Papa Legba — La porta e il linguaggio degli spiriti

Papa Legba — La porta e il linguaggio degli spiriti

Il vecchio del cammino, custode dell’accesso e mediatore della parola nel Vodou haitiano

La porta è ancora chiusa, benché nessuno l’abbia mai vista. I tamburi possono essere pronti, il vèvè tracciato, le offerte disposte, i nomi degli spiriti conosciuti da tutti coloro che attendono nel peristilio; eppure conoscere un nome non significa ancora poterlo raggiungere. Prima occorre che qualcuno renda possibile il passaggio. È allora che viene chiamato il vecchio con il bastone, colui che sembra arrivare lentamente proprio perché governa tutto ciò che può andare da un luogo all’altro. Senza di lui le parole rimarrebbero dalla parte di chi le pronuncia.

Papa Legba occupa una posizione singolare nel Vodou haitiano. Non è il più potente dei lwa nel senso di una gerarchia assoluta, non è il creatore, non governa tutti gli altri spiriti e non deve essere trasformato nel «capo» del pantheon. La sua importanza deriva da qualcosa di forse ancora più sottile: rende possibile la relazione. Custodisce porte, ingressi, strade, passaggi e, soprattutto, la comunicazione fra il mondo degli uomini e quello dei lwa. In molte sequenze rituali Rada viene salutato molto presto, spesso per primo dopo le aperture preliminari, perché la cerimonia non può semplicemente rivolgersi agli spiriti come se la distanza fra visibile e invisibile non esistesse. Qualcuno deve aprire.

Da questa funzione nasce una delle formule più conosciute dell’intero Vodou: la richiesta a Legba di aprire la barriera, il cancello, affinché sia possibile passare e salutare i lwa.

L’immagine è quasi disarmante nella sua semplicità.

Non si chiede a Legba di creare il mondo.

Gli si chiede di aprire.

Eppure tutta la religione rituale dipende da quel gesto.

Dall’Africa ad Haiti: lo stesso nome, un’altra persona

La genealogia africana di Legba è fra le più riconoscibili all’interno del Vodou haitiano. Nelle religioni delle popolazioni gbe dell’attuale Benin e Togo, e nel più ampio complesso culturale che comprende le figure yoruba di Èṣù o Eshu-Elegba, esistono potenze strettamente associate a passaggi, comunicazione, divinazione, ambiguità, movimento e mediazione. Durante la tratta atlantica questi culti attraversarono l’oceano insieme alle persone deportate e produssero forme differenti nelle Americhe: Legba in Haiti, Eleguá o Elegguá nella Regla de Ocha cubana, Exu in differenti tradizioni brasiliane e ulteriori trasformazioni caraibiche.

L’esistenza di una genealogia comune non rende queste figure intercambiabili.

È una distinzione essenziale.

Papa Legba non è semplicemente Èṣù con un nome francofono, così come Eleguá cubano non è Papa Legba tradotto in spagnolo. Secoli di storia autonoma hanno trasformato caratteri, iconografie, relazioni rituali e teologie.

Il confronto con l’Africa rende questa trasformazione particolarmente evidente.

Il Legba delle tradizioni Fon può apparire vigoroso, sessualmente esplicito, provocatorio e profondamente legato alla trasgressione; le rappresentazioni africane hanno incluso figure dalla marcata sessualità e racconti nei quali astuzia, desiderio e rovesciamento dell’ordine occupano un posto rilevante. Nel Vodou haitiano, soprattutto nella figura di Atibon Legba o Papa Legba più frequentemente descritta, emerge invece l’immagine di un uomo anziano, appoggiato a un bastone o alle stampelle, talvolta con cappello di paglia, pipa e borsa da viaggio.

La differenza non significa che Haiti abbia dimenticato l’Africa.

Significa che una potenza religiosa può sopravvivere trasformandosi.

Alcuni aspetti più instabili, aggressivi o pericolosi del crocevia vengono organizzati in Haiti anche attraverso altre figure e altri registri, soprattutto nel mondo Petwo, mentre Papa Legba acquisisce sempre più nettamente il carattere dell’anziano che conosce le strade proprio perché ha avuto il tempo di percorrerle.

È un cambiamento teologicamente straordinario.

La virilità ostentata del giovane guardiano africano diventa la lentezza di un vecchio.

La funzione rimane: passaggio, linguaggio, movimento.

Ciò che cambia è il modo in cui quella funzione viene incarnata.

Atibon Legba e i molti Legba

Anche parlare semplicemente di «Papa Legba» può produrre l’impressione che esista una sola personalità perfettamente uniforme con un’unica iconografia, un unico vèvè e una lista definitiva di offerte.

La realtà rituale è più articolata.

Il nome Legba compare in diverse configurazioni, epiteti e manifestazioni, e varie nanchon possono possedere propri Legba o spiriti che svolgono funzioni analoghe di apertura. Atibon Legba è una delle forme Rada più conosciute, ma la tradizione comprende altri nomi e configurazioni che non devono essere fusi artificialmente.

Questa pluralità appartiene alla struttura generale dei lwa.

Ogou non è uno soltanto.

Ezili non è una soltanto.

Simbi non è uno soltanto.

Nemmeno la porta deve necessariamente avere un solo custode.

La tendenza contemporanea a cercare «il colore di Papa Legba», «il giorno di Papa Legba», «il vèvè ufficiale di Papa Legba» o «l’offerta esatta per Papa Legba» nasce da un desiderio comprensibile di ordine e nello stesso tempo profondamente estraneo alla natura genealogica del Vodou. Associazioni largamente diffuse esistono, ma vengono filtrate attraverso case, manifestazioni e lignaggi.

La domanda corretta non è soltanto «che cosa piace a Legba?»

È «quale Legba, servito da chi e dentro quale tradizione?»

Il vecchio alla porta

Nell’immagine haitiana più diffusa, Legba appare anziano.

La vecchiaia non deve essere letta semplicemente come debolezza.

Un bastone permette di camminare, ma è anche un oggetto che misura la strada, tocca il terreno prima del piede, indica e sostiene. La borsa di paglia, quando compare nella sua iconografia, appartiene allo stesso linguaggio del viaggiatore. La pipa introduce un altro segno di anzianità e memoria, oltre a conservare una relazione con il tabacco già presente nelle genealogie africane di Legba.

Persino la lentezza acquisisce un significato particolare.

Colui che controlla tutte le strade non ha bisogno di correre.

L’iconografia cattolica contribuì fortemente alla forma attraverso cui questa figura venne visualizzata in Haiti. Le associazioni con i santi non sono identiche in tutte le case: san Pietro compare frequentemente a causa delle chiavi e della custodia delle porte celesti; san Lazzaro può essere associato alla vecchiaia, alla difficoltà nel camminare e, in alcune immagini, alla presenza dei cani; sant’Antonio compare anch’egli in differenti tradizioni e studi storici.

Nessuna di queste corrispondenze autorizza tuttavia a concludere che Papa Legba «sia» san Pietro, san Lazzaro o sant’Antonio.

L’immagine cattolica funziona come uno dei linguaggi attraverso cui il lwa viene riconosciuto.

Il santo porta attributi che permettono una convergenza.

Le chiavi parlano della porta.

Il bastone parla del cammino.

Il cane può parlare della compagnia lungo la strada.

Ma il lwa conserva la propria genealogia africana e haitiana.

Il sincretismo, ancora una volta, non sostituisce un nome con un altro come in un codice cifrato.

Produce una figura più stratificata.

La porta non è il crocevia

Papa Legba viene quasi universalmente descritto come guardiano dei crocevia, ed esiste una solidissima associazione storica e religiosa fra Legba e i luoghi di intersezione. Tuttavia il termine «crocevia» deve essere maneggiato con maggiore precisione di quanto faccia gran parte della divulgazione esoterica.

Il crocevia è importante perché vi convergono strade.

È un luogo in cui il movimento diventa decisione.

Da lì si può andare in più direzioni.

Chi viene da una strada può incontrare chi proviene da un’altra.

La certezza del percorso lineare viene interrotta.

Per questo il crocevia possiede in numerose culture un’intensa qualità religiosa: è contemporaneamente unione e separazione, arrivo e partenza, orientamento e possibilità di smarrimento.

Legba appartiene profondamente a questa logica.

Ma non bisogna trasformarlo semplicemente nel «dio delle scelte».

La sua funzione non è una metafora psicologica inventata affinché gli esseri umani riflettano sulle decisioni.

Nel Vodou, il crocevia è anche una realtà rituale.

La comunicazione passa attraverso intersezioni.

Il mondo dei vivi e quello degli spiriti devono poter entrare in contatto.

Le differenti nanchon devono essere raggiunte.

La parola pronunciata da un uomo deve essere resa udibile a una presenza che non appartiene alla condizione ordinaria dell’esistenza.

Il crocevia diventa così una grammatica cosmologica.

Non perché due strade formano una X.

Perché mondi differenti possono incontrarsi senza diventare lo stesso mondo.

Legba e Kalfou: una distinzione necessaria

Proprio il tema del crocevia conduce a una delle confusioni più persistenti.

Legba e Mèt Kalfou, o Kafou, non sono semplicemente due nomi dello stesso spirito.

Kafou significa letteralmente «crocevia» in creolo haitiano, dal francese carrefour, e nel mondo Petwo è associato a passaggi, intersezioni e a una forma di potenza molto più calda, imprevedibile e potenzialmente pericolosa.

Le relazioni fra Legba e Kalfou vengono raccontate diversamente secondo case e interpretazioni. Talvolta vengono descritti come corrispondenti Rada e Petwo, talvolta attraverso un linguaggio di parentela, talvolta mediante opposizioni fra differenti qualità del crocevia.

Ma definirli «Legba buono» e «Legba cattivo» sarebbe sbagliato.

È la solita tentazione morale applicata impropriamente al rapporto Rada-Petwo.

Legba apre e regola la comunicazione secondo il proprio registro.

Kalfou appartiene a un’altra temperatura spirituale e a un altro insieme di relazioni.

Il secondo può essere percepito come più rischioso senza diventare per questo l’equivalente haitiano del demonio.

Questa distinzione permette anche di correggere una parte importante dell’immaginario popolare contemporaneo, nel quale Papa Legba viene frequentemente rappresentato come una figura oscura, elegante, minacciosa, con teschi, cilindro e atmosfera cimiteriale.

Gran parte di quell’iconografia appartiene in realtà molto più facilmente al territorio dei Bawon e in particolare a Baron Samedi.

L’industria dell’intrattenimento ha fuso figure differenti perché aveva bisogno di un unico «signore voodoo» immediatamente riconoscibile.

Il Vodou non ne possiede uno.

Papa Legba non è Baron Samedi.

Il crocevia non è il cimitero.

E il fatto che entrambi appartengano a luoghi di passaggio non elimina la differenza fra le porte che custodiscono.

Aprire significa anche chiudere

La funzione di Legba viene frequentemente descritta soltanto nella sua forma positiva: egli apre le porte.

Ma una porta che non può essere chiusa non è più una porta.

È una breccia.

La facoltà di aprire implica quindi il potere complementare di regolare, permettere, impedire e concludere il passaggio. Questa dimensione diventa particolarmente evidente se si abbandona l’immagine moderna del «gatekeeper» come portiere che controlla semplicemente chi entra e si osserva la funzione cosmologica più ampia.

Non tutte le comunicazioni devono avvenire sempre.

Non tutto ciò che appartiene al mondo invisibile deve essere indiscriminatamente accessibile.

Il rito possiede sequenze proprio perché il contatto richiede ordine.

Legba non annulla il confine fra uomini e lwa.

Lo rende attraversabile.

È una differenza essenziale.

L’esoterismo contemporaneo è ossessionato dall’idea di «aprire portali», quasi che ogni apertura fosse in sé un successo. Nella logica di una tradizione rituale matura, il problema non consiste semplicemente nel riuscire ad aprire.

Bisogna sapere a chi, quando, attraverso quale relazione e per quanto tempo.

Poi bisogna richiudere.

Legba rende così evidente un principio che attraversa l’intero Vodou: il sacro non è accesso illimitato.

È relazione regolata.

Il signore della parola

La seconda grande dimensione di Legba nasce da questa stessa funzione.

Se permette agli uomini e ai lwa di comunicare, deve possedere una particolare relazione con il linguaggio.

La tradizione gli attribuisce la capacità di comprendere le lingue e di rendere possibile la comunicazione fra esseri che altrimenti rimarrebbero separati. Alcune formulazioni popolari lo descrivono come colui che conosce tutte le lingue degli uomini; altre insistono sulla sua qualità di grande interprete o mediatore.

Non è difficile comprendere quanto questa caratteristica abbia potuto acquisire profondità nella società di Saint-Domingue.

Gli africani deportati nella colonia parlavano lingue differenti.

Fon, Ewe, Yoruba, Kikongo e numerose altre famiglie linguistiche si incontrarono violentemente dentro la piantagione. Il francese apparteneva al potere coloniale; il creolo stava diventando lo strumento attraverso cui persone provenienti da mondi diversi potevano comprendersi.

In una società costruita sull’impossibilità iniziale di parlare la stessa lingua, il dio della traduzione non poteva rimanere una figura marginale.

Naturalmente non possiamo affermare storicamente che la funzione linguistica di Legba sia nata esclusivamente come risposta alla società coloniale: la sua relazione africana con comunicazione, mediazione e divinazione precedeva la deportazione.

Ma Saint-Domingue le fornì un nuovo mondo nel quale diventare indispensabile.

Legba attraversò l’Atlantico insieme a persone che avevano perduto la possibilità di essere comprese.

E divenne il custode della comprensione.

La parola che deve arrivare

Nelle religioni rituali pronunciare qualcosa correttamente non significa soltanto produrre suoni grammaticalmente esatti.

Una parola deve arrivare.

Il problema della preghiera non è esclusivamente ciò che l’orante vuole dire.

È se esista una relazione capace di portare quella parola a destinazione.

Legba appartiene a questo intervallo.

Per questo la sua funzione può essere compresa come quella di un interprete senza ridursi alla traduzione linguistica. Traduce condizioni dell’esistenza.

Permette a una richiesta umana di entrare nel linguaggio del servizio spirituale.

Permette alla presenza del lwa di entrare nella vita della comunità.

Quando la possessione avviene e uno spirito parla attraverso il proprio chwal, quella comunicazione è il risultato di un sistema molto più ampio che il rito aveva precedentemente aperto.

Il linguaggio non consiste allora soltanto nelle parole pronunciate dalla bocca del posseduto.

Tamburo, canto, vèvè, movimento, offerte e possessione costituiscono insieme un linguaggio.

Legba governa la possibilità stessa che quei segni siano messi in relazione.

È esotericamente molto più interessante del semplice ruolo di «messaggero».

Un messaggero trasporta un contenuto già perfettamente formato.

Un mediatore rende possibile che due ordini differenti possano intendersi.

Comprendere implica anche fraintendere

Proprio perché Legba governa la comunicazione, nella sua genealogia sopravvive qualcosa della grande ambiguità del Legba africano e di Èṣù.

Ogni lingua rende possibile comprensione.

Rende possibile anche equivoco.

Ogni strada conduce da qualche parte.

Può anche portare altrove rispetto a dove pensavamo di andare.

Ogni porta aperta crea accesso.

Espone però alla possibilità che qualcosa attraversi quella porta.

Questa ambivalenza è fondamentale.

Ridurre Legba a un vecchio bonario che aiuta gentilmente tutti a comunicare perde una parte della profondità della figura. Non è necessariamente maligno o ingannatore nella forma estrema attribuita a certi trickster, ma la sua genealogia ricorda che il linguaggio non è trasparente.

Una parola può significare più cose.

Una risposta può richiedere interpretazione.

Una scelta può produrre una conseguenza inattesa.

Il custode della comunicazione conosce inevitabilmente anche il fallimento della comunicazione.

È qui che il confronto con il trickster diventa più produttivo, purché non venga trasformato in un’equivalenza assoluta.

Nelle mitologie africane Èṣù ed Elegba possono mettere in crisi certezze, provocare conflitti, giocare con le interpretazioni e costringere gli uomini a riconoscere la fragilità del proprio punto di vista. Papa Legba haitiano appare generalmente più anziano e meno apertamente trasgressivo, ma il crocevia conserva comunque quella lezione.

Chi arriva all’intersezione deve interpretare.

Nessun cartello elimina completamente la possibilità di sbagliare strada.

Il vèvè di Legba e la geometria del passaggio

Il vèvè associato a Legba rende visibile parte di questa struttura.

Le forme variano fra case e manifestazioni, ma ricorrono motivi cruciformi, assi, bastoni e configurazioni che possono evocare incrocio, direzione e apertura. In alcune rappresentazioni la stessa struttura grafica appare quasi come una mappa ridotta all’essenziale.

È importante non sovraccaricarla di interpretazioni estranee.

La croce non deve essere automaticamente trasformata nei quattro elementi occidentali, nelle quattro direzioni ermetiche o in una formula cabalistica.

Può avere relazioni simultanee con il crocevia, con antichi simbolismi africani, con la croce cristiana e con la storia visuale haitiana.

La sua forza sta precisamente nella capacità di tenere insieme più genealogie.

Quando il vèvè viene tracciato nel peristilio, tuttavia, la questione non è soltanto ciò che rappresenta.

La croce diventa luogo.

Il segno partecipa alla chiamata di colui che rende possibili le chiamate successive.

È quasi una struttura riflessiva: disegnare Legba significa aprire graficamente la possibilità che altri segni acquistino la propria piena funzione rituale.

Prima di parlare, bisogna rendere possibile il linguaggio.

Cane, bastone, pipa e strada

Gli attributi di Legba possiedono una qualità curiosamente povera rispetto a quelli delle divinità regali.

Non indossa necessariamente una corona.

Non ha bisogno di un trono.

Porta cose utili per camminare.

Il bastone sostiene.

La pipa accompagna il tempo.

La borsa contiene ciò che il viaggiatore deve portare.

Il cappello protegge dal sole.

Il cane, nelle iconografie in cui compare, conosce strade che l’uomo non vede con la stessa immediatezza e può muoversi fra casa, strada e margine dell’insediamento.

È quasi l’equipaggiamento di qualcuno che non appartiene completamente a nessun luogo perché deve poter raggiungere tutti i luoghi.

L’immagine del viaggiatore anziano produce inoltre un’interessante inversione rispetto alla nostra concezione moderna della velocità.

Il messaggero contemporaneo deve essere rapido.

Legba può essere lento.

Perché il suo compito non è soltanto trasmettere più velocemente.

È trovare la strada corretta.

La differenza appartiene a due concezioni completamente diverse della comunicazione.

Una misura l’efficienza.

L’altra misura la possibilità dell’incontro.

Il crocevia non è un luogo dove vendere l’anima

Nessun tema collegato a Legba è stato deformato più profondamente del mito occidentale del patto al crocevia.

Blues, folklore statunitense, Hoodoo, demonologia cristiana, Louisiana Voodoo, letteratura fantastica e cultura popolare sono stati mescolati fino a produrre una scena diventata quasi universale: una persona si reca a mezzanotte a un incrocio, incontra una figura soprannaturale e ottiene potere in cambio dell’anima.

Questa immagine non descrive correttamente Papa Legba del Vodou haitiano.

L’associazione fra crocevia e potenze spirituali è reale.

La sovrapposizione di Legba con il diavolo cristiano non lo è.

La leggenda statunitense di Robert Johnson che avrebbe ottenuto la propria abilità musicale attraverso un patto al crocevia appartiene a un complesso folklorico differente, successivamente interpretato attraverso riferimenti africani e afroamericani. Utilizzarla come prova che Papa Legba sarebbe il «diavolo del crocevia» significa fondere tradizioni diverse e leggere nuovamente una potenza africana attraverso la demonologia cristiana.

Legba non compra anime.

Il Vodou non possiede neppure una concezione dell’anima perfettamente equivalente a quella implicata in quel racconto.

La deformazione è istruttiva.

Quando l’Occidente incontra una figura che governa passaggi e ambiguità, tende rapidamente a farne un demone.

Il cristianesimo europeo aveva già collocato il diavolo ai margini, nei luoghi selvatici, agli incroci e nelle ore notturne; incontrare una divinità africana che occupava simbolicamente territori simili rese la sovrapposizione quasi inevitabile.

Ma la somiglianza geografica non crea identità teologica.

Un crocevia non appartiene necessariamente al male.

Appartiene alla possibilità.

Legba e la psicologia della decisione

Soltanto dopo aver ricostruito il significato religioso possiamo permetterci una lettura psicologica.

Il crocevia è una delle immagini più potenti della condizione umana perché rende visibile ciò che normalmente viviamo nel tempo: la necessità di scegliere senza conoscere completamente le conseguenze.

Prima della scelta esistono più strade.

Dopo, una sola è stata percorsa.

Legba può quindi essere interpretato come figura della mediazione necessaria nei passaggi: non soltanto fra mondo visibile e invisibile, ma fra ciò che siamo e ciò che potremmo diventare.

La vecchiaia aggiunge un elemento interessante.

Il custode della possibilità non viene rappresentato necessariamente come giovane slanciato verso il futuro, ma come qualcuno che porta con sé esperienza.

La scelta non richiede soltanto desiderio.

Richiede memoria.

Anche il tema del linguaggio apre una lettura psicologica feconda. Molte crisi personali nascono dall’incapacità di tradurre un’esperienza in parole comprensibili a noi stessi o agli altri. Sappiamo di provare qualcosa, ma non sappiamo ancora dirlo. La mediazione precede la comunicazione.

Legba può allora diventare una straordinaria immagine del processo mediante cui un contenuto passa da una condizione all’altra.

Ma bisogna fermarsi prima di trasformare il lwa in una funzione psichica.

La psicologia dice: Legba può rappresentare la capacità umana di mediare e attraversare passaggi.

Il Vodou dice: Legba esiste.

Le due proposizioni non sono sinonime.

Legba ed Ermes: il confronto possibile

Per il lettore occidentale competente il paragone con Ermes emerge quasi inevitabilmente.

Entrambi possiedono rapporti con strade, comunicazione, movimento, attraversamento dei confini e ambiguità. Ermes accompagna viaggiatori, messaggeri e morti; Legba apre passaggi fra uomini e spiriti. Entrambi sembrano trovarsi perfettamente a proprio agio nei luoghi in cui categorie distinte entrano in contatto.

La comparazione è intellettualmente legittima.

Diventa pericolosa soltanto quando si trasforma in identificazione.

Papa Legba non è l’Ermes haitiano.

La genealogia storica di Legba conduce al Golfo del Benin, non alla Grecia.

Le somiglianze permettono di mettere in evidenza una struttura religiosa ricorrente: molte culture hanno immaginato figure specializzate nella gestione delle frontiere perché il confine possiede un problema intrinseco. Se due domini sono completamente separati, come possono comunicare?

Occorre qualcuno che appartenga abbastanza a entrambi da poter passare.

Il mediatore è inevitabilmente ambiguo proprio perché non può essere completamente confinato da una sola parte.

È questa struttura, più che una presunta identità esoterica universale, a rendere proficuo il confronto.

L’esoterismo più interessante non afferma che tutti gli dèi siano lo stesso dio con maschere diverse.

Domanda perché culture lontane abbiano avuto bisogno di affidare i confini a personalità così difficili da immobilizzare.

Prima parola e ultima parola

L’apertura rituale possiede una conseguenza che spesso viene dimenticata.

Se Legba permette di iniziare la comunicazione, la sua funzione riguarda anche il ritorno all’ordine ordinario.

Una cerimonia non può restare eternamente aperta.

I lwa vengono serviti, possono manifestarsi, ricevono offerte e comunicano; poi il servizio procede verso la conclusione. Gli uomini torneranno a dormire, lavorare, cucinare, discutere, occuparsi dei figli. Il mondo invisibile non scompare, ma il regime della cerimonia termina.

Ogni rito maturo deve possedere una teoria della conclusione.

L’ossessione contemporanea per l’apertura dimentica quanto sia importante il confine ristabilito.

Legba appartiene precisamente al sapere del passaggio controllato.

Non distrugge il muro.

Apre il cancello.

Quando il passaggio è terminato, il muro continua a esistere.

Questa immagine permette di comprendere quanto la liminalità Vodou sia distante dalla fascinazione occidentale per la perdita totale dei confini. Il fine non consiste nel dissolvere permanentemente la distinzione fra uomini e spiriti.

Se ciò accadesse, non esisterebbe più relazione.

Esisterebbe confusione.

Per incontrarsi, due realtà devono essere differenti abbastanza da poter attraversare una distanza.

Legba governa precisamente quella distanza.

Il vecchio e la modernità

Nella diaspora contemporanea Papa Legba ha conosciuto una sorprendente espansione iconografica.

È comparso in romanzi, fumetti, serie televisive, videogiochi, musica e occultismo popolare. In molte di queste rappresentazioni il suo nome viene utilizzato per qualsiasi figura che possieda rapporti con porte, contratti, morte, magia o inferi.

L’effetto è stato paradossale.

Legba è diventato uno dei lwa più conosciuti al mondo e contemporaneamente uno dei meno riconosciuti nella propria forma haitiana.

Il caso forse più evidente è la frequente sovrapposizione con Baron Samedi. Cilindro, teschio, abiti eleganti, atmosfera funebre e comportamento minaccioso appartengono molto più naturalmente all’immaginario dei Bawon e dei Gede, ma il nome di Papa Legba è talvolta applicato a quella figura perché il pubblico internazionale conosce Legba come «signore del mondo spirituale».

È un errore che rivela qualcosa.

La cultura popolare vuole personaggi con funzioni semplici.

Il Vodou possiede relazioni.

Legba apre.

Bawon governa il cimitero.

Kalfou appartiene al crocevia Petwo.

Gede ride della morte.

Sono tutti collegati a forme di passaggio, ma il passaggio non è una competenza unica che possa essere affidata a un solo «dio dell’aldilà».

Il cosmo Vodou è troppo specifico per una simile semplificazione.

Servire la porta

Anche le offerte a Legba devono essere comprese evitando l’idea di una combinazione universale. Tabacco, caffè, alimenti semplici, bevande e altri elementi compaiono in differenti tradizioni, mentre bastone, cappello, borsa e pipa contribuiscono alla sua cultura materiale.

Le precise modalità di servizio variano.

Questo è particolarmente importante nel caso di Legba perché la sua enorme popolarità internazionale ha prodotto decine di guide che suggeriscono di «lavorare con Papa Legba» attraverso rituali costruiti assemblando informazioni provenienti da Haiti, Louisiana, Santería e occultismo contemporaneo.

Il risultato può utilizzare molti elementi autentici singolarmente e produrre tuttavia qualcosa che non appartiene a nessuna delle tradizioni da cui sono stati presi.

Eleguá non riceve automaticamente ciò che riceve Papa Legba.

Exu non è Papa Legba sotto un altro nome.

Kalfou non è il Legba notturno di ogni sistema.

La parentela storica non annulla la specificità rituale.

È una lezione particolarmente adatta proprio al signore della traduzione.

Tradurre non significa rendere tutto identico.

Una buona traduzione conserva abbastanza differenza da non tradire ciò che sta facendo passare.

Il vero potere della chiave

L’immagine di san Pietro con le chiavi ha offerto al Vodou una delle analogie iconografiche più fertili.

La chiave sembra quasi costruita appositamente per Legba.

Possiede valore soltanto perché esiste una serratura.

Una chiave universale che aprisse indiscriminatamente tutto sarebbe meno utile di quanto sembri.

La chiave corretta apre una determinata porta.

È questa precisione a renderla potente.

Anche Legba non appartiene a un generico entusiasmo per l’accesso.

Conosce la differenza fra le porte.

Da questa prospettiva la sua importanza esoterica diventa molto più profonda della figura del guardiano.

Il vero sapere non consiste soltanto nel conoscere ciò che esiste dall’altra parte.

Consiste nel sapere come raggiungerlo senza confonderlo con tutto il resto.

Il ritualista inesperto desidera apertura.

Il sacerdote esperto desidera la porta giusta.

Colui che rende possibile il nome successivo

Una lunga cerimonia continuerà oltre Legba.

Verranno salutati i Marasa.

Loko, Ayizan, Danbala e altri lwa riceveranno i propri canti secondo il regleman della casa.

I ritmi cambieranno.

Altri vèvè compariranno.

Potrebbero arrivare possessioni, richieste, benedizioni, ammonimenti.

A un certo punto, in mezzo alla ricchezza di tutto ciò che accade, la funzione del vecchio che aveva aperto il passaggio rischia quasi di essere dimenticata.

È forse perfettamente coerente.

La porta compie il proprio lavoro quando smettiamo di guardarla e attraversiamo.

Papa Legba non deve occupare continuamente il centro della scena per essere indispensabile.

Ha già fatto qualcosa di più importante.

Ha reso possibile che il nome successivo significasse qualcosa.

È per questo che il suo dominio sul linguaggio non riguarda soltanto la capacità di parlare tutte le lingue, secondo la bella affermazione della tradizione.

Riguarda il mistero più elementare della parola.

Un suono lascia una bocca.

Attraversa una distanza.

E qualcuno, dall’altra parte, comprende.

Fra quei due momenti c’è una strada che non vediamo.

Legba la conosce.

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