe un errore ridurre l’intera storia della medianità alla truffa. Sarebbe altrettanto errato ignorare quanto la frode abbia modellato la percezione pubblica dello spiritismo. La medianità è un campo vulnerabile perché lavora su ciò che è difficile verificare e su bisogni emotivi profondi. Proprio per questo richiede un’etica severa.
Il medium occupa infatti una posizione delicatissima. Se è considerato tramite dei defunti, può esercitare un’enorme influenza su persone in lutto, fragili, spaventate o desiderose di risposte. Una frase attribuita a un morto può pesare più di qualunque consiglio umano. Può consolare, ma anche ferire, manipolare, creare dipendenza, orientare decisioni, alimentare sensi di colpa. Per questo una medianità seria, qualunque sia la posizione personale sulla realtà dei fenomeni, dovrebbe sempre diminuire il disordine, non aumentarlo. Dovrebbe favorire discernimento, non dipendenza. Dovrebbe rispettare i vivi tanto quanto i morti.
L’etica del contatto, che avrà una pagina propria, nasce proprio da qui. Non basta dire “ho ricevuto un messaggio”. Bisogna chiedersi che cosa produce quel messaggio. Porta pace o ricatto? Aiuta il lutto o lo riapre compulsivamente? Riconosce la libertà del consultante o lo lega al medium? Usa il nome del defunto con rispetto o come leva di potere? Chiede cifre sproporzionate? Promette risultati garantiti? Trasforma ogni dolore in maledizione o presenza negativa? La medianità non può sottrarsi a queste domande, perché la comunicazione con i morti è uno dei campi più facili da contaminare con abuso e suggestione.
La psicologia, dal canto suo, offre strumenti preziosi ma non definitivi. Automatismo, dissociazione, immaginazione attiva, lutto, desiderio di continuità, effetto ideomotorio, memoria, suggestione, dinamiche di gruppo, cold reading, stati alterati di coscienza: tutto questo aiuta a comprendere molti fenomeni medianici. Ma spiegare il meccanismo psicologico di una parte dell’esperienza non esaurisce necessariamente il significato culturale, simbolico o spirituale che essa assume per chi la vive. Anche quando una comunicazione spiritica può essere letta come costruzione psichica, essa resta un fatto umano. Ha effetti, produce senso, modifica il lutto, orienta comportamenti. Non è “nulla” solo perché può essere interpretata psicologicamente.
D’altra parte, l’esperienza soggettiva intensa non è una prova sufficiente dell’origine spiritica. Sentire una voce, vedere un’immagine, scrivere parole non previste, percepire una presenza, commuoversi davanti a un messaggio, non basta a stabilire che un defunto abbia comunicato. Questo è il punto di equilibrio più difficile. Una posizione seria deve evitare sia la riduzione sprezzante sia l’accettazione automatica. Lo spiritismo e la medianità abitano un territorio dove credenza, esperienza, interpretazione e verifica non si lasciano separare facilmente.
La medianità mentale, proprio perché meno spettacolare, è spesso la più diffusa. Molti medium contemporanei non producono tavoli levitanti o materializzazioni, ma comunicazioni intuitive, messaggi, immagini, sensazioni, descrizioni di defunti, frammenti biografici, parole di conforto. Questo tipo di medianità si avvicina talvolta alla consulenza spirituale, con tutti i rischi del caso. La sua forza sta nell’intimità; il suo pericolo nella verificabilità debole. Una frase ben posta può sembrare precisa perché tocca un bisogno universale. Una coincidenza può apparire come prova. Una informazione generica può essere interpretata retroattivamente. Per questo il medium serio dovrebbe essere il primo a non abusare della credulità.
La medianità fisica, al contrario, fu storicamente più esposta all’indagine pubblica. Proprio perché prometteva fenomeni visibili, attirò scienziati, illusionisti, fotografi, giornalisti, ricercatori. Tavoli, ectoplasmi, materializzazioni, apporti, voci dirette potevano essere controllati, almeno in teoria. Questo rese la medianità fisica il grande teatro della battaglia fra credenti e scettici. Alcuni fenomeni furono smascherati come frodi. Altri restarono controversi. Altri ancora furono difesi da osservatori ritenuti seri. Per la storia dello spiritismo, non è necessario risolvere ogni caso in una pagina generale; è necessario capire perché il corpo del medium divenne il luogo di un conflitto fra fede, scienza e spettacolo.
La questione del genere è altrettanto importante. Molte grandi medium furono donne, e lo spiritismo offrì loro, in certi contesti, uno spazio pubblico altrimenti difficile da ottenere. Attraverso la trance, la scrittura o la voce degli spiriti, donne che la società avrebbe voluto silenziose poterono parlare, insegnare, guidare circoli, produrre testi, influenzare comunità. Ma questa apertura era ambigua: spesso la loro autorità veniva accettata proprio perché attribuita a un’entità esterna, non alla loro parola autonoma. La medium poteva parlare perché, in un certo senso, non era lei a parlare. Il corpo femminile diventava canale, e proprio questa condizione poteva essere emancipatrice e vincolante insieme.
La medianità, allora, non è solo fenomeno occulto. È anche fenomeno sociale. Organizza ruoli, autorità, genere, credulità, scetticismo, comunità, economia, lutto. Una seduta spiritica non è soltanto un esperimento con l’aldilà; è una scena sociale. Chi domanda? Chi tace? Chi interpreta? Chi controlla? Chi paga? Chi decide che il messaggio è autentico? Chi ha il potere di parlare in nome dei morti? Queste domande appartengono pienamente allo studio dello spiritismo, anche quando il lettore vorrebbe correre subito verso il fenomeno straordinario.
La differenza fra medianità e possessione merita un’ulteriore cautela. Nella medianità spiritista, il medium dovrebbe restare, almeno idealmente, uno strumento di comunicazione più o meno controllato. Nella possessione rituale di molte religioni, invece, l’entità può “montare” il corpo del devoto, manifestarsi, danzare, parlare, mangiare, benedire, guarire, comandare secondo codici propri della tradizione. Nella possessione patologizzata, infine, il discorso cambia ancora, entrando nella medicina, nella psichiatria, nell’esorcismo, nella demonologia. Usare una sola parola per tutto significa mancare di rispetto sia alle tradizioni religiose sia alle persone coinvolte.
Lo stesso vale per le tradizioni afro-diasporiche, indigene, popolari o iniziatiche. Non ogni comunicazione con spiriti, antenati o morti è “spiritismo”. Non ogni medium è un medium spiritista. Non ogni altare degli antenati è una seduta. Non ogni incorporazione è channeling. Lo spiritismo moderno ha spesso dialogato, influenzato o assorbito elementi da altre tradizioni, ma non può diventare una categoria coloniale con cui rinominare tutto ciò che non si capisce. La precisione terminologica è anche una forma di rispetto culturale.
A questo punto si può proporre una mappa chiara. Spiritismo: dottrina e pratica moderna della comunicazione con gli spiriti, con particolare riferimento alla sopravvivenza dei defunti. Spiritualismo: movimento moderno, soprattutto angloamericano, affine allo spiritismo ma non necessariamente kardecista. Medianità: funzione di tramite, che può manifestarsi in molte forme e contesti. Medianità mentale: comunicazioni interiori, intuitive, visionarie, scritte o percepite. Medianità fisica: fenomeni materiali attribuiti agli spiriti. Channeling: ricezione moderna di messaggi da entità non sempre defunte. Parapsicologia: studio di fenomeni psi o anomali, non necessariamente spiritista. Folklore dei fantasmi: narrazioni e credenze su presenze dei morti, non sempre legate a medium o sedute.
Questa mappa non chiude il discorso, lo apre correttamente. Le pagine successive potranno entrare nei dettagli: le origini storiche dello spiritismo moderno, le sorelle Fox, i tavoli giranti, la diffusione in Europa e in Italia, Kardec, i libri fondamentali, il medium, le forme della medianità, gli hauntings, la parapsicologia, le tecnologie dell’aldilà. Ma senza questa pagina il lettore rischierebbe di perdersi. Prima di seguire le voci, bisogna sapere da quali bocche possono provenire.
In fondo, il problema dello spiritismo è sempre il problema della mediazione. I morti, se parlano, non parlano mai in modo semplice. Parlano attraverso un tavolo, una mano, una voce, un corpo, una fotografia, una registrazione, un sogno, un oggetto, un medium, un gruppo, una teoria. Ogni mediazione aggiunge possibilità e rischio. Possibilità di contatto, rischio di errore. Possibilità di conforto, rischio di manipolazione. Possibilità di esperienza, rischio di teatro. La medianità è il nome di questa zona fragile, dove una presenza invisibile, vera o creduta tale, deve passare attraverso qualcosa di umano.
È proprio per questo che il medium non dovrebbe mai essere pensato come padrone del contatto. Nel migliore dei casi è uno strumento, un interprete, un luogo di passaggio. Nel peggiore, può diventare proprietario abusivo della voce dei morti. Tutta l’etica dello spiritismo si gioca qui: il medium serve il rapporto o lo possiede? Restituisce libertà o crea dipendenza? Apre una comunicazione o costruisce un potere? Le risposte non sono teoriche. Si vedono negli effetti prodotti sui vivi.
La medianità, quando è studiata seriamente, non perde fascino. Lo acquista. Non c’è bisogno di gonfiare i fenomeni per renderli interessanti. Basta guardarli nella loro complessità: una donna in trance in un salotto vittoriano, una mano che scrive parole inattese, un tavolo che batte tre colpi, un ricercatore che prende appunti, una madre che riconosce una frase del figlio morto, un illusionista che cerca fili nascosti, una fotografia su cui appare una forma bianca, una voce che sembra uscire dal nulla, un gruppo che trattiene il respiro. Tutto questo è spiritismo: fede, desiderio, dubbio, scena, dolore, metodo, inganno possibile, esperienza.
Non sappiamo sempre che cosa accada in quelle stanze. A volte lo sappiamo fin troppo bene, e si tratta di trucco. A volte resta un margine più opaco. A volte il fenomeno è meno importante dell’effetto umano che produce. Ma una cosa è certa: lo spiritismo ha trasformato il rapporto con i morti in un problema moderno di comunicazione. E la medianità ne è stata il corpo, la voce, la mano, il rischio.
Fonti essenziali di riferimento
Allan Kardec, Il Libro degli Spiriti.
Allan Kardec, Il Libro dei Medium.
Arthur Conan Doyle, The History of Spiritualism.
Emma Hardinge Britten, Modern American Spiritualism.
Janet Oppenheim, The Other World: Spiritualism and Psychical Research in England, 1850–1914.
Alex Owen, The Darkened Room: Women, Power, and Spiritualism in Late Victorian England.
Studi sulla Society for Psychical Research, sulla medianità fisica, la medianità mentale, la scrittura automatica, le materializzazioni e le indagini sui fenomeni spiritici.
Studi psicologici su automatismo, dissociazione, effetto ideomotorio, lutto, suggestione e dinamiche di gruppo nelle pratiche medianiche.
Ricerche storiche su spiritualismo anglosassone, spiritismo kardecista, channeling moderno e parapsicologia.
Consigli per la lettura ed approfondimenti
Spettri - Alexandra Rendhell
Manifestazioni spiritiche - Alexandra Rendhell
Il libro dei Medium – Allan Kardek
Medium e fenomeni medianici – Allan Kardek
Il cielo e l’inferno, la giustizia secondo lo spiritismo – Allan Kardek, Barbara Lancellotti Baus
Magia e mistero della vita e della morte – Alexandra Rendhell
Bibliografia generale per la sezione Spiritismo
Fonti spiritiche e testi primari
Allan Kardec, Il Libro degli Spiriti, 1857.
Allan Kardec, Il Libro dei Medium, 1861.
Allan Kardec, Il Vangelo secondo gli Spiriti, 1864.
Allan Kardec, Il Cielo e l’Inferno, 1865.
Allan Kardec, La Genesi, i miracoli e le predizioni secondo lo Spiritismo, 1868.
Allan Kardec, Che cos’è lo Spiritismo, 1859.
Allan Kardec, Opere Postume, 1890.
Andrew Jackson Davis, The Principles of Nature, Her Divine Revelations, and a Voice to Mankind, 1847.
Emma Hardinge Britten, Modern American Spiritualism: A Twenty Years’ Record of the Communion between Earth and the World of Spirits, 1870.
Emma Hardinge Britten, Nineteenth Century Miracles; or, Spirits and Their Work in Every Country of the Earth, 1884.
Paschal Beverly Randolph, Dealings with the Dead, 1861.
William Stainton Moses, Spirit Teachings, 1883.
Florence Marryat, There Is No Death, 1891.
Arthur Conan Doyle, The History of Spiritualism, 1926.
Arthur Conan Doyle, The New Revelation, 1918.
Arthur Conan Doyle, The Vital Message, 1919.
Cesare Lombroso, Ricerche sui fenomeni ipnotici e spiritici, 1909.
Ernesto Bozzano, Dei fenomeni d’infestazione, 1919.
Ernesto Bozzano, Animismo o spiritismo?, 1938.
Ernesto Bozzano, La crisi della morte, 1930.
Ernesto Bozzano, Popoli primitivi e manifestazioni supernormali, 1941.
Camille Flammarion, L’inconnu et les problèmes psychiques, 1900.
Camille Flammarion, Les maisons hantées, 1923.
Gustave Geley, De l’inconscient au conscient, 1919.
Gustave Geley, L’ectoplasmie et la clairvoyance, 1924.
Charles Richet, Traité de métapsychique, 1922.
Gabriel Delanne, Le phénomène spirite, 1893.
Gabriel Delanne, L’âme est immortelle, 1899.
Léon Denis, Après la mort, 1890.
Léon Denis, Christianisme et spiritisme, 1898.
Léon Denis, Dans l’invisible, 1903.
Storia dello spiritismo moderno
Janet Oppenheim, The Other World: Spiritualism and Psychical Research in England, 1850-1914, Cambridge University Press, 1985.
Alex Owen, The Darkened Room: Women, Power, and Spiritualism in Late Victorian England, University of Chicago Press, 1989.
Molly McGarry, Ghosts of Futures Past: Spiritualism and the Cultural Politics of Nineteenth-Century America, University of California Press, 2008.
Bret E. Carroll, Spiritualism in Antebellum America, Indiana University Press, 1997.
Ann Braude, Radical Spirits: Spiritualism and Women’s Rights in Nineteenth-Century America, Indiana University Press, 1989.
Cathy Gutierrez, Plato’s Ghost: Spiritualism in the American Renaissance, Oxford University Press, 2009.
Simone Natale, Supernatural Entertainments: Victorian Spiritualism and the Rise of Modern Media Culture, Pennsylvania State University Press, 2016.
Christine Bergé, La voix des esprits: ethnologie du spiritisme, Métailié, 1990.
John Warne Monroe, Laboratories of Faith: Mesmerism, Spiritism, and Occultism in Modern France, Cornell University Press, 2008.
Lynn L. Sharp, Secular Spirituality: Reincarnation and Spiritism in Nineteenth-Century France, Lexington Books, 2006.
Marina Warner, Phantasmagoria: Spirit Visions, Metaphors, and Media into the Twenty-first Century, Oxford University Press, 2006.
Ricerca psichica, metapsichica e parapsicologia
Frederic W. H. Myers, Human Personality and Its Survival of Bodily Death, 1903.
Edmund Gurney, Frederic W. H. Myers, Frank Podmore, Phantasms of the Living, 1886.
Frank Podmore, Modern Spiritualism: A History and a Criticism, 1902.
Frank Podmore, The Naturalisation of the Supernatural, 1908.
William Crookes, Researches in the Phenomena of Spiritualism, 1874.
Oliver Lodge, The Survival of Man, 1909.
Oliver Lodge, Raymond, or Life and Death, 1916.
Hereward Carrington, The Physical Phenomena of Spiritualism, 1907.
Hereward Carrington, Eusapia Palladino and Her Phenomena, 1909.
Nandor Fodor, Encyclopaedia of Psychic Science, 1934.
J. B. Rhine, Extra-Sensory Perception, 1934.
J. B. Rhine, New Frontiers of the Mind, 1937.
G. N. M. Tyrrell, Apparitions, 1943.
Alan Gauld, The Founders of Psychical Research, Routledge & Kegan Paul, 1968.
Alan Gauld, Mediumship and Survival: A Century of Investigations, Heinemann, 1982.
D. Scott Rogo, The Poltergeist Experience, 1979.
D. Scott Rogo, Life After Death: The Case for Survival of Bodily Death, 1986.
René Sudre, Introduction à la métapsychique humaine, 1926.
Eugène Osty, La connaissance supranormale, 1923.
Albert von Schrenck-Notzing, Phenomena of Materialisation, 1923.
Psicologia, inconscio, dissociazione e automatismi
Pierre Janet, L’automatisme psychologique, 1889.
Pierre Janet, Névroses et idées fixes, 1898.
Théodore Flournoy, Des Indes à la planète Mars, 1900.
William James, The Varieties of Religious Experience, 1902.
William James, Essays in Psychical Research, raccolta postuma.
Carl Gustav Jung, Psicologia e patologia dei cosiddetti fenomeni occulti, 1902.
Carl Gustav Jung, Psicologia e religione, 1938.
Carl Gustav Jung, La sincronicità come principio di nessi acausali, 1952.
Sigmund Freud, Psicoanalisi e telepatia, 1921.
Sigmund Freud, Sogno e occultismo, in Introduzione alla psicoanalisi. Nuova serie di lezioni, 1932.
Henri F. Ellenberger, The Discovery of the Unconscious, Basic Books, 1970.
Ian Hacking, Rewriting the Soul: Multiple Personality and the Sciences of Memory, Princeton University Press, 1995.
Adam Crabtree, From Mesmer to Freud: Magnetic Sleep and the Roots of Psychological Healing, Yale University Press, 1993.
Adam Crabtree, Multiple Man: Explorations in Possession and Multiple Personality, 1985.
Carlos S. Alvarado, Exploring the Features of Out-of-Body Experiences, 1997.
Etzel Cardeña, Steven Jay Lynn, Stanley Krippner, Varieties of Anomalous Experience, American Psychological Association, 2000.
Fantasmi, hauntings, poltergeist e case infestate
Camille Flammarion, Les maisons hantées, 1923.
Ernesto Bozzano, Dei fenomeni d’infestazione, 1919.
Harry Price, The Most Haunted House in England: Ten Years’ Investigation of Borley Rectory, 1940.
Harry Price, Confessions of a Ghost-Hunter, 1936.
Andrew Green, Ghost Hunting: A Practical Guide, 1973.
Peter Underwood, Gazetteer of British Ghosts, 1971.
Peter Underwood, The Ghost Hunter’s Guide, 1986.
Nandor Fodor, The Haunted Mind: A Psychoanalyst Looks at the Supernatural, 1959.
Guy Lyon Playfair, This House Is Haunted: The True Story of the Enfield Poltergeist, 1980.
Owen Davies, The Haunted: A Social History of Ghosts, Palgrave Macmillan, 2007.
Roger Clarke, A Natural History of Ghosts: 500 Years of Hunting for Proof, Particular Books, 2012.
Shane McCorristine, Spectres of the Self: Thinking about Ghosts and Ghost-Seeing in England, 1750-1920, Cambridge University Press, 2010.
Sasha Handley, Visions of an Unseen World: Ghost Beliefs and Ghost Stories in Eighteenth-Century England, Pickering & Chatto, 2007.
Brandon Massullo, The Ghost Studies: New Perspectives on the Origins of Paranormal Experiences, New Page Books, 2017.
Channeling, spiritualismo contemporaneo e New Age
Jon Klimo, Channeling: Investigations on Receiving Information from Paranormal Sources, 1987.
Jane Roberts, Seth Speaks: The Eternal Validity of the Soul, 1972.
Jane Roberts, The Nature of Personal Reality, 1974.
Helen Schucman, A Course in Miracles, 1976.
Wouter J. Hanegraaff, New Age Religion and Western Culture: Esotericism in the Mirror of Secular Thought, Brill, 1996.
Paul Heelas, The New Age Movement: The Celebration of the Self and the Sacralization of Modernity, Blackwell, 1996.
Olav Hammer, Claiming Knowledge: Strategies of Epistemology from Theosophy to the New Age, Brill, 2001.
Christopher Partridge, The Re-Enchantment of the West, T&T Clark, 2004.
Strumenti digitali e risorse online
Kardecpedia, edizione digitale multilingue delle opere di Allan Kardec.
Society for Psychical Research, archivi, articoli e bibliografie sulla ricerca psichica.
Psi Encyclopedia, a cura della Society for Psychical Research, con voci su mediumship, hauntings, poltergeist, apparizioni e ricerca psichica.
International Association for the Preservation of Spiritualist and Occult Periodicals, archivio digitale di periodici spiritualisti e occultistici.
Bibliothèque nationale de France, Gallica, per testi francesi ottocenteschi su spiritismo, magnetismo e metapsichica.
Internet Archive, per edizioni storiche di testi spiritualisti, metapsichici e parapsicologici.
HathiTrust Digital Library, per testi accademici e storici sullo spiritualismo moderno.
Cambridge University Library, Society for Psychical Research Collection, per documenti storici della ricerca psichica britannica.
Nota editoriale
Questa bibliografia non ha la pretesa di esaurire l’intero campo dello spiritismo, della medianità e della ricerca psichica, ma offre una base solida per orientarsi tra fonti primarie, testi dottrinali, studi storici, psicologia degli automatismi, parapsicologia, hauntings, poltergeist e channeling contemporaneo. Per le pagine dedicate ad Allan Kardec e alle opere maggiori, i testi kardecisti restano il nucleo fondamentale. Per le pagine su medianità, psicografia, materializzazioni e fenomeni fisici, sono particolarmente utili Myers, Crookes, Richet, Geley, Carrington, Gauld e Bozzano. Per le pagine dedicate a psicologia, lutto, dissociazione e suggestione, i riferimenti principali sono Janet, James, Jung, Flournoy, Ellenberger e gli studi contemporanei sulle esperienze anomale. Per fantasmi, hauntings e poltergeist, Bozzano, Flammarion, Price, Fodor, Playfair, Davies, Clarke e McCorristine costituiscono un primo quadro di lavoro.

