Franz Anton Mesmer — Magnetismo animale e fluido universale

Franz Anton Mesmer — Magnetismo animale e fluido universale

Dalle influenze celesti al corpo magnetico: il medico che cercò nella natura un fluido invisibile e aprì, senza saperlo, la strada al sonnambulismo, all’ipnosi e a una nuova concezione degli stati della coscienza

Nella sala parigina l’aria è calda, le tende attenuano la luce e al centro si trova un grande recipiente di legno dal quale sporgono aste metalliche rivolte verso i corpi dei pazienti. Alcuni siedono in silenzio, altri si tengono per mano o stabiliscono fra loro una continuità attraverso corde disposte intorno al gruppo; qualcuno preme contro la parte dolente una delle aste del baquet, mentre la musica contribuisce a isolare la stanza dal rumore della città. Il medico si muove lentamente fra loro, avvicina le mani al corpo senza necessariamente toccarlo, compie passaggi regolari lungo il tronco e gli arti, osserva le reazioni e, quando uno dei presenti comincia a tremare, respirare affannosamente o essere attraversato da spasmi sempre più violenti, non considera quella crisi un effetto collaterale del trattamento: secondo la teoria che ha portato con sé da Vienna, potrebbe essere precisamente il momento nel quale l’organismo tenta di ristabilire il proprio equilibrio. Alla fine del Settecento, nella Parigi che celebra Newton, l’elettricità e le nuove scienze della natura, Franz Anton Mesmer propone qualcosa che sembra contemporaneamente modernissimo e antichissimo: un universo attraversato da un fluido invisibile, capace di collegare i corpi celesti, la Terra e gli organismi viventi, e una medicina che pretende di intervenire direttamente sulla circolazione di quella forza.

È difficile comprendere Mesmer se lo si osserva soltanto attraverso ciò che accadde dopo di lui. La parola inglese mesmerize finirà per indicare uno stato di fascinazione e il mesmerismo verrà ricordato soprattutto come uno degli antecedenti storici dell’ipnosi, ma Mesmer non pensava di star lavorando principalmente con la suggestione e non concepiva il proprio metodo come una tecnica psicologica. Quando parlava di magnetismo animale, intendeva una forza naturale reale, fisicamente operante benché estremamente sottile, attraverso la quale sarebbe stato possibile comprendere tanto alcuni fenomeni del corpo quanto una parte delle malattie. Il suo errore teorico, alla luce della medicina e della fisica successive, non deve far dimenticare che egli cercava di collocare quella forza dentro la natura e non al di fuori di essa; non evocava spiriti, non chiamava in causa angeli e non pretendeva che le proprie guarigioni dipendessero da un intervento soprannaturale. Voleva trovare una legge ancora sconosciuta.

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Pierluca Zizzi

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Proprio questo rende la sua figura tanto importante per una storia dell’esoterismo occidentale. Con Mesmer l’invisibile cambia nuovamente vocabolario: ciò che Ficino avrebbe potuto descrivere attraverso lo spiritus mundi, un paracelsiano attraverso simpatie e virtù occulte, un teosofo attraverso potenze della natura e corrispondenze, viene presentato ora come fluido universale, inserito in un linguaggio che appartiene all’epoca della gravitazione, dell’elettricità, del magnetismo e delle nuove scienze sperimentali. L’antica intuizione di una natura attraversata da relazioni invisibili non scompare davanti all’Illuminismo, ma tenta di diventare fisica.

Dalle stelle al corpo

Franz Anton Mesmer nacque nel 1734 nell’area del lago di Costanza e studiò medicina all’Università di Vienna, dove conseguì il titolo nel 1766 presentando una dissertazione dedicata all’influenza dei pianeti sul corpo umano. Il titolo, De planetarum influxu in corpus humanum, potrebbe far pensare immediatamente alla sopravvivenza di una medicina astrologica medievale, ma il contesto è più complesso: Mesmer cercava di interpretare le influenze celesti attraverso un linguaggio meccanico e gravitazionale aggiornato alla cultura scientifica del proprio tempo, e la storiografia ha inoltre mostrato la forte dipendenza della dissertazione dalle precedenti teorie del medico inglese Richard Mead sul rapporto fra corpi celesti, atmosfera e organismo. La questione ha alimentato discussioni sul grado di originalità del giovane Mesmer, ma proprio quella dipendenza mostra come il suo pensiero nasca al confine fra una tradizione astrale ancora viva e il tentativo settecentesco di ricodificarla attraverso la filosofia naturale.

L’idea fondamentale era che i corpi non esistessero come unità completamente isolate. Sole, Luna, pianeti, Terra e organismi partecipavano di un sistema di influenze reciproche, e il corpo umano doveva essere compreso come una parte sensibile di questo grande ordine naturale. Non è ancora il magnetismo animale nella forma matura che Mesmer presenterà a Parigi, ma il presupposto è già presente: fra l’universo e l’organismo esiste una continuità che la medicina ordinaria non ha pienamente riconosciuto.

Negli anni successivi Mesmer esercitò la medicina a Vienna e condusse inizialmente una vita tutt’altro che marginale. Il passaggio decisivo arrivò nel 1774, quando entrò in contatto con gli esperimenti terapeutici condotti mediante magneti dal gesuita e astronomo Maximilian Hell. Mesmer applicò magneti d’acciaio al corpo di Franziska Österlin, una paziente affetta da una complessa serie di disturbi che la medicina dell’epoca non era riuscita a risolvere stabilmente, e interpretò le reazioni prodotte durante il trattamento come prova dell’azione di una forza capace di modificare lo stato dell’organismo. All’inizio il magnete sembrava quindi occupare il centro dell’esperimento, ma la conclusione alla quale Mesmer giunse fu assai più radicale: il magnete minerale non sarebbe stato la vera causa del fenomeno, bensì uno strumento capace di dirigere o rafforzare una forza già presente nella natura e nei corpi viventi.

È in questo spostamento che nasce propriamente il magnetismo animale. L’aggettivo non significa “magnetismo degli animali” nel senso moderno della parola; appartiene al linguaggio dell’epoca e rimanda all’organismo animato, alla vita, a quella che la medicina settecentesca chiamava economia animale. Il corpo umano può quindi essere “magnetico” senza contenere necessariamente una calamita, perché il termine indica ormai una capacità naturale di ricevere, trasmettere e modificare il fluido universale.

Mesmer cominciò così a considerare le mani, lo sguardo, il gesto e il corpo stesso del terapeuta strumenti potenzialmente sufficienti a dirigere la forza. I magneti fisici diventarono progressivamente secondari e il medico assunse il ruolo di magnetizzatore, qualcuno capace di intervenire sul flusso attraverso una particolare disposizione del proprio organismo e attraverso movimenti intenzionali compiuti intorno al paziente. È questo passaggio, molto più dei magneti iniziali, a determinare la vera natura della sua dottrina.

Il fluido universale

Nel Mémoire sur la découverte du magnétisme animal, pubblicato nel 1779 dopo il trasferimento a Parigi, Mesmer espose il proprio sistema attraverso una serie di proposizioni destinate a diventare il manifesto teorico del magnetismo animale. Alla base vi era l’esistenza di un’influenza reciproca fra corpi celesti, Terra e esseri animati, trasmessa mediante un fluido estremamente sottile che pervadeva l’universo senza lasciare vuoti e poteva ricevere, propagare e comunicare il movimento. Gli organismi sarebbero stati particolarmente sensibili a questa azione attraverso i nervi e la loro salute avrebbe dipeso, almeno in parte, dalla capacità del fluido di distribuirsi armonicamente attraverso il corpo.

Mesmer immaginava questa forza secondo un modello di flusso e riflusso, quasi una marea interna prodotta dalle grandi relazioni cosmiche. La malattia poteva essere interpretata come alterazione, ostacolo o disordine di questa circolazione, mentre il trattamento magnetico avrebbe dovuto ristabilire la capacità dell’organismo di rispondere correttamente all’agente universale. In questa prospettiva il terapeuta non crea la forza, proprio come un marinaio non crea il vento o la marea; impara piuttosto a dirigerla, concentrarla, distribuirla e utilizzarla.

La concezione possiede evidenti consonanze con idee molto più antiche. L’universo rinascimentale di Ficino era attraversato dallo spiritus mundi, Paracelso aveva immaginato relazioni profonde fra macrocosmo e microcosmo, Robert Fludd aveva descritto simpatie e corrispondenze attraverso cui livelli differenti della realtà potevano influenzarsi, mentre tradizioni mediche astrologiche avevano per secoli attribuito ai corpi celesti un ruolo nella vita organica. Gli stessi critici settecenteschi del mesmerismo notarono precedenti di questo genere e tentarono di collocare la nuova dottrina dentro una genealogia di concezioni astrali e occulte più antiche. Ciò non significa però che Mesmer si limitasse a ripetere Paracelso sotto un altro nome: egli cercava consapevolmente di tradurre la continuità cosmica in termini compatibili con un’epoca affascinata dalle forze invisibili che la nuova scienza stava realmente scoprendo e studiando.

La gravitazione era invisibile.

L’elettricità era invisibile.

Il magnetismo agiva a distanza.

Fenomeni impalpabili potevano dunque essere reali e produrre effetti misurabili.

Questo contesto spiega perché il fluido mesmerico potesse apparire plausibile a molti contemporanei senza richiedere necessariamente una visione superstiziosa del mondo. Il problema non era l’idea generale che la natura potesse contenere forze non direttamente percepibili, cosa che la fisica stessa stava dimostrando, ma l’esistenza di quella particolare forza e la capacità di dimostrarne specificamente gli effetti.

È qui che la storia di Mesmer comincia a diventare storia del metodo scientifico.

La crisi come guarigione

Nel sistema mesmerico il ritorno all’equilibrio non doveva essere necessariamente quieto. Il trattamento poteva suscitare manifestazioni violente che Mesmer e i suoi seguaci interpretarono attraverso il concetto di crisi terapeutica, un’idea che aveva precedenti nella medicina ippocratica e nelle teorie secondo cui la natura poteva condurre la malattia a un momento decisivo attraverso il quale ristabilire la salute.

I resoconti delle sedute magnetiche parlano di tremori, spasmi, convulsioni, modificazioni della respirazione, pianto, riso, perdita momentanea di coscienza e improvvisi cambiamenti dello stato corporeo. Non tutti i pazienti manifestavano simili reazioni, ma nelle pratiche collettive parigine esse diventarono uno degli aspetti più spettacolari e controversi del mesmerismo. Il magnetizzatore cercava di provocare o dirigere la crisi perché, all’interno della teoria, essa poteva indicare che il corpo aveva iniziato a reagire contro l’ostacolo che disturbava la circolazione del fluido.

La crisi possedeva quindi un significato quasi opposto a quello che un osservatore esterno avrebbe potuto attribuirle. Ciò che appariva come aggravamento poteva essere interpretato come segnale di efficacia; ciò che sembrava perdita di controllo poteva diventare passaggio necessario verso il riequilibrio. È un meccanismo interpretativo delicato, perché rischia di rendere quasi qualsiasi reazione compatibile con la teoria: se il paziente migliora, il magnetismo ha funzionato; se attraversa una crisi violenta, la crisi dimostra che la natura sta reagendo; se il cambiamento richiede tempo, il processo non è ancora compiuto.

Eppure non sarebbe corretto concludere semplicemente che Mesmer rifiutasse ogni forma di verifica. Nel 1780 arrivò a proporre alla Facoltà di Medicina di Parigi un confronto nel quale ventiquattro pazienti sarebbero stati suddivisi, mediante sorteggio, fra un gruppo sottoposto alle terapie ordinarie e uno trattato con magnetismo animale, stabilendo in anticipo modalità di osservazione e confronto degli esiti. La proposta non coincide con un moderno trial clinico e Mesmer intendeva mantenere segreti alcuni aspetti del proprio metodo, ma l’uso prospettato dell’assegnazione casuale rende l’episodio sorprendente e complica l’immagine caricaturale di un uomo totalmente estraneo al problema della prova.

Il conflitto con la medicina ufficiale non fu quindi soltanto opposizione fra ragione e superstizione. Fu anche uno scontro intorno a chi avesse l’autorità di stabilire che cosa costituisse una prova, a quali aspetti della pratica fosse necessario avere accesso e a quali fenomeni dovesse essere attribuito valore.

Maria Theresia Paradis e la fine di Vienna

Prima di Parigi, tuttavia, un caso aveva già compromesso profondamente la posizione di Mesmer a Vienna. Maria Theresia Paradis era una giovane pianista e compositrice cieca, appartenente a una famiglia ben inserita nell’ambiente imperiale. Mesmer iniziò a trattarla e sostenne che durante la terapia fossero comparsi segni di un parziale recupero della vista. La vicenda divenne però rapidamente controversa: medici, famiglia e interessi economici e sociali legati alla condizione della giovane entrarono in conflitto, mentre il miglioramento non si consolidò nel modo sperato. Le fonti e le successive ricostruzioni divergono su diversi dettagli, ma il fallimento pubblico della terapia e la polemica che ne derivò contribuirono in maniera decisiva alla perdita di prestigio di Mesmer a Vienna e precedettero la sua partenza per Parigi nel 1778.

Il caso Paradis è importante anche perché mostra quanto sia difficile leggere retrospettivamente certe diagnosi settecentesche. Definire oggi con certezza la natura della sua cecità o ricostruire esattamente quanto fosse cambiata durante il trattamento significa spesso andare oltre ciò che le fonti consentono. Per Mesmer, tuttavia, il caso confermava l’esistenza di una risposta dell’organismo all’azione magnetica; per i suoi oppositori diventò invece una prova della pericolosità delle sue pretese.

Quando arrivò a Parigi, portava quindi con sé contemporaneamente una dottrina, alcuni successi proclamati, un grande scandalo e la necessità di ottenere quella legittimazione che Vienna gli aveva negato.

La città gli offrì molto di più.

Gli offrì un fenomeno sociale.

Parigi e il teatro del baquet

Il successo del magnetismo animale nella capitale francese fu rapidissimo. Mesmer trovò sostenitori fra aristocratici, uomini di cultura e persone insoddisfatte dalla medicina ufficiale, mentre Charles-Nicolas d’Eslon, medico legato all’ambiente di corte e membro della Facoltà di Medicina, divenne uno dei suoi più importanti sostenitori. L’aumento dei pazienti rese però difficile mantenere il trattamento esclusivamente individuale e favorì lo sviluppo di una delle invenzioni più celebri del mesmerismo: il baquet.

Si trattava di un grande recipiente, generalmente di legno, all’interno del quale potevano essere disposti acqua o bottiglie considerate magnetizzate e materiali destinati, secondo la teoria, a raccogliere e distribuire il fluido. Attraverso il coperchio emergevano aste di ferro snodate che i pazienti avvicinavano alle parti del corpo interessate dalla malattia. Corde collegavano il recipiente ai partecipanti e gli stessi pazienti potevano essere messi in relazione fisica fra loro, formando una sorta di circuito collettivo. La commissione del 1784 descrisse inoltre le catene ottenute tenendosi reciprocamente per i pollici, l’uso della musica e l’intervento diretto del magnetizzatore attraverso sguardo, tocco, pressione e passaggi delle mani.

L’immagine è divenuta talmente iconica che rischia di essere interpretata soltanto come teatro. Certamente esisteva una teatralità del mesmerismo: l’ambiente, il silenzio, l’aspettativa collettiva, la figura del magnetizzatore, la musica, la vicinanza dei corpi e l’osservazione delle crisi altrui producevano una situazione psicologicamente potentissima. Ma è fondamentale ricordare che, dentro la teoria mesmerica, ciascun elemento possedeva una funzione fisica. Le corde conducevano il fluido, le aste lo dirigevano, il baquet lo concentrava, il contatto lo trasmetteva e il magnetizzatore ne regolava il movimento.

Proprio questa sovrapposizione fra dispositivo fisico immaginato e potentissimo contesto psicologico diventerà il punto sul quale la teoria di Mesmer finirà per spezzarsi.

Quando una persona vede il vicino entrare in convulsione, sa che una forza invisibile dovrebbe attraversare la stanza, sente lo sguardo del magnetizzatore e attende che qualcosa accada anche al proprio corpo, che cosa sta producendo realmente la reazione?

Il fluido?

L’aspettativa?

Il contatto?

L’imitazione?

La paura?

La fiducia?

La risposta a questa domanda modificherà la storia della psicologia.

La Società dell’Armonia Universale

Il mesmerismo non rimase a lungo soltanto una pratica clinica. Nel 1783 venne fondata a Parigi la Société de l’Harmonie Universelle, destinata a organizzare la trasmissione del metodo e a raccogliere i discepoli di Mesmer. La società sviluppò una struttura di insegnamento nella quale la conoscenza del magnetismo poteva essere comunicata agli aderenti secondo condizioni stabilite, e nel giro di pochi anni la rete mesmerista raggiunse dimensioni considerevoli, arrivando a comprendere centinaia di membri e ramificazioni in diverse città francesi. La documentazione studiata dalla storiografia contemporanea mostra una realtà molto più ampia e complessa del piccolo circolo di fanatici talvolta immaginato dalle caricature dell’epoca.

Il nome della società non era casuale. Armonia universale esprimeva perfettamente il nucleo cosmologico della dottrina: l’universo era considerato un sistema di relazioni e la salute consisteva nel ristabilire una corretta partecipazione dell’organismo a quell’ordine. Il magnetismo non prometteva soltanto una tecnica medica, ma offriva implicitamente una visione dell’uomo nella quale individuo, società e natura potevano essere pensati come parti di un’unica continuità.

È in questo passaggio che il mesmerismo si avvicina particolarmente all’immaginario esoterico settecentesco. La Società utilizzò forme associative che ricordavano ambienti massonici e iniziatici contemporanei, e fra i suoi membri non mancavano persone appartenenti a logge o interessate alle correnti esoteriche dell’epoca. Tuttavia non sarebbe corretto trasformare automaticamente la Società dell’Armonia in un ordine occulto. Il suo centro dichiarato rimaneva il magnetismo animale e la diffusione della dottrina terapeutica; furono piuttosto le caratteristiche della cultura associativa settecentesca e il linguaggio di un sapere riservato a creare inevitabili punti di contatto con il mondo iniziatico.

L’esoterizzazione vera e propria del magnetismo avverrà soprattutto attraverso i discepoli e le generazioni successive.

Il 1784: mettere alla prova l’invisibile

L’enorme popolarità del mesmerismo rese inevitabile un confronto con le istituzioni scientifiche e mediche francesi. Nel 1784 Luigi XVI istituì commissioni incaricate di esaminare il magnetismo animale così come veniva praticato soprattutto da d’Eslon, ormai entrato in conflitto con Mesmer. La più celebre riuniva membri della Facoltà di Medicina di Parigi e dell’Académie royale des sciences e comprendeva personalità come Benjamin Franklin, Antoine Lavoisier, Jean-Sylvain Bailly e Joseph-Ignace Guillotin. Un’altra commissione operò attraverso la Société royale de médecine.

Il punto metodologico è importantissimo. I commissari decisero che verificare semplicemente se alcuni pazienti migliorassero sarebbe stato insufficiente per dimostrare l’esistenza del fluido, perché una malattia può evolvere spontaneamente, una terapia può produrre effetti per ragioni differenti da quelle ipotizzate e il giudizio del malato può essere influenzato dall’aspettativa. Concentrarono quindi l’indagine sulla domanda più fondamentale: esisteva realmente l’agente fisico invisibile postulato dal magnetismo animale?

Gli esperimenti introdussero separazioni fra ciò che il soggetto credeva stesse accadendo e ciò che accadeva realmente. Persone bendate potevano essere esposte a operazioni magnetiche vere o presunte, soggetti potevano reagire quando ritenevano di essere magnetizzati senza esserlo, mentre in altre circostanze non manifestavano alcuna risposta quando la procedura veniva effettuata senza che ne fossero consapevoli. In uno degli esperimenti più celebri, un giovane particolarmente sensibile al magnetismo entrò progressivamente in crisi abbracciando alberi che non erano stati magnetizzati, mentre l’albero effettivamente scelto da d’Eslon si trovava altrove. Per i commissari, fenomeni di questo genere rendevano superflua l’ipotesi del fluido.

La conclusione del rapporto fu netta: l’esistenza del fluido magnetico non risultava dimostrata e gli effetti osservati potevano essere spiegati principalmente attraverso immaginazione, imitazione e contatto fisico. La loro parola “immaginazione” non coincide perfettamente con il moderno concetto di suggestione, ma l’intuizione è chiarissima: l’aspettativa del soggetto può produrre effetti corporei reali anche quando la causa fisica che egli ritiene responsabile non è presente.

Questo risultato non dimostrava che i pazienti fingessero.

Ed è proprio qui che il rapporto diventa storicamente straordinario.

Le convulsioni erano reali.

Le sensazioni erano reali.

I cambiamenti dello stato corporeo potevano essere reali.

Ciò che la commissione contestava era l’interpretazione causale.

Il fatto che qualcosa accada non dimostra ancora che accada per la ragione che abbiamo immaginato.

È una distinzione destinata a diventare fondamentale tanto nella medicina quanto nello studio psicologico dell’esperienza esoterica.

La seconda commissione della Société royale de médecine produsse anch’essa un giudizio sfavorevole, sebbene Antoine Laurent de Jussieu rifiutasse di aderire pienamente alla conclusione dei colleghi e pubblicasse un rapporto separato nel quale ammetteva che alcune osservazioni potessero suggerire l’azione di un agente fisico non ancora adeguatamente identificato. La sua posizione non costituiva una conferma della teoria mesmerica del fluido universale, ma mostra che neppure nel 1784 il dibattito si esaurì semplicemente nella contrapposizione fra Mesmer e un blocco scientifico perfettamente unanime.

Un rapporto riservato destinato al re sollevò inoltre preoccupazioni sulla particolare vulnerabilità creata dal contatto fisico prolungato fra magnetizzatori e pazienti, soprattutto donne, interpretando alcuni fenomeni attraverso le concezioni settecentesche dell’eccitabilità nervosa e dell’immaginazione femminile. Il documento porta chiaramente i pregiudizi di genere della propria epoca, ma individua contemporaneamente un problema reale destinato a riapparire nella storia dell’ipnosi, della medianità e della relazione terapeutica: quando una persona entra in uno stato di forte dipendenza psicologica da chi conduce l’esperienza, il potere dell’operatore diventa anche una questione etica.

La sconfitta del fluido e la sopravvivenza del fenomeno

Il rapporto del 1784 colpì duramente la credibilità scientifica del magnetismo animale, ma non riuscì affatto a cancellare il fenomeno culturale. Il mesmerismo continuò a diffondersi, si trasformò e sopravvisse a Mesmer, morto nel 1815, proprio perché qualcosa nelle esperienze osservate durante le sedute continuava a richiedere una spiegazione. La teoria del fluido poteva essere respinta, ma restavano persone capaci di entrare in stati insoliti, modificare la propria sensibilità, reagire intensamente alla presenza del magnetizzatore e produrre fenomeni che sembravano alterare memoria, percezione e controllo volontario.

La storia successiva del mesmerismo consisterà in gran parte nella progressiva separazione fra fenomeno e teoria.

Mesmer aveva interpretato tutto attraverso il fluido.

Alcuni successori continueranno a farlo.

Altri cominceranno a domandarsi se il vero centro dell’esperienza non sia invece qualcosa che accade nella relazione fra magnetizzatore e soggetto.

Il passaggio decisivo avverrà quasi immediatamente con Armand-Marie-Jacques de Chastenet, marchese di Puységur, discepolo di Mesmer. Nel 1784, magnetizzando un giovane contadino, Puységur osserverà non la spettacolare crisi convulsiva caratteristica delle sedute parigine, ma una condizione calma, simile a un sonno vigile, nella quale il soggetto sembrava capace di parlare, rispondere e stabilire una relazione particolare con il magnetizzatore.

Quel fenomeno verrà chiamato sonnambulismo magnetico.

E da quel momento la storia cambierà.

La grande vasca di Mesmer comincerà lentamente a perdere importanza.

Il rapporto fra due coscienze prenderà il suo posto.

Mesmer non aveva scoperto l’ipnosi

È però importante non compiere il percorso storico al contrario.

Dire che il mesmerismo contribuì alla nascita dell’ipnosi non significa sostenere che Mesmer avesse scoperto l’ipnosi e l’avesse semplicemente spiegata male. Il concetto moderno di ipnosi emergerà soltanto attraverso trasformazioni successive e con il progressivo abbandono della necessità di postulare un fluido magnetico. James Braid, nel XIX secolo, svolgerà un ruolo fondamentale nel reinterpretare determinati fenomeni attraverso l’attenzione, la fisiologia e processi propri del soggetto anziché attraverso un agente trasmesso dal magnetizzatore.

La distanza teorica rimane quindi enorme.

Per Mesmer, la forza passa realmente fra organismi.

Per le successive spiegazioni psicologiche, ciò che conta sempre più è l’insieme di aspettativa, attenzione, relazione, suggestione e capacità del soggetto di modificare il proprio stato.

L’eredità di Mesmer non consiste dunque nell’avere intuitivamente posseduto la teoria moderna.

Consiste nell’avere creato, intorno a una teoria errata, una situazione sperimentale e relazionale nella quale fenomeni reali poterono diventare osservabili.

Questa distinzione è molto più interessante della semplice storia del precursore incompreso.

Il magnetismo e l’esoterismo

Per The Witchcraft il punto più importante arriva proprio qui. Se guardiamo il mesmerismo soltanto come una tappa della storia dell’ipnosi, perdiamo metà della sua importanza; se lo trasformiamo invece in una dimostrazione storica dell’esistenza delle energie sottili, perdiamo l’altra metà.

Mesmer occupa un luogo intermedio.

Il suo fluido universale non è riconosciuto dalla fisica o dalla medicina contemporanea come forza naturale dimostrata, e gli esperimenti settecenteschi che cercarono di verificarlo produssero già risultati incompatibili con la sua interpretazione. Ma il tipo di universo che egli immaginava appartiene chiaramente alla lunga storia esoterica della continuità fra uomo e cosmo: una realtà nella quale ciò che è visibile costituisce soltanto una parte delle relazioni effettive e in cui il corpo può essere attraversato da influenze che non vengono immediatamente percepite dai sensi.

Il passaggio rispetto alla teosofia cristiana trattata nelle pagine precedenti è particolarmente significativo. Böhme aveva cercato nella natura la manifestazione delle potenze divine; Swedenborg aveva costruito corrispondenze fra mondo naturale e spirituale; Mesmer tende invece a naturalizzare l’invisibile. Non ha bisogno di descrivere angeli o mondi spirituali per spiegare l’azione a distanza. Gli basta postulare una proprietà ancora sconosciuta della natura.

Il soprannaturale arretra.

Il mistero rimane.

Ed è proprio questa trasformazione a preparare parte dell’esoterismo ottocentesco, che oscillerà continuamente fra due modi di descrivere gli stessi fenomeni. Uno parlerà di fluidi, forze vitali, magnetismo, elettricità nervosa e polarità; l’altro parlerà di spiriti, medianità, corpi sottili e piani invisibili. Molte correnti combineranno entrambi i linguaggi, producendo quella straordinaria zona di confine nella quale nasceranno spiritismo, occultismo moderno, ricerca psichica e alcune delle prime teorie sistematiche sugli stati alterati di coscienza.

Il magnetismo animale diventerà così una specie di cerniera storica.

Da una parte guarda verso Paracelso, la filosofia naturale, il macrocosmo e il microcosmo.

Dall’altra guarda verso Puységur, il sonnambulismo, l’ipnosi, la suggestione e lo Spiritualismo.

Il magnetizzatore e il problema della volontà

Esiste infine un elemento che sopravviverà alla teoria del fluido molto più a lungo del baquet: il rapporto fra volontà dell’operatore e ricettività del soggetto.

Mesmer riteneva che alcune persone possedessero una maggiore capacità di dirigere il magnetismo e che il terapeuta potesse rafforzare e orientare il fluido attraverso intenzione, gesto, presenza e contatto. Nei discepoli questa idea diventerà progressivamente più importante e condurrà alla concezione secondo cui la volontà stessa del magnetizzatore può costituire una componente centrale dell’azione.

La possibilità di influenzare un altro essere umano senza una coercizione fisica evidente esercitò un fascino enorme sull’Ottocento. Letteratura, medicina, filosofia ed esoterismo cominciarono a interrogarsi su fenomeni nei quali un individuo sembrava poter entrare profondamente nella coscienza di un altro, modificandone percezioni, ricordi e comportamenti.

Da una prospettiva psicologica moderna, la domanda viene riformulata attraverso categorie differenti: rapporto, suggestione, aspettativa, contesto, autorità e dissociazione. Ma l’inquietudine rimane quasi la stessa.

Quanto del nostro stato interiore appartiene soltanto a noi?

Quanto può essere modificato dalla presenza di qualcuno del quale ci fidiamo?

Che cosa accade quando l’aspettativa diventa esperienza corporea?

E fino a quale punto una relazione terapeutica può produrre fenomeni che il soggetto stesso interpreta come provenienti da una forza esterna?

Mesmer non possedeva le risposte che oggi daremmo a queste domande.

Fu però uno degli uomini che contribuirono a renderle impossibili da ignorare.

Il fluido che scompare

Osservata a distanza di oltre due secoli, la vicenda di Mesmer contiene un’ironia straordinaria. L’elemento al quale egli attribuiva maggiore importanza, il fluido universale del magnetismo animale, è proprio quello che non è sopravvissuto alla verifica scientifica; ciò che invece considerava conseguenza dell’azione del fluido, la capacità degli esseri umani di entrare in stati insoliti attraverso aspettativa, relazione, attenzione e particolari condizioni ritualizzate dell’esperienza, si è rivelato storicamente molto più fecondo.

Il magnetizzatore pensava di muovere una forza.

Stava anche muovendo l’attenzione.

Pensava di ristabilire una corrente invisibile nell’organismo.

Stava contemporaneamente costruendo un ambiente nel quale il paziente si aspettava intensamente che qualcosa accadesse.

Pensava che le convulsioni provassero il passaggio del fluido.

I commissari del 1784 mostrarono che l’aspettativa poteva produrre reazioni analoghe anche quando l’operazione magnetica non veniva realmente eseguita.

Questo non rende banale ciò che avveniva intorno al baquet. Lo rende molto più interessante.

Perché il corpo reagiva.

La mente modificava il corpo.

Il gruppo modificava l’individuo.

L’immaginazione, termine che i commissari usarono quasi come spiegazione destinata a chiudere il problema, si rivelava invece capace di effetti abbastanza intensi da provocare tremori, svenimenti, dolore, sollievo e modificazioni percettive.

Avevano tolto di mezzo un fluido.

Avevano incontrato qualcosa di molto più difficile da misurare: l’essere umano.

Ed è precisamente da questo punto che la storia deve continuare. Nel 1784, mentre la scienza ufficiale sembra avere inferto al magnetismo animale il colpo decisivo, uno dei discepoli di Mesmer osserva nella propria tenuta un giovane contadino che, sotto magnetizzazione, non convulsiona affatto. Chiude gli occhi, entra in uno stato di calma profonda e comincia a parlare.

Con Puységur, il magnetismo smetterà progressivamente di essere soltanto una teoria su ciò che attraversa il corpo.

Diventerà una domanda su chi parla quando la coscienza ordinaria sembra addormentarsi.