Crianças ed Erês — Infanzia rituale e rinnovamento

Crianças ed Erês — Infanzia rituale e rinnovamento

Le entidades infantili dell’Umbanda tra gioco, dolci, incorporazione e cura: dalla linea di Cosme e Damião agli Ibeji, distinguendo ciò che il Brasile religioso ha avvicinato senza renderlo identico.

Sul pavimento sono comparsi giocattoli che qualche ora prima non c’erano, sul tavolo si accumulano caramelle, torte e bottiglie di bibite dolci, mentre il terreiro, solitamente regolato da movimenti misurati e gerarchie ben riconoscibili, sembra essersi concesso una momentanea indisciplina. Poi un médium ride con una voce che non appartiene alla sua età, un altro si accovaccia, qualcuno chiede un dolce con una serietà quasi comica e ciò che potrebbe sembrare una festa infantile comincia a rivelare un ordine meno evidente. Le entità giocano, ma stanno lavorando; chiedono caramelle, ma quelle caramelle possono essere benedette, distribuite, utilizzate nella relazione rituale; parlano come bambini e tuttavia vengono consultate da adulti che attribuiscono alle loro parole un’autorità spirituale. Nell’Umbanda, l’infanzia non coincide semplicemente con ciò che non è ancora cresciuto. Può diventare una forma della potenza.

Le Crianças, chiamate in molti terreiros anche Erês, Ibeijadas o attraverso denominazioni legate a Cosme e Damião, costituiscono una delle grandi categorie di entidades dell’universo umbandista. Si presentano attraverso modi infantili di parlare e muoversi, giochi, risate, preferenze alimentari e una gestualità immediatamente riconoscibile, ma sarebbe insufficiente definirle come “spiriti di bambini morti”. Alcune case interpretano effettivamente queste presenze come espíritos che hanno avuto esperienze infantili nell’esistenza terrena; altre le descrivono come entità spiritualmente evolute che assumono deliberatamente una forma infantile; altre ancora evitano di fissare una biografia precisa e privilegiano la funzione che esse svolgono nella linea. Le etnografie dell’Umbanda confermano questa pluralità e mostrano come gli stessi spiriti infantili possano presentarsi come guide dotate di grande responsabilità pur adottando comportamenti giocosi, capricciosi e apparentemente semplici.

La prima precauzione necessaria riguarda però proprio la parola Erê. Nel linguaggio umbandista viene realmente utilizzata in molti ambienti come denominazione delle entidades infantili, tanto che parlare di “gira de Erês” è perfettamente comprensibile in numerose case. Nel Candomblé, tuttavia, il termine può designare qualcosa di ritualmente diverso: uno stato o una forma di manifestazione legata all’iniziato e al proprio orixá, caratterizzata da comportamento infantile e particolarmente importante durante i processi iniziatici. Le descrizioni etnografiche del Candomblé mostrano infatti l’alternanza fra lo stato di santo e lo stato di Erê senza identificare quest’ultimo, in maniera semplice e universale, con lo spirito disincarnato di un bambino.

La sovrapposizione fra i due significati è parte della storia afro-brasiliana, ma non dovrebbe diventare una equivalenza.

Una Criança dell’Umbanda, un Erê del Candomblé e Ibeji non sono necessariamente tre nomi della stessa realtà.

Ed è proprio seguendo questa differenza che il mondo apparentemente semplice delle entità infantili comincia a mostrare la propria complessità.

Ibeji, Erê e Criança: somiglianze che hanno prodotto nuove realtà

Nel mondo religioso yoruba gli Ìbejì appartengono al complesso simbolico e cultuale della gemellarità. Il termine rinvia ai gemelli e alle potenze religiose sviluppatesi intorno alla loro nascita, alla loro eccezionalità e alle conseguenze spirituali attribuite al parto gemellare. Il culto degli Ibeji possiede quindi una genealogia africana propria e non nasce né dall’Umbanda né dal cattolicesimo brasiliano.

In Brasile questa tradizione incontrò una devozione cattolica che offriva una coincidenza particolarmente fertile: São Cosme e São Damião, i santi gemelli.

Cosma e Damiano appartengono originariamente alla tradizione cristiana come fratelli martiri associati alla medicina e alla guarigione. Ma la devozione brasiliana li ha progressivamente trasformati anche in santi profondamente collegati all’infanzia, alle immagini di bambini, alla distribuzione di dolci e a una festa nella quale la presenza concreta dei bambini è diventata decisiva. La ricerca sulle devozioni afro-brasiliane sottolinea precisamente come il contatto con il culto degli Ibeji abbia contribuito a questa trasformazione brasiliana dei due santi, fino a produrre un universo nel quale Ibeji, Cosme e Damião, Erês, Crianças e Ibeijadas vengono continuamente avvicinati senza mai coincidere perfettamente.

A complicare ulteriormente la scena compare Doum, il terzo bambino che nell’iconografia religiosa popolare brasiliana viene talvolta raffigurato fra Cosme e Damião. La sua presenza possiede differenti spiegazioni e viene frequentemente collegata al problema, importante nella cosmologia yoruba, del bambino nato dopo una coppia di gemelli. Nel Brasile religioso Doum diventa così una delle figure più caratteristiche di quel processo attraverso cui due tradizioni non vengono semplicemente sovrapposte, ma generano qualcosa che nessuna delle due conteneva esattamente nella stessa forma prima dell’incontro.

È uno dei casi più belli per comprendere che cosa significhi davvero sincretismo.

Non significa soltanto nascondere una divinità africana dietro un santo cattolico.

Significa che il santo stesso può cambiare.

Cosme e Damião arrivano dal cristianesimo come santi medici e gemelli; nel Brasile popolare entrano così profondamente nel campo della sacralità infantile afro-diasporica da diventare quasi inseparabili da dolci, bambini e festività che possiedono ormai una fisionomia specificamente brasiliana.

L’Africa modifica il cattolicesimo nello stesso momento in cui il cattolicesimo modifica le religioni africane.

Una linea che gioca

Nella Umbanda si parla frequentemente della linha das Crianças o linha de Cosme e Damião, ma come sempre la classificazione varia fra terreiros. Alcune case utilizzano prevalentemente il termine Erês, altre Ibeijada, altre Crianças; differenti sistemi possono inoltre collegare questa linea a Ibeji, Oxalá o specifiche irradiações spirituali.

Ciò che ricorre con sorprendente costanza è invece la qualità della manifestazione.

Le Crianças incorporano attraverso un corpo che modifica il proprio rapporto con lo spazio. Il médium adulto può abbassarsi, muoversi con maggiore libertà, ridere, desiderare di sedersi a terra, utilizzare gesti infantili, parlare attraverso diminutivi e alterare tono e ritmo della voce. Gli studi etnopsicologici sull’Umbanda hanno osservato precisamente come le categorie di entidades possano essere riconosciute anche attraverso pattern corporei specifici e come, nel caso degli spiriti infantili, gioco, gesto e comunicazione non verbale assumano un’importanza particolarmente grande.

L’errore sarebbe interpretare tutto questo come una sospensione del lavoro rituale.

Nell’Umbanda la parola brincadeira, gioco, non è necessariamente il contrario di trabalho.

Una Criança può lavorare giocando.

Anzi, proprio il gioco può costituire la modalità attraverso cui opera.

Questa struttura è stata osservata anche nella ricerca contemporanea sulle feste dedicate alle entidades infantili: dolci, giocattoli, decorazioni, colori, sapori e brincadeiras non costituiscono semplicemente una scenografia preparata per imitare una festa di compleanno, ma costruiscono materialmente la qualità infantile attraverso cui il rito deve svolgersi.

È una differenza sottile.

Un adulto può giocare fingendo temporaneamente di essere bambino.

La gira das Crianças, dal punto di vista religioso, produce invece una situazione nella quale il gioco diventa linguaggio dell’invisibile.

La serietà del rito non viene abolita.

Cambia tono.

Il dolce come materia rituale

Se esiste un elemento inseparabile dall’immagine delle Crianças nell’Umbanda, è il dolce.

Caramelle, torte, cocadas, confetti, frutta, refrigeranti, guaraná e preparazioni differenti riempiono le feste secondo le tradizioni locali. Una parte viene consumata, una parte offerta, una parte distribuita ai bambini e ai presenti; in alcuni contesti i dolci vengono portati a casa perché considerati benedetti o utilizzati all’interno di pratiche di cura e protezione.

Le etnografie delle Ibeijadas mostrano quanto questa presenza alimentare sia centrale: il dolce non costituisce soltanto una preferenza attribuita alle entidades, ma può diventare un vero mezzo di comunicazione e riconoscimento rituale, capace di segnalare la loro prossimità e partecipare ai trabalhos che vengono loro attribuiti.

Il significato simbolico appare immediato: il dolce appartiene culturalmente alla ricompensa, alla festa, alla gratificazione e all’infanzia. Ma ridurlo a questa associazione psicologica sarebbe insufficiente.

Nel sistema religioso la materia diventa relazione.

Dare un dolce non significa soltanto rappresentare l’infanzia.

Significa nutrire un rapporto.

La stessa logica ha attraversato l’intera esplorazione delle religioni afro-brasiliane: il sacro non rimane separato dalla materia, ma passa attraverso cibo, acqua, erbe, fumo, tessuti, terra e corpo.

L’infanzia spirituale possiede semplicemente le proprie materie.

Il dolce porta con sé anche un’altra caratteristica interessante: viene facilmente condiviso. Una torta può essere divisa, una manciata di caramelle distribuita, un sacchetto consegnato a un bambino che non appartiene al terreiro.

La festa delle Crianças tende così ad allargarsi oltre il corpo del médium e persino oltre la comunità religiosa stretta, producendo una circolazione materiale del sacro.

La dolcezza diventa letterale.

Si mangia.

Caruru, Cosme e Damião e la religione che entra nella strada

In Bahia e in altri contesti brasiliani, la devozione a Cosme e Damião e alle potenze infantili si è legata profondamente anche al caruru, preparazione nella quale il quiabo assume una posizione centrale e che può essere distribuita attraverso promesse, feste domestiche e pratiche religiose differenti.

Il caruru de Cosme e Damião mostra con particolare chiarezza quanto sia difficile separare perfettamente Umbanda, cattolicesimo popolare e tradizioni degli Ibeji quando si osserva la religione vissuta.

Una persona può offrire il pasto per mantenere una promessa ai santi.

Un’altra pensarlo in relazione agli Ibeji.

Un’altra ancora includere Erês e Crianças dentro la medesima costellazione.

Le pratiche concrete possono attraversare classificazioni che la teologia cercherebbe di mantenere distinte.

Studi sulla devozione mostrano precisamente come il cibo possa collegare santi, orixás, persone, strada e lavoro, trasformando la distribuzione del caruru in una rete di reciprocità che supera largamente il significato di semplice offerta alimentare.

È uno dei motivi per cui l’universo delle Crianças appare così profondamente pubblico.

Alcune forme del sacro richiedono silenzio, isolamento e accesso iniziatico.

Questa, invece, può uscire dal terreiro dentro un sacchetto di dolci.

Innocenza senza ingenuità

La parola più frequentemente associata alle Crianças è probabilmente innocenza.

È comprensibile. Le entidades ridono, giocano, chiedono dolci e possono parlare attraverso un linguaggio apparentemente privo delle ambiguità degli adulti. Numerose correnti umbandiste le considerano spiritualmente molto elevate proprio perché sarebbero vicine a uno stato di purezza, semplicità o prossimità al divino.

Ma l’infanzia rituale non dovrebbe essere trasformata in una cartolina sentimentale.

Le Crianças possono essere capricciose.

Possono rifiutarsi di rispondere.

Possono scherzare con il consulente.

Possono dire qualcosa di estremamente diretto senza preoccuparsi delle convenzioni sociali attraverso cui un adulto avrebbe ammorbidito la frase.

Le ricerche etnografiche hanno osservato precisamente questa combinazione: entidades descritte come spiritualmente elevate e dotate di grandi responsabilità che contemporaneamente si mostrano manhosas, brincalhonas e difficilmente controllabili attraverso le forme ordinarie della conversazione adulta.

Questa apparente contraddizione è forse uno degli aspetti più interessanti della categoria.

L’innocenza non equivale a obbedienza.

Il bambino può essere innocente e contemporaneamente dire ciò che l’adulto evita.

Può ignorare una convenzione non perché la voglia contestare politicamente, ma perché non ne riconosce ancora l’autorità.

La Criança spirituale porta questa possibilità dentro il rito.

Da qui nasce una particolare forma di verità infantile.

Non necessariamente una verità metafisica assoluta, ma una parola che attraversa più facilmente le difese costruite dalla rispettabilità adulta.

La pessoa racconta una situazione complicatissima.

La Criança risponde con qualcosa che sembra troppo semplice.

Ed è proprio per questo che può diventare difficile da ignorare.

Infanzia e potere di pulizia

Molti terreiros attribuiscono alle Crianças una particolare capacità di limpeza, protezione e rinnovamento. Nelle testimonianze etnografiche le entidades infantili possono intervenire attraverso dolci, fiori, gesti, passes e modalità di lavoro descritte come particolarmente adatte a produrre leggerezza e rimuovere determinate influenze.

Il linguaggio religioso collega frequentemente questa capacità alla purezza.

Ma sarebbe forse più interessante leggerla attraverso la struttura stessa del gioco.

Giocare significa prendere gli elementi di una situazione e ricombinarli secondo regole temporaneamente differenti.

Un pezzo di legno diventa cavallo.

Una stanza diventa nave.

Un oggetto cambia significato senza cambiare materia.

È difficile trovare una immagine più precisa della trasformazione simbolica.

Una lettura esoterica può quindi riconoscere nelle Crianças una forza che non distrugge necessariamente la situazione precedente, ma ne modifica l’organizzazione.

Ciò che era pesante viene trattato attraverso un registro inaspettato.

La serietà viene interrotta.

Una configurazione emotiva bloccata viene obbligata a muoversi.

Non dobbiamo attribuire questa teoria ai terreiros come se fosse una dottrina tradizionale formulata in questi termini; è una interpretazione filosofica costruita a partire dal modo in cui le entidades vengono descritte e agiscono.

Ma aiuta a comprendere perché rinnovamento sia una parola più precisa di semplice allegria.

La Criança non arriva soltanto perché qualcuno torni a sorridere.

Può arrivare perché qualcosa ricominci a muoversi.

Crianças ed Erês non sono bambini reali dentro adulti

La corporeità dell’incorporazione espone facilmente l’Umbanda a una lettura banalizzante.

Un médium adulto parla come bambino, desidera dolci, ride e si muove in maniera infantile: dunque “regredisce”.

La psicologia classica possiede effettivamente categorie attraverso cui interpretare il fenomeno come regressione, dissociazione o accesso a modalità infantili della personalità. Questi strumenti possono essere utili per studiare alcuni aspetti dell’esperienza, ma diventano riduttivi quando vengono trasformati nell’intera spiegazione.

Il médium non torna semplicemente alla propria infanzia biografica.

La criança incorporata può possedere nome, gesti, preferenze e relazioni rituali che la comunità riconosce come appartenenti a una entidade specifica e che vengono sviluppati attraverso anni di pratica.

Il comportamento infantile è quindi culturalmente strutturato.

Non è una semplice perdita momentanea della maturità.

Anche il corpo impara progressivamente a distinguere una classe di entidades dall’altra; gli studi sul movimento umbandista hanno mostrato che le differenti categorie possiedono configurazioni corporee riconoscibili, inserite in un processo di apprendimento e interpretazione comunitaria.

Questo non risolve naturalmente la questione metafisica.

La psicologia può affermare che esiste una forma culturalmente organizzata di esperienza e comportamento.

La religione aggiunge che quella forma viene utilizzata da una presenza spirituale.

Sono livelli differenti.

Ridurre l’uno all’altro significherebbe perdere precisamente ciò che rende il fenomeno interessante.

Il puer e ciò che la psicologia vede nella Criança

La psicologia analitica possiede una figura che sembra attendere le Crianças dell’Umbanda con sorprendente comodità: il puer, il fanciullo archetipico associato a possibilità, futuro, trasformazione e rinnovamento.

La relazione è stata effettivamente esplorata in ricerche etnopsicologiche brasiliane, nelle quali gli spiriti infantili sono stati messi in dialogo con il simbolismo junghiano della criança e con l’idea del Sé come possibilità ancora non completamente dispiegata.

Il confronto può essere fecondo.

La Criança rompe la rigidità.

Riporta gioco dove la struttura è diventata troppo pesante.

Esprime una possibilità che non è ancora diventata abitudine.

Si trova quindi naturalmente vicina al simbolismo del nuovo inizio.

Ma anche qui il limite deve essere chiarissimo.

L’Erê umbandista non è il puer aeternus brasiliano.

Possiede una genealogia religiosa, una relazione con Cosme e Damião, Ibeji, dolci, incorporazione, terreiro e storia afro-brasiliana che il concetto junghiano non può contenere.

La psicologia può utilizzare la figura per comprendere alcune esperienze.

Non può restituirne l’intera storia.

E soprattutto deve evitare una delle grandi deformazioni moderne dell’infanzia: l’idea che il bambino sia naturalmente puro, innocente e libero da ogni contraddizione.

La psicologia dello sviluppo sa perfettamente che l’infanzia contiene desiderio, aggressività, gelosia, competizione, crudeltà, dipendenza e paura insieme alla capacità di gioco e meraviglia.

Il repertorio umbandista lo sa a modo proprio.

Non tutte le crianças spirituali sono docili.

Criança e Exu Mirim: un confine necessario

La presenza degli Exus Mirins e, in alcune tradizioni, delle Pombagiras Mirins rende ancora più importante non trattare ogni figura spirituale infantile come appartenente alla stessa categoria.

Le Crianças o Erês della linha infantil vengono generalmente associate a dolcezza, gioco, cura, protezione e rinnovamento.

Gli Exus Mirins appartengono invece, dove cultuati, al campo della esquerda e possiedono un registro rituale differente, più vicino alla strada, all’encruzilhada, alla trasgressione e a quelle forme della vita infantile che non corrispondono all’immagine protetta del bambino domestico.

La ricerca etnopsicologica sugli Exus Mirins ha mostrato precisamente come queste figuras possano incorporare simbolicamente anche la memoria sociale delle crianças de rua, dell’abbandono, della violenza e di un’infanzia esclusa dalla rappresentazione innocente e rassicurante del bambino.

La distinzione è importante anche per un motivo concettuale.

Se la linha das Crianças rappresentasse semplicemente “l’infanzia”, ogni altro spirito bambino dovrebbe appartenervi.

Non accade.

La religione distingue differenti forme dell’infantile.

Esiste la criança del giardino e può esistere quella dell’encruzilhada.

La prima riceve dolci in un ambiente costruito attraverso festa, colore e protezione; la seconda può essere associata alla strada, alla marginalità e a una presenza assai meno addomesticabile.

L’Umbanda produce così una intuizione sorprendentemente sofisticata: non esiste una sola infanzia.

Esistono infanzie protette.

Infanzie abbandonate.

Infanzie che giocano.

Infanzie che hanno dovuto imparare troppo presto regole adulte.

Il pantheon può riflettere tutte queste possibilità.

Il giardino e l’infanzia celeste

In numerosi racconti raccolti nei terreiros le Crianças descrivono luoghi pieni di fiori e giardini, e rose, colori chiari e profumi possono accompagnare la percezione della loro presenza. Anche le offerte vengono talvolta collocate in giardini o luoghi fioriti, secondo le pratiche della casa.

Il giardino possiede un simbolismo molto differente dalla mata del Caboclo.

La foresta precede l’ordine umano.

Il giardino è natura trasformata in luogo abitabile.

Contiene crescita, ma anche cura.

La pianta fiorisce perché qualcuno permette che abbia spazio, acqua e tempo.

È difficile non leggere questa differenza in relazione all’infanzia.

La criança dipende da altri per sopravvivere.

Il suo potenziale non basta.

Deve essere custodito.

Una lettura psicologica potrebbe quindi vedere nel giardino rituale un’immagine dello spazio nel quale ciò che non è ancora pienamente sviluppato può crescere senza essere costretto troppo presto ad assumere forma definitiva.

Ma la lettura acquisisce anche una dimensione sociale.

Una società che celebra ritualmente la criança spirituale e contemporaneamente tollera fame, violenza e abbandono infantile costruisce una contraddizione che la stessa religione può finire per rendere visibile.

Gli studi sull’immaginario umbandista hanno proprio mostrato come il pantheon sia capace di assorbire e rielaborare traumi sociali, inclusa l’esperienza della criança marginalizzata.

Il giardino sacro acquista allora una domanda meno consolatoria.

Quali bambini reali possiedono realmente un giardino nel quale crescere?

La festa che cambia il terreiro

La gira o festa dedicata alle Crianças possiede spesso una qualità differente dalle altre cerimonie.

L’ambiente può essere decorato.

I dolci diventano abbondanti.

I colori assumono maggiore importanza.

Bambini reali possono partecipare in maniera particolarmente visibile.

Médiuns adulti modificano radicalmente la propria gestualità.

La trasformazione coinvolge l’intera casa e non soltanto coloro che incorporano.

È un dettaglio fondamentale.

La Criança non modifica soltanto il médium.

Infantilizza ritualmente lo spazio, nel senso più preciso del termine: costruisce temporaneamente un ambiente nel quale le convenzioni adulte vengono sospese abbastanza da permettere un altro modo di stare insieme.

Ricerche sulle Ibeijadas hanno insistito sulla dimensione sensoriale di queste feste, nelle quali gusto, colore, suono, giocattoli e cibo producono la stessa esperienza rituale dell’infanzia.

È quasi un rovesciamento di ciò che abbiamo osservato nei Pretos Velhos.

Con il Preto Velho il corpo adulto diventa più vecchio.

Il tempo rallenta.

La parola acquista peso.

Con la Criança il corpo adulto diventa più giovane.

Il tempo sembra accelerare o perdere formalità.

La materia diventa colorata e dolce.

Eppure entrambe le linee possono possedere una sorprendente autorità.

L’anziano consiglia perché ha visto molto.

La criança può indicare ciò che l’adulto non vede più.

Sono due estremi dell’età rituale che l’Umbanda colloca accanto all’adulto ordinario proprio per sottrargli il monopolio della saggezza.

Rinnovamento non significa tornare bambini

Una spiritualità contemporanea molto incline al linguaggio terapeutico potrebbe facilmente trasformare le Crianças nell’invito a “ritrovare il bambino interiore”.

La formula non è priva di utilità, ma sarebbe troppo povera per una pagina dedicata all’Umbanda.

Il rinnovamento prodotto dall’infanzia rituale non chiede necessariamente all’adulto di recuperare uno stato originario di purezza perduta. Nessuna infanzia reale è mai stata completamente pura e nessun essere umano può tornare alla propria condizione precedente.

Il gioco produce qualcosa di più interessante.

Permette di cambiare temporaneamente le regole senza negare la realtà.

Il bambino sa che il bastone non è realmente un cavallo e contemporaneamente lo cavalca.

Due condizioni apparentemente incompatibili possono essere vere nello stesso momento.

È precisamente la capacità simbolica sulla quale si fonda una parte enorme della ritualità.

Una candela rimane cera e diventa offerta.

Un bicchiere rimane acqua e diventa materia consacrata.

Il médium rimane una persona adulta e diventa corpo della Criança.

Il gioco non è dunque una versione minore del rito.

Ne condivide una struttura fondamentale: rendere possibile un altro mondo senza distruggere materialmente quello presente.

Da questo punto di vista la linha infantil possiede un valore esoterico particolarmente profondo. Ricorda che la trasformazione non avviene sempre attraverso accumulo di disciplina, gravità e conoscenza segreta.

Talvolta richiede la capacità opposta.

Lasciare che ciò che conosciamo perda per un momento la propria forma abituale.

L’autorità di chi può ancora meravigliarsi

Quando la gira termina, restano inevitabilmente carte di caramelle, bicchieri, giocattoli spostati, piatti vuoti e una certa quantità di disordine che nessuna liturgia solenne avrebbe prodotto nello stesso modo.

Il médium ritorna lentamente al proprio corpo adulto.

La voce cambia.

La postura si rialza.

Qualcuno comincia a pulire.

È forse proprio questo finale a mostrare che cosa renda le Crianças differenti dalla semplice nostalgia dell’infanzia.

Nessuno rimane bambino.

Il terreiro deve tornare all’ordine.

Gli adulti recuperano le proprie responsabilità.

La festa finisce.

Ma qualcosa è stato sospeso abbastanza a lungo da mostrare che l’ordine consueto non era l’unico possibile.

L’infanzia rituale non nega il tempo.

Lo interrompe.

E in quella interruzione permette di percepire qualcosa che la maturità tende spesso a sacrificare per diventare funzionale: la capacità di sorprendersi, di cambiare rapidamente registro, di non proteggere ogni contraddizione dietro una spiegazione complicata.

Il bambino reale deve crescere.

La Criança spirituale non ha questo obbligo.

Può rimanere precisamente nel luogo che l’adulto attraversa una volta e successivamente tenta di dimenticare.

Per questo i dolci non sono soltanto dolci, il gioco non è soltanto distrazione e il linguaggio infantile non implica minore autorità.

La religione ha preso ciò che normalmente associamo alla mancanza di esperienza e ne ha fatto una competenza.

Il Preto Velho sa perché porta molto passato.

La Criança sa, secondo una logica quasi opposta, perché non permette al passato di diventare l’unico modo possibile di guardare ciò che viene dopo.

Fra i due rimane l’adulto, forse l’unico davvero convinto che crescere significhi necessariamente capire di più.

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