Nella primavera del 1784, nella tenuta di Buzancy, il marchese Armand-Marie-Jacques de Chastenet de Puységur si trovò davanti a qualcosa che non aveva cercato. Aveva imparato il magnetismo animale nell’ambiente di Mesmer e, come molti altri seguaci della nuova dottrina, si aspettava che il trattamento producesse nel malato una crisi riconoscibile, possibilmente accompagnata da quelle manifestazioni corporee attraverso cui il maestro interpretava il ristabilirsi della circolazione del fluido universale. Victor Race, un giovane appartenente all’ambiente rurale della proprietà e affetto da una malattia del torace, reagì invece in maniera completamente diversa. Sotto l’azione dei passaggi magnetici non fu attraversato dalle convulsioni spettacolari che avevano reso celebri le sedute parigine, ma cadde in un sonno tranquillo. La sorpresa divenne inquietudine quando Puységur si accorse che quel giovane, pur sembrando profondamente addormentato, continuava a parlare, rispondeva alle domande, sembrava comprendere ciò che avveniva intorno a lui e manifestava una lucidità che il marchese giudicò persino superiore a quella mostrata nello stato di veglia. Al risveglio, tuttavia, Victor non conservava memoria di ciò che era accaduto. Fu questo stato paradossale, nel quale sonno e coscienza sembravano sovrapporsi senza coincidere, a diventare il sonnambulismo magnetico.
Puységur non poteva sapere che quella scena avrebbe esercitato un’influenza molto più profonda sulla storia della psicologia di quanto avrebbe fatto la teoria del fluido che l’aveva resa possibile. Il magnetismo animale era nato come cosmologia fisica: Mesmer aveva immaginato un agente universale che attraversava i corpi, stabiliva relazioni fra gli esseri viventi e poteva essere diretto terapeuticamente attraverso il magnetizzatore. Con Puységur quella cosmologia non scomparve improvvisamente e sarebbe scorretto raccontare il passaggio come se il discepolo avesse abbandonato immediatamente ogni concezione fluidica per inventare una teoria psicologica moderna. Continuò a credere nell’esistenza di una forza capace di agire sul principio vitale e continuò a magnetizzare attraverso gesti, contatto, volontà e mezzi derivati dalla tradizione mesmerica. Tuttavia, l’attenzione cominciò inevitabilmente a spostarsi: il fenomeno più interessante non era più soltanto ciò che attraversava il corpo, ma ciò che sembrava accadere alla coscienza quando il corpo entrava nello stato magnetico. La storiografia contemporanea considera proprio questo slittamento uno dei momenti decisivi nella trasformazione del magnetismo animale, pur invitando a non semplificarlo come un passaggio lineare dal materialismo di Mesmer alla psicologia di Puységur.
Armand-Marie-Jacques de Chastenet, marchese di Puységur, era nato nel 1751 in una famiglia aristocratica francese e aveva intrapreso la carriera militare, divenendo ufficiale di artiglieria. La sua posizione sociale, la formazione militare e l’interesse per le nuove concezioni della natura lo collocavano perfettamente dentro quell’aristocrazia illuminata nella quale esperimenti scientifici, elettricità, filosofia naturale, massoneria e curiosità per fenomeni ancora poco compresi potevano convivere senza apparire necessariamente contraddittori. Entrato nell’ambiente mesmerista insieme ad altri membri della propria famiglia, Puységur apprese la teoria del magnetismo animale, ma fu soprattutto nella pratica condotta lontano dai saloni parigini, fra gli abitanti della propria tenuta, che il suo approccio cominciò a differenziarsi da quello del maestro. Le crisi convulsive gli apparvero progressivamente meno essenziali, mentre il rapporto fra magnetizzatore e soggetto divenne sempre più importante.
Victor e il sonno che non era sonno
Il primo caso divenne rapidamente il modello attraverso cui Puységur interpretò gli altri. Victor Race, durante il cosiddetto sonno magnetico, non appariva semplicemente privo di coscienza. Sembrava possedere una forma diversa di coscienza, organizzata secondo regole proprie. Puységur riferì che il giovane era capace di conversare, che il suo modo di esprimersi cambiava, che diventava particolarmente sensibile alle intenzioni del magnetizzatore e che poteva apparentemente ricevere indicazioni senza che fosse sempre necessario formularle nel modo ordinario. Soprattutto, Victor sembrava capace di parlare della propria malattia e di indicare ciò che riteneva necessario per la guarigione, prevedendo perfino l’andamento delle proprie crisi e dei trattamenti successivi. Queste capacità appartengono alle affermazioni registrate da Puységur e dai magnetizzatori, non a fenomeni che la medicina contemporanea consideri dimostrati; ma proprio il fatto che fossero prese sul serio dai protagonisti trasformò profondamente il significato attribuito al sonnambulismo.
Il malato non era più soltanto il corpo sul quale il medico esercitava la propria azione. Durante la crisi magnetica poteva diventare interlocutore, parlare della propria condizione, suggerire una diagnosi e persino assumere temporaneamente un’autorità che nello stato di veglia non possedeva. Il caso acquista un significato ancora più interessante se si considera la distanza sociale fra i due uomini: da una parte un aristocratico, ufficiale e proprietario terriero; dall’altra un giovane dipendente appartenente al mondo rurale. Nel sonno magnetico quella gerarchia non scompariva, perché Puységur continuava a condurre l’esperienza ed esercitava un’enorme autorità sulla situazione, ma qualcosa veniva comunque rovesciato. Era Victor a possedere, almeno secondo l’interpretazione del marchese, una conoscenza del proprio corpo che il magnetizzatore non possedeva e alla quale quest’ultimo doveva prestare ascolto.
È uno dei motivi per cui il sonnambulismo magnetico può essere letto come un passaggio importante nella storia della relazione terapeutica. Non siamo ancora davanti alla psicoterapia moderna e parlare di un’anticipazione diretta della psicoanalisi sarebbe troppo semplice, ma compare una configurazione destinata ad avere una lunga storia: un soggetto entra in uno stato particolare, parla, produce conoscenze che non sembrano disponibili alla coscienza ordinaria, mentre un’altra persona ascolta, interroga e partecipa attivamente alla costruzione dell’esperienza.
Il corpo mesmerico comincia a parlare.
Dalla crisi convulsiva alla crisi perfetta
La differenza rispetto alle sedute di Mesmer non era soltanto teorica, ma visibile. Intorno al baquet parigino la crisi magnetica aveva assunto spesso la forma di convulsioni, tremori, svenimenti e intense manifestazioni corporee; a Buzancy, invece, Puységur cominciò a riconoscere come forma particolarmente significativa della crisi proprio quella condizione apparentemente pacifica nella quale il soggetto sembrava dormire pur mantenendo una particolare capacità di comunicazione. La chiamò anche crisi perfetta, espressione che mostra quanto inizialmente egli non intendesse abbandonare il sistema mesmerico, ma ridefinire ciò che la vera crisi magnetica poteva essere.
Il cambiamento fu tuttavia enorme. Se la crisi perfetta non richiedeva convulsioni, allora il rumore, la spettacolarità e il contagio emotivo delle grandi sedute collettive cessavano di essere essenziali. Il magnetismo poteva trasformarsi in una relazione più raccolta fra operatore e paziente e, soprattutto, permetteva di osservare nel soggetto una serie di fenomeni che le convulsioni avrebbero reso quasi impossibili da studiare: modificazioni dell’attenzione, obbedienza alle indicazioni, alterazioni della memoria, selettività percettiva, cambiamenti della personalità e capacità di rispondere mentre il soggetto appariva immerso nel sonno.
L’espressione sonnambulismo artificiale o magnetico nacque precisamente da questa somiglianza con il sonnambulismo spontaneo conosciuto dalla medicina: il corpo sembrava addormentato, ma alcune funzioni psichiche restavano attive. La differenza fondamentale era che lo stato poteva essere indotto intenzionalmente attraverso la magnetizzazione e, almeno secondo i praticanti, guidato dal magnetizzatore. Gli storici dell’ipnosi considerano questo passaggio decisivo proprio perché qui emerge con chiarezza un prototipo dello stato che, nel XIX secolo, verrà progressivamente reinterpretato attraverso teorie non più dipendenti dal fluido magnetico.
La scoperta non deve però essere raccontata come un istante perfettamente isolato in cui Puységur inventò improvvisamente qualcosa che nessuno aveva mai osservato. Stati spontanei di sonnambulismo erano naturalmente già conosciuti e recenti studi hanno messo in discussione la tradizionale narrazione di un’apparizione completamente inattesa, mostrando continuità più complesse fra le pratiche mesmeriche precedenti e le osservazioni del marchese. Ciò che Puységur fece di storicamente importante fu soprattutto riconoscere, descrivere, riprodurre e porre al centro del magnetismo quello stato particolare, trasformandolo in un oggetto di osservazione e in una tecnica terapeutica.
Rapport: una relazione che restringe il mondo
Fra le caratteristiche più sorprendenti del sonnambulismo magnetico emerse quella che i magnetizzatori chiamarono rapport, termine destinato a una lunghissima fortuna nella psicologia e nella psicoterapia, benché il suo significato moderno non coincida più con quello originario. Nel sonnambulismo puységuriano il soggetto poteva apparire straordinariamente sensibile al magnetizzatore e, contemporaneamente, molto meno ricettivo verso le altre persone presenti. La voce dell’operatore assumeva un valore privilegiato, il suo tocco poteva modificare lo stato e la sua volontà sembrava, secondo l’interpretazione dei praticanti, raggiungere direttamente il sonnambulo.
Il mondo percettivo sembrava dunque restringersi intorno alla relazione.
Questa caratteristica venne interpretata nel XVIII e XIX secolo in modi differenti. Per i fluidisti poteva indicare che fra i due organismi si era stabilita una particolare continuità magnetica; altri attribuirono sempre maggiore importanza alla volontà; le successive teorie della suggestione avrebbero visto nella relazione una condizione psicologica capace di organizzare selettivamente l’attenzione e la risposta del soggetto.
Puységur arrivò a riassumere una parte importante del proprio orientamento nella formula “Croyez et veuillez”, credete e vogliate. La volontà del magnetizzatore acquistava così una centralità che il complesso apparato fisico di Mesmer non aveva posseduto nello stesso modo: non era più necessario costruire ogni trattamento attorno a grandi recipienti, strumenti e dispositivi, perché l’intenzione dell’operatore poteva essere considerata essa stessa il principale mezzo attraverso cui il principio magnetico veniva diretto. Le fonti successive hanno giustamente riconosciuto in questo sviluppo una delle radici delle future teorie psicologiche dell’ipnosi, anche se Puységur continuò a concepire l’azione come qualcosa di più di una semplice influenza verbale.
La questione diventa particolarmente interessante quando la si osserva dal punto di vista del potere. Il sonnambulo appare spesso docile, profondamente collegato al magnetizzatore, talvolta capace di rispondere a indicazioni molto sottili. Il magnetizzatore, a sua volta, può influenzare ciò che il soggetto percepisce, pensa o compie. La successiva storia dell’ipnosi discuterà a lungo fino a che punto una persona ipnotizzata possa essere indotta ad agire contro la propria volontà, ma la domanda etica è già implicita nella scoperta settecentesca: che cosa accade quando la coscienza di una persona diventa particolarmente ricettiva all’autorità di un’altra?
Puységur interpretava il proprio ruolo in termini prevalentemente terapeutici e riteneva che il magnetizzatore dovesse volere il bene del paziente; proprio questa centralità della volontà benefica mostra però quanto la tecnica dipendesse anche dalla qualità della relazione e non soltanto da un ipotetico agente naturale.
Due memorie nello stesso individuo
Esiste un fenomeno ancora più importante per la futura psicologia: la discontinuità della memoria.
Al risveglio, Victor e molti dei successivi soggetti magnetizzati non ricordavano ciò che era avvenuto durante il sonnambulismo, mentre entrando nuovamente nello stato magnetico potevano recuperare contenuti appartenenti alle precedenti sedute. Si delineava così la possibilità inquietante che la memoria non fosse un archivio unico e continuamente disponibile alla coscienza, ma potesse organizzarsi secondo stati differenti.
Un individuo poteva quindi essere capace di sapere qualcosa in una condizione e non saperla in un’altra.
Non significa che Puységur avesse già formulato una teoria moderna della dissociazione o dell’inconscio. Questi concetti appartengono a sviluppi successivi e possiedono una storia propria. Tuttavia, la fenomenologia osservata intorno al sonnambulismo magnetico contribuì direttamente a creare il terreno sul quale, durante il XIX secolo, medici e psicologi avrebbero studiato automatismi, personalità multiple, amnesie, isteria, ipnosi e dissociazione.
Il problema non era più soltanto stabilire se una persona fosse cosciente oppure incosciente.
Potevano esistere forme differenti di coscienza nello stesso individuo, ciascuna dotata di accesso parziale a ricordi, comportamenti e capacità che l’altra non possedeva.
Gli storici della psicologia hanno visto in questo passaggio una delle radici della cosiddetta psichiatria dinamica e della futura esplorazione dell’inconscio. Il lavoro di Puységur viene talvolta presentato addirittura come una “scoperta della mente inconscia”, formulazione efficace ma da usare con prudenza, perché rischia di proiettare categorie posteriori su un autore che continuava a pensare in termini di magnetismo, volontà, principio vitale e sonnambulismo. Più correttamente, possiamo dire che il sonnambulismo magnetico rese visibile un problema che la psicologia del secolo successivo non avrebbe più potuto ignorare: la coscienza ordinaria non sembrava contenere tutto ciò che un individuo poteva sapere, ricordare o fare.
L’orme di Buzancy e il magnetismo trasformato in paesaggio
Il successo delle esperienze di Puységur attirò presto alla tenuta di Buzancy un numero crescente di malati. Il marchese si trovò così davanti allo stesso problema che aveva contribuito a creare il baquet di Mesmer: come trattare molte persone senza dedicare a ciascuna una seduta individuale. La soluzione fu ancora più singolare di quella del maestro.
Sulla piazza del villaggio cresceva un grande olmo, e Puységur decise di magnetizzarlo.
La logica apparteneva perfettamente al sistema del magnetismo animale. Se il fluido poteva essere accumulato o trasmesso attraverso oggetti e sostanze, allora un albero poteva diventare un enorme intermediario naturale. Intorno al tronco vennero collocati sedili; corde fissate all’albero venivano avvolte intorno alle parti del corpo considerate malate, mentre i pazienti potevano collegarsi reciprocamente formando una catena. Il magnetizzatore interveniva poi su alcuni soggetti inducendoli nella crisi sonnambulica. Le testimonianze dell’epoca raccontano che il luogo attirò rapidamente moltissime persone e l’albero divenne quasi l’equivalente rurale e vegetale del baquet parigino.
La scena possiede una forza simbolica straordinaria e può facilmente essere romanticizzata: un albero centenario, corde che collegano corpi, uomini e donne immersi nel sonno magnetico, un aristocratico che dirige il fluido attraverso il paesaggio della propria tenuta. Eppure per Puységur non si trattava principalmente di culto dell’albero o di magia vegetale. L’olmo funzionava all’interno di una cosmologia fisica nella quale la forza magnetica poteva impregnare la materia e trasmettersi attraverso di essa.
È interessante, tuttavia, osservare quanto rapidamente un dispositivo concepito come tecnico possa assumere un’aura quasi sacrale. Un albero trattato come accumulatore di una forza invisibile diventa inevitabilmente più di un semplice oggetto, soprattutto agli occhi di coloro che vi si recano cercando guarigione. È un esempio perfetto del modo in cui il mesmerismo si colloca fra scienza, ritualità ed esoterismo: i suoi protagonisti tentano di descrivere forze naturali, ma la pratica produce spazi, gesti e relazioni che possono assumere una fortissima qualità simbolica.
Il medico dormiente
Fra le capacità attribuite ai sonnambuli magnetici, una delle più importanti fu la presunta possibilità di diagnosticare malattie. Durante lo stato di sonno lucido alcuni soggetti affermavano di percepire dall’interno la propria condizione, individuare l’organo malato, prevedere il decorso della patologia e indicare il trattamento più adatto. Successivamente questa capacità venne estesa e alcuni sonnambuli furono ritenuti in grado di diagnosticare perfino le malattie di altre persone, talvolta mediante il contatto.
Puységur prese molto seriamente questi fenomeni.
Non concepiva il sonnambulo soltanto come paziente, ma poteva attribuirgli temporaneamente una funzione quasi medica. L’idea era rivoluzionaria e contemporaneamente pericolosa: una persona priva di formazione anatomica o clinica poteva, nello stato magnetico, essere considerata dotata di un “senso interiore” capace di conoscere il corpo meglio della medicina ordinaria.
Le affermazioni diagnostiche dei sonnambuli non hanno ricevuto conferma secondo i criteri della medicina contemporanea e non devono essere presentate come capacità realmente accertate. Storicamente, però, furono decisive. Nell’Ottocento il sonnambulo medico diventerà una figura riconoscibile, consultata da pazienti e magnetizzatori e inserita in un mercato terapeutico e spirituale sempre più ampio.
La medicina ufficiale vide naturalmente in questa pratica un serio problema epistemologico: se il paziente può diagnosticare in trance ciò che il medico non vede, su quale base si fonda l’autorità clinica? Il magnetismo sembrava rivendicare una conoscenza prodotta non dall’anatomia, dall’osservazione sistematica e dall’esperienza medica, ma da una condizione eccezionale della coscienza.
Da qui nasce uno dei grandi temi del XIX secolo: l’idea che la coscienza modificata possa diventare uno strumento di conoscenza.
È precisamente qui che magnetismo ed esoterismo cominciano a intrecciarsi ancora più strettamente.
Dal senso interiore alla chiaroveggenza
Le capacità attribuite ai sonnambuli non rimasero infatti limitate alla diagnosi. Nei decenni successivi molti magnetizzatori riferirono casi nei quali i soggetti sembravano percepire oggetti nascosti, conoscere eventi lontani, anticipare avvenimenti futuri, leggere pensieri o acquisire informazioni che non avrebbero potuto ottenere attraverso i normali sensi.
Il termine chiaroveggenza cominciò così a intrecciarsi con quello di sonnambulismo.
Questo sviluppo non appartiene integralmente a Puységur, ma nasce dal terreno che il suo metodo aveva aperto. Se esiste una coscienza capace di funzionare mentre i sensi ordinari sembrano sospesi, allora si può immaginare che quella coscienza disponga di altri mezzi percettivi. Il passaggio dall’interiorità del corpo all’esterno avvenne quasi naturalmente: prima il sonnambulo conosce la propria malattia, poi quella di un’altra persona, quindi qualcosa che si trova al di là del campo sensoriale ordinario.
Nel corso della prima metà dell’Ottocento, queste pretese suscitarono controversie enormi in Francia, Germania, Gran Bretagna e altri paesi europei. Medici, filosofi della natura, magnetizzatori e religiosi tentarono di comprendere se le capacità riferite dovessero essere spiegate attraverso il fluido, la simpatia, una facoltà spirituale dell’anima, la suggestione, la frode o meccanismi ancora sconosciuti. In Germania il magnetismo entrò in relazione con la Naturphilosophie romantica, che vedeva nel sonnambulo un possibile punto di accesso alla profondità spirituale della natura; in altri ambienti, gli stessi fenomeni furono progressivamente reinterpretati in senso religioso o medianico.
È importante distinguere ancora una volta il dato storico dalla pretesa paranormale. È storicamente documentato che numerosi sonnambuli affermarono di possedere tali capacità e che scienziati e studiosi le investigarono; non segue da questo che chiaroveggenza, lettura del pensiero o visione a distanza siano state dimostrate. La rilevanza storica non dipende dalla loro conferma: quelle affermazioni modificarono comunque il modo in cui l’Europa pensò la coscienza e contribuirono a creare la futura ricerca psichica.
Magnetismo e spiritualità
Il magnetismo di Mesmer aveva volutamente cercato una spiegazione naturale. Puységur non trasformò immediatamente il sonnambulismo in una dottrina religiosa, ma il fenomeno conteneva ormai tutti gli elementi necessari perché altri lo facessero.
Una persona apparentemente addormentata parlava con una lucidità sorprendente.
Poteva non ricordare nulla al risveglio.
Sembrava possedere conoscenze estranee alla coscienza ordinaria.
Talvolta affermava di vedere ciò che i sensi non vedevano.
La domanda diventava inevitabile: da dove proviene quella conoscenza?
Per alcuni la risposta continuò a essere magnetica e fisiologica. Per altri la volontà e la relazione assunsero sempre maggiore importanza. Alcuni iniziarono invece a considerare il sonnambulismo una temporanea liberazione delle facoltà spirituali dell’anima, quasi che il sonno magnetico riducesse il legame con il corpo e permettesse alla coscienza di percepire livelli più profondi della realtà.
Questa terza interpretazione sarebbe diventata particolarmente feconda.
Il sonnambulo poteva trasformarsi in veggente.
Il trattamento in esperienza spirituale.
La facoltà diagnostica in chiaroveggenza.
E la voce che sembrava emergere da un’altra condizione della coscienza poteva, con un ulteriore passaggio, essere interpretata non più come quella del sonnambulo stesso, ma come la voce di un’entità.
Il collegamento con lo Spiritualismo ottocentesco non è quindi lineare, ma esiste una continuità storica significativa. Le ricerche sulla storia dei fenomeni psichici hanno mostrato che il sonnambulismo magnetico e il successivo Spiritualismo costituiscono due delle grandi aree attraverso cui, fra primo e secondo Ottocento, vennero discusse trance, chiaroveggenza, comunicazioni anomale e possibili facoltà della mente non spiegate dai modelli ordinari.
Quando nel 1848 le vicende delle sorelle Fox contribuiranno alla nascita dello Spiritualismo moderno, l’Occidente possiederà già oltre sessant’anni di esperienza culturale con persone capaci di parlare in uno stato alterato, produrre conoscenze apparentemente non disponibili alla veglia e stabilire una relazione privilegiata con un interlocutore.
Il medium non nasce dal nulla.
Prima di lui c’era stato il sonnambulo.
Fra magnetizzatore e paziente nasce una nuova scena
Per la storia della psicologia, tuttavia, forse il cambiamento più profondo non riguarda le facoltà straordinarie attribuite al sonnambulo, ma la struttura della relazione.
Nel mesmerismo classico l’attenzione era concentrata in larga misura sull’azione fisica del magnetizzatore: il fluido veniva accumulato, diretto e ristabilito, mentre il corpo reagiva attraverso la crisi. Con Puységur, la seduta comincia invece a organizzarsi intorno a un dialogo. Il paziente entra nello stato magnetico, il terapeuta domanda, il soggetto risponde, il magnetizzatore interpreta, orienta e talvolta modifica l’esperienza.
La parola acquista peso.
Il rapporto acquista peso.
La memoria acquista peso.
La personalità del paziente acquista peso.
Questa trasformazione non rende Puységur uno psicoterapeuta moderno, ma spiega perché storici come Henri Ellenberger abbiano attribuito al magnetismo e soprattutto al sonnambulismo un ruolo fondamentale nella genealogia della psichiatria dinamica. Le successive pratiche ipnotiche, lo studio dell’isteria e della dissociazione, il lavoro di Pierre Janet e, più indirettamente, le psicologie dell’inconscio troveranno davanti a sé problemi che il magnetismo aveva già reso visibili in una forma ancora confusa.
Esiste una parte dell’individuo che agisce senza essere completamente accessibile alla coscienza ordinaria?
Può una memoria esistere senza essere disponibile nello stato di veglia?
Una relazione può modificare profondamente percezioni e comportamenti?
Un individuo può produrre una risposta senza sapere consapevolmente da dove provenga?
La coscienza è una oppure può dividersi?
Sono domande molto più durature del fluido universale.
Il soggetto e il magnetizzatore: un rapporto non innocente
Esiste però un aspetto che una lettura romantica del sonnambulismo rischia di nascondere. Il sapere prodotto durante la seduta non nasce in uno spazio neutrale. Il sonnambulo si trova in relazione con qualcuno che lo ha condotto nello stato, che formula le domande, possiede aspettative precise e interpreta le sue risposte.
Il caso di Victor mostra in modo particolarmente evidente questa asimmetria.
Puységur era il suo superiore sociale.
Era colui che lo magnetizzava.
Era colui che decideva quando osservare, quando interrogare e quando riportarlo allo stato ordinario.
Era anche colui che trascriveva ciò che accadeva e trasformava l’esperienza in un testo destinato alla circolazione.
Tutto ciò non permette di concludere che Victor simulasse o che Puységur inventasse deliberatamente le osservazioni; permette però di comprendere quanto la scena fosse influenzata da autorità, aspettativa e relazione. La psicologia successiva chiamerà in causa concetti come suggestione, conformità, transfert, dipendenza e costruzione interpersonale dell’esperienza, mostrando che nessuno stato ipnotico può essere completamente separato dal contesto nel quale viene prodotto.
È una lezione importante anche per l’esoterismo. Quando un operatore si aspetta che il soggetto incontri una guida, percepisca un’energia, ricordi una vita precedente o riceva un messaggio, il semplice fatto che il soggetto produca un’esperienza coerente con quell’aspettativa non dimostra automaticamente l’origine esterna del contenuto.
L’esperienza può essere autentica come esperienza.
La sua interpretazione rimane un problema diverso.
È la stessa distinzione incontrata con Mesmer e diventerà ancora più importante con medium, trance e pratiche visionarie dei secoli successivi.
La Rivoluzione e il lungo ritorno del magnetismo
Le vicende politiche della Francia rivoluzionaria interruppero profondamente la prima espansione organizzata del magnetismo. Le società create negli anni Ottanta del Settecento si dispersero, le reti aristocratiche cambiarono drasticamente e molti protagonisti attraversarono gli sconvolgimenti politici in condizioni molto diverse da quelle nelle quali il mesmerismo era nato.
Puységur sopravvisse alla Rivoluzione e tornò successivamente a scrivere sul magnetismo. Nel 1807 pubblicò un’opera dedicata ai rapporti fra magnetismo animale e diverse branche della fisica generale e nel 1811 affrontò direttamente il sonnambulismo naturale e quello provocato dall’azione magnetica. Questa continuità è importante perché dimostra che il sonnambulismo non fu per lui una curiosità giovanile abbandonata dopo pochi anni, ma rimase il centro di una ricerca durata decenni.
Quando il magnetismo conobbe una nuova diffusione nel primo Ottocento, tuttavia, il mondo era cambiato. La teoria del fluido continuava a possedere sostenitori, ma aveva ormai accanto interpretazioni psicologiche, fisiologiche, spiritualiste e religiose sempre più numerose. Il sonnambulismo poteva essere studiato come fenomeno nervoso, utilizzato terapeuticamente, interpretato come capacità spirituale oppure trasformato in spettacolo.
Puységur aveva aperto una porta.
Non poteva controllare ciò che sarebbe passato attraverso di essa.
Dall’albero di Buzancy all’ipnosi
La successiva storia dell’ipnotismo passerà attraverso molti altri protagonisti e non può essere ridotta a una linea semplice che da Mesmer conduce a Puységur, quindi a James Braid e infine alla psicologia moderna. Le pratiche magnetiche si moltiplicarono, si contraddissero, produssero scuole rivali e attraversarono medicina, teatro, spiritualità, filosofia e intrattenimento. Quando Braid, negli anni Quaranta dell’Ottocento, comincerà a utilizzare il termine neuro-ipnotismo, cercherà precisamente di spiegare determinati fenomeni senza ricorrere al fluido animale, concentrandosi su processi fisiologici e attentivi propri del soggetto.
Il grande cambiamento sarà concettuale.
Nel magnetismo, qualcosa viene trasmesso dall’operatore.
Nell’ipnotismo psicologico, diventa sempre più importante ciò che il soggetto stesso è capace di produrre.
Ma anche questa distinzione non sarà definitiva, perché l’ipnosi moderna continuerà a interrogarsi sulla relazione, sulla suggestione e sull’influenza sociale.
Per questo Puységur occupa una posizione così particolare. Non è semplicemente l’anello mancante fra Mesmer e Braid. È l’uomo che trasformò involontariamente la domanda.
Mesmer chiedeva: quale forza attraversa il corpo?
Dopo Puységur diventa possibile chiedere anche: che cosa può fare una mente quando entra in uno stato diverso da quello ordinario?
È una domanda molto più difficile da chiudere.
La nascita di una seconda coscienza
Se volessimo individuare il lascito più profondo del sonnambulismo magnetico, probabilmente non dovremmo cercarlo né nella diagnosi magnetica né nella chiaroveggenza, e neppure nella teoria del fluido. Dovremmo tornare alla scena iniziale e guardarla senza utilizzare le categorie che verranno dopo.
Un uomo sembra dormire.
Eppure parla.
Ricorda cose che, una volta sveglio, dimenticherà.
Può apparentemente rispondere a qualcuno verso il quale mostra una sensibilità particolare.
Sembra possedere una personalità leggermente diversa.
Quando viene riportato allo stato ordinario, quella parte dell’esperienza scompare dalla sua memoria cosciente.
Per un osservatore del XVIII secolo questo era un problema enorme, perché il modello più intuitivo della mente presupponeva un soggetto relativamente unitario: se io sono cosciente, so ciò che faccio; se dormo, la coscienza viene sospesa; se ricordo qualcosa, quel ricordo appartiene a me nello stesso modo in ogni momento.
Il sonnambulismo introduceva una possibilità diversa.
La mente poteva avere stanze alle quali non accedeva sempre attraverso la stessa porta.
Questa immagine è naturalmente nostra, non di Puységur, ma permette di comprendere perché la scoperta abbia esercitato una tale influenza sulle successive psicologie dell’inconscio e della dissociazione. Non era ancora necessario credere che una seconda personalità autonoma esistesse letteralmente dentro l’individuo; bastava riconoscere che la continuità della coscienza poteva essere meno semplice di quanto sembrasse.
Da questo momento, l’invisibile non sarà più soltanto fuori dall’uomo.
Potrà trovarsi nell’uomo stesso.
Ed è proprio qui che la sezione iniziata con Böhme e Swedenborg raggiunge una trasformazione decisiva. Con la teosofia cristiana l’invisibile era stato cercato nella profondità divina della natura; con Swedenborg aveva assunto la forma di cieli e mondi spirituali ordinati secondo corrispondenze; con Mesmer aveva tentato di diventare un fluido naturale capace di attraversare i corpi. Con Puységur, senza che il fluido venga ancora abbandonato, qualcosa di nuovo appare al centro della scena: una coscienza che sembra capace di nascondere qualcosa a se stessa.
L’esoterismo dell’Ottocento erediterà entrambe le possibilità. Da una parte continuerà a cercare mondi, spiriti, fluidi e piani invisibili; dall’altra comincerà sempre più spesso a esplorare trance, sogni, automatismi, personalità seconde, chiaroveggenza e regioni sconosciute della mente.
La psicologia seguirà parte dello stesso sentiero, ma ne cambierà il linguaggio.
Quando Victor Race riaprì gli occhi a Buzancy senza ricordare ciò che aveva detto pochi minuti prima, nessuno possedeva ancora le parole “dissociazione”, “inconscio dinamico” o “ipnosi” nel significato che avrebbero acquisito più tardi. Puységur continuava a credere nella forza del magnetismo animale e nella capacità della volontà di dirigere un principio vitale invisibile; tuttavia, ciò che aveva davanti era già più vasto della teoria con cui tentava di spiegarlo.
Il fluido sarebbe stato progressivamente abbandonato.
Il problema della coscienza, invece, era appena cominciato.

