Il bicchiere non viene posato dove capita. Anche la bottiglia ha il suo posto, il ferro non è lì per decorazione e quel recipiente che a un visitatore potrebbe sembrare soltanto terracotta appartiene a una relazione che può essere più antica di molte persone presenti nella stanza. Prima che venga cantato il primo ponto qualcuno ha già controllato l’acqua, pulito ciò che deve essere pulito, disposto le candele, preparato le bebidas, verificato gli strumenti e osservato se ciò che viene mantenuto per Exu si trova nella condizione prescritta dalla casa. Più tardi arriveranno il fumo, il tamburo, l’incorporazione e forse le consultazioni. Ma il lavoro è cominciato prima, nel momento quasi domestico in cui una mano ha versato del marafo in un bicchiere.
È difficile comprendere la Quimbanda se si separano troppo nettamente spirito e materia. Exu e Pombagira non vengono semplicemente pensati, invocati o raccontati: vengono ricevuti attraverso corpi, nutriti mediante offerte, riconosciuti attraverso pontos, mantenuti in relazione con assentamentos e firmezas, associati a luoghi, ferri, liquidi, alimenti, profumi, fumo e fuoco. In molte tradizioni la potenza religiosa non appartiene quindi a una dimensione immateriale che utilizza occasionalmente qualche oggetto simbolico. Si manifesta proprio attraverso combinazioni di persone, entità, materie e territori.
È necessario però porre immediatamente il limite che accompagnerà tutta questa pagina: non esiste un corredo universale della Quimbanda. Una casa gaúcha di Linha Cruzada, un terreiro quimbandeiro del Paraná, una tradizione sviluppatasi nel Minas Gerais e una corrente contemporanea che rivendica autonomia rispetto all’Umbanda possono utilizzare vocaboli simili attribuendo loro significati differenti. Anche all’interno della stessa regione, ciò che una linhagem considera indispensabile può essere secondario o assente in un’altra. Le ricerche etnografiche mostrano precisamente che il sapere viene trasmesso attraverso la casa, l’esperienza e il rapporto con i dirigenti, e che persino la preparazione di un’offerta può essere suddivisa in fasi eseguibili soltanto da persone autorizzate.
Questo è particolarmente importante quando si parla di Quimbanda, perché la diffusione contemporanea di manuali e social network ha favorito l’idea che basti raccogliere una lista di oggetti per possedere un rito. Un tridente, sette candele, una bottiglia, una statua e un ponto stampato possono essere comprati in un pomeriggio. Non per questo costituiscono una tronqueira, un assentamento o una casa di Exu.
La differenza sta nel fundamento.
Fundamento, nelle religioni afro-brasiliane, è una di quelle parole che perdono qualcosa ogni volta che vengono tradotte. Può indicare conoscenza rituale, ragione interna di una pratica, principio trasmesso dalla genealogia, segreto, modalità corretta di costruire un oggetto o di eseguire un gesto. Non coincide quindi con una “ricetta”. Sapere quali materiali sono stati utilizzati non significa necessariamente sapere perché siano stati scelti, in quale ordine entrino nella preparazione, chi possa manipolarli, quando vadano alimentati o quale rapporto abbiano con l’entità alla quale appartengono.
Un oggetto rituale può essere visibile.
Il suo fundamento non necessariamente lo è.
La casa di Exu e il problema della tronqueira
Nell’Umbanda abbiamo incontrato la tronqueira soprattutto come luogo di guardia, frequentemente situato in prossimità dell’ingresso del terreiro e associato a Exus e Pombagiras. Nella Quimbanda il termine può continuare a essere utilizzato, soprattutto nelle case nelle quali le due tradizioni convivono, ma sarebbe sbagliato immaginare che ogni Quimbanda debba necessariamente organizzarsi attorno a una struttura chiamata così.
Anche quando esiste, la tronqueira non è semplicemente un piccolo altare con alcune immagini.
Il principio è quello della fissazione e della custodia. Una casa religiosa possiede aperture, passaggi, luoghi nei quali persone e forze entrano ed escono; Exu, nelle differenti configurazioni assunte dalle religioni afro-brasiliane, mantiene una relazione privilegiata con movimento, strada, porta e crocevia. Non sorprende quindi che i suoi punti di culto vengano frequentemente collocati presso confini fisici o simbolici.
Il dato non appartiene soltanto alla spiegazione interna dei terreiros: indagini etnografiche documentano effettivamente spazi consacrati a Exu collocati presso l’ingresso delle case religiose, con immagini, ferramentas e altri elementi mantenuti in quel punto.
Nella Quimbanda autonoma, tuttavia, Exu non è soltanto il guardiano periferico di un sistema il cui centro si trova altrove. Può essere il centro stesso.
Questo modifica la geometria rituale.
L’ambiente nel quale vengono mantenuti gli assentamentos di Exus e Pombagiras può possedere nomi e organizzazioni differenti; può essere separato dagli spazi nei quali una stessa casa pratica Batuque o Umbanda; può essere accessibile soltanto a determinate persone. In alcuni terreiros la stessa struttura religiosa ospita, in giorni differenti, rituali distinti di Batuque, Umbanda e Quimbanda, mantenendo tuttavia chiaramente separate le rispettive liturgie.
La presenza di molte religioni sotto lo stesso tetto non significa che tutto venga mescolato.
Anzi, spesso richiede che ogni cosa sappia esattamente dove stare.
Assentamento: quando la materia diventa presenza
Fra tutti i termini della Quimbanda, assentamento è probabilmente quello che maggiormente resiste a una traduzione rapida.
“Altare” non basta.
“Feticcio” è storicamente carico di categorie coloniali e quasi sempre fuorviante.
“Contenitore dello spirito” suggerisce che l’entità venga chiusa all’interno di un recipiente come un essere dentro una scatola.
“Talismano” riduce una relazione permanente a un oggetto utilizzato per ottenere un effetto.
Assentare significa, nel senso più immediato, stabilire, rendere presente in forma durevole, creare un punto nel quale una forza religiosa possa essere mantenuta e con la quale sia possibile continuare una relazione.
Un assentamento non è necessariamente un singolo oggetto. Può essere un complesso di materie e recipienti ritualmente costituito secondo il fundamento della casa. Terra, pietra, ferro, acqua, elementi vegetali, minerali e organici possono partecipare alla sua composizione a seconda della tradizione, dell’entità e della funzione. Le formule concrete appartengono frequentemente alla trasmissione iniziatica e non possono essere universalizzate.
La cosa più importante è comprendere che, per il praticante, quelle materie non stanno semplicemente rappresentando Exu.
Partecipano alla sua presenza.
In una prospettiva religiosa afro-brasiliana, la materia può incorporare e rendere operativa una forza. Ricerche etnografiche svolte in terreiros nei quali convivono Quimbanda, Umbanda e Candomblé descrivono l’assentamento come qualcosa che deve essere alimentato e mantenuto; perfino l’acqua contenuta nelle quartinhas viene concepita come parte della composizione materiale attraverso cui quella forza continua ad agire.
Questa concezione permette finalmente di capire perché non abbia senso acquistare una pentola di terracotta, aggiungere alcuni oggetti trovati in un elenco online e dichiarare di aver “fatto un assentamento”.
Non è la somma degli ingredienti a produrlo.
È il rito che li mette in relazione.
L’assentamento può inoltre possedere una biografia. Viene costituito, curato, alimentato, talvolta modificato nel corso del tempo; riceve obblighi e partecipa alla storia del medium o della casa. Può accompagnare per anni il rapporto con un’entità. La sua materialità cambia e contemporaneamente conserva una continuità.
Dal punto di vista antropologico potremmo parlare di un oggetto dotato di agency all’interno di una rete religiosa. Dal punto di vista esoterico, potremmo riconoscere qualcosa di familiare nell’idea di condensare una forza in una struttura materiale. Entrambe le letture possono essere utili, purché non cancellino quella religiosa.
Per il quimbandeiro l’assentamento non è interessante perché simboleggia psicologicamente Exu.
È qualcosa con cui si lavora.
Quartinhas, bicchieri e bottiglie
Accanto agli assentamentos compaiono frequentemente recipienti.
Le quartinhas, che abbiamo già incontrato nell’Umbanda e in altre religioni afro-brasiliane, sono contenitori generalmente destinati a liquidi e collegati a potenze, assentamentos o specifiche funzioni della casa. Il loro utilizzo concreto dipende dalla genealogia. L’acqua può essere sostituita secondo ritmi stabiliti, utilizzata in determinate azioni rituali o semplicemente mantenuta come componente della relazione con ciò che è assentato.
Non sempre però il recipiente contiene acqua.
Exus e Pombagiras sono diffusamente associati alle bebidas, e qui finalmente quel bicchiere che abbiamo incontrato tante volte nelle immagini acquista una funzione.
Il termine marafo viene usato in numerosi contesti per indicare aguardente o cachaça, anche se la terminologia cambia regionalmente. Non è l’unica bevanda utilizzata: a seconda dell’entità e della casa possono comparire vino, whisky, conhaque, espumante, gin e altre bebidas. Le preferenze possono essere attribuite alla singola entidade, alla sua linha, al suo povo o alla tradizione nella quale lavora.
Il bicchiere non serve soltanto perché “a Exu piace bere”.
L’interpretazione religiosa è più complessa.
La bebida può essere offerta, può accompagnare una firmeza, può essere utilizzata dall’entità incorporata e, in alcune pratiche, può partecipare a benedizioni, limpezas o altri gesti rituali. L’etnografia del Rio Grande do Sul documenta persino l’espressione benzer-se no marafo, nella quale l’aguardente entra nella sequenza sensoriale che prepara il corpo e lo spazio al rito insieme alle erbe della defumação.
Qui diventa evidente una differenza importante fra materia ordinaria e materia ritualizzata.
Prima di essere destinata, la cachaça è una bevanda.
Una volta inserita in una relazione con Exu può diventare bebida di un assentamento, componente di un’offerta, elemento di una limpeza o strumento di un gesto specifico.
Dopo il rito potrà nuovamente essere trattata come materia da smaltire.
Il suo stato rituale non è quindi una qualità chimica permanente.
Dipende dalla relazione.
Il ferro e il tridente
Fra gli oggetti maggiormente associati a Exu, il tridente è anche quello più immediatamente equivocato.
Tre punte di ferro bastano perché l’immaginario cristiano riconosca il Diavolo.
La storia, come abbiamo visto parlando della Quimbanda contemporanea, è molto più complessa. La demonizzazione di Exu ha effettivamente favorito l’associazione con l’iconografia diabolica europea, e gli stessi ambienti afro-brasiliani hanno successivamente riutilizzato, reinterpretato e talvolta rivendicato immagini che erano state imposte dall’esterno. Ciò rende impossibile sostenere tanto che il tridente non abbia nulla a che fare con la storia della demonizzazione quanto che la sua presenza dimostri una originaria identità fra Exu e Satana.
Nel mondo rituale di Exu il tridente compare però anche come ferramenta e soprattutto come elemento estremamente ricorrente nei pontos riscados. Studi condotti su ampi repertori di pontos mostrano quanto questa forma sia diventata caratteristica della grafica rituale di Exu.
Il ferro possiede inoltre una concretezza che l’immagine stampata non ha.
Una ferramenta può essere piantata, collocata, consacrata, mantenuta accanto a un assentamento. Può rendere riconoscibile una determinata funzione o linea. Tridenti, punte, chaves e altre forme di ferro possono apparire secondo il fundamento della casa.
Non esiste tuttavia un “tridente corretto di Exu” valido per tutte le Quimbande.
Nemmeno la direzione delle punte, il numero di elementi accessori o le geometrie che circolano oggi nelle infografiche dovrebbero essere convertiti senza verifica in un codice universale. Molte di queste sistematizzazioni appartengono a scuole specifiche oppure alla moderna cultura editoriale e digitale.
Ciò che il ferro significa deve essere letto dentro la casa che lo usa.
Dal punto di vista esoterico, il ferro offre una suggestione evidente: è materia resistente, penetrante, capace di delimitare e fissare. Ma sarebbe scorretto presentare questa nostra interpretazione come teologia universale della Quimbanda. Una ferramenta non deriva la propria efficacia dalla simbologia comparata dell’occultista.
La riceve dal fundamento.
Pemba e ponto riscado
Sul pavimento, su una tavola o su un’altra superficie predisposta, alcune linee possono bastare a cambiare il significato dell’intero spazio.
Il ponto riscado appartiene alla cultura religiosa di Exu ben prima che l’occultismo internazionale cominciasse a chiamarlo “sigillo”.
Viene tradizionalmente tracciato con la pemba, materiale simile a un gesso rituale, sebbene tecniche e supporti possano cambiare. Croci, tridenti, cerchi, stelle, frecce, curve e altri elementi vengono combinati secondo configurazioni che possono identificare l’entità, mostrare aspetti del suo campo di azione o partecipare alla firmeza di un lavoro.
Il punto non deve essere letto come un rebus per turisti.
La presenza di una croce non significa automaticamente “cristianesimo”, quella di una stella non possiede necessariamente lo stesso significato che avrebbe in un grimorio e il tridente non trasforma la figura in sigillo satanico. È l’intera composizione, insieme alla tradizione della casa e alla entidade che la utilizza, a produrre significato.
La documentazione etnografica mostra inoltre che una stessa entità può possedere più di un ponto e che la grafia rituale non costituisce quindi una sorta di codice fiscale immutabile dello spirito. Il ponto può essere collegato alla manifestazione dell’entità, alla sua conferma e alla realizzazione di un lavoro; in alcuni contesti viene tracciato dalla stessa entidade incorporata e può essere accompagnato dal proprio ponto cantado.
Questo elemento è particolarmente importante per distinguere la Quimbanda dalla sua reinterpretazione occultistica moderna.
Un sigillo goetico può essere copiato da un manoscritto perché la sua autorità deriva, almeno in parte, dall’appartenenza a un corpus.
Un ponto riscado può essere ricevuto, riconosciuto e utilizzato dentro una relazione medianica e genealogica.
La somiglianza grafica non rende uguale il processo.
Una fotografia del ponto può conservare il disegno.
Non necessariamente conserva ciò che lo rendeva operativo.
Tabacco: fumo, presenza e lavoro
Poco dopo il bicchiere arriva spesso il fumo.
Charutos, cigarros e altre forme di tabacco sono strettamente associati a numerosi Exus e Pombagiras. Anche in questo caso le preferenze variano: non ogni entità fuma nello stesso modo, non tutte chiedono lo stesso tipo di tabacco e non tutte le case attribuiscono al fumo la medesima funzione.
Durante l’incorporazione il tabacco può essere semplicemente fumato dall’entità, ma può anche entrare nel lavoro. Il fumo può essere diretto verso una persona, un oggetto o una zona dello spazio secondo procedure che la casa interpreta come limpeza, descarrego, benzedura o movimentazione di forças.
In alcune etnografie compare una figura indispensabile per comprendere questo gesto: la cambona o il cambone, assistente che accompagna l’entità incorporata, procura ciò che essa richiede, accende il cigarro o la candela quando necessario e segue le consultazioni.
Un charuto posato davanti a un assentamento e un charuto fumato durante una consulta appartengono quindi alla stessa materia ma non necessariamente alla stessa azione.
Il fumo aggiunge inoltre al rito qualcosa che una fotografia non riesce a restituire.
L’odore impregna l’ambiente.
La bebida possiede un odore proprio, la cera calda ne possiede un altro, le erbe e il tabacco si sovrappongono. La Quimbanda, come molte religioni rituali, viene appresa anche attraverso i sensi. Il praticante riconosce che qualcosa sta iniziando prima ancora di comprenderlo intellettualmente.
Questo non modifica, naturalmente, la natura sanitaria del tabacco: fumare e respirare fumo comporta rischi reali indipendentemente dal significato religioso. Il dato documentario deve essere mantenuto senza trasformare la consacrazione in innocuità fisica.
Candele: non soltanto colore
Il fuoco della candela introduce un’altra materia onnipresente.
Candele rosse, nere, bianche e di altri colori possono essere utilizzate secondo entidade, linha, povo, reino, scopo e fundamento della casa. Il rosso e il nero sono diventati le tonalità più immediatamente riconoscibili dell’immaginario di Exu e Pombagira, ma attribuire loro una codifica assolutamente identica in ogni Quimbanda sarebbe artificiale.
Una candela può partecipare a una firmeza, essere offerta a una entidade, illuminare uno spazio consacrato, accompagnare un ponto riscado o un lavoro specifico. Può essere collocata presso un assentamento oppure destinata a un luogo esterno.
Ancora una volta, numero e colore non possiedono significato sufficiente fuori dal sistema che li dispone.
È precisamente qui che la divulgazione online tende a produrre le sue formule più seducenti: sette candele di un certo colore per ottenere un determinato risultato, tre in un punto, quattro in un altro, ogni combinazione presentata come legge antica.
Nelle religioni vive la situazione è molto meno ordinata.
Numeri ricorrenti esistono.
Colori ricorrenti esistono.
Ciò non implica che una tabella possa sostituire una linhagem.
Fuoco e alcool impongono inoltre una distinzione elementare fra efficacia religiosa e sicurezza materiale. Una bebida alcolica rimane infiammabile, una candela può provocare incendi e nessuna consacrazione modifica queste proprietà. La cura dello spazio rituale è anche cura concreta delle sue materie.
Comida: alimentare Exu
Forse nessun elemento permette di comprendere meglio la Quimbanda della comida.
L’offerta alimentare non è soltanto un tributo simbolico. In numerose case “dare da mangiare” a Exu significa mantenere la relazione, rafforzare una presença, alimentare un assentamento, adempiere un’obrigação oppure mobilitare una forza in rapporto a un trabalho.
Le etnografie contemporanee dedicate specificamente all’alimentazione nella Quimbanda insistono proprio sulla logica dello scambio: si alimenta Exu e contemporaneamente si cerca sostegno, forza e continuità nella relazione con lui. Cibo, bebida, persone, oggetti e luoghi partecipano a uno stesso circuito rituale.
Uno degli alimenti che compare frequentemente in determinati contesti è il padê.
Il termine attraversa differenti religioni afro-brasiliane e non identifica ovunque una preparazione identica. In case studiate etnograficamente può avere una base di farinha de mandioca oppure di milho, mescolata ad altri elementi secondo l’entità e lo scopo del lavoro. Alcune tradizioni stabiliscono differenze fra il padê destinato alla linha das almas, quello relativo alle encruzilhadas e altre configurazioni; altre case organizzano le proprie offerte diversamente.
Il dato importante non è quindi imparare una “ricetta del padê”.
È comprendere che la comida viene composta.
Farina, liquidi, condimenti e altri elementi vengono scelti secondo un sistema di affinità, scopo e prescrizione. In alcuni terreiros la composizione viene indicata dal jogo divinatorio o dalla stessa entidade incorporata. Una preparazione destinata all’apertura di caminhos non viene necessariamente concepita nello stesso modo di una destinata alla defesa, alla limpeza o a un’obrigação.
L’alguidar, recipiente basso tradizionalmente di terracotta, può essere utilizzato per alcune di queste preparazioni e consegne. Ancora una volta non è il recipiente a rendere quimbandeiro ciò che contiene. È semplicemente una delle forme materiali attraverso cui una comida viene preparata, presentata e infine arriada.
Arriar significa, nel lessico rituale, collocare o consegnare materialmente una preparazione nel luogo destinato.
Ed è a questo punto che la geografia torna a entrare nel rito.
Encruzilhada, cemitério, mata e altri pontos de força
Un lavoro non termina necessariamente nel terreiro.
Alcune materie devono essere portate altrove.
La encruzilhada, il crocevia, è il territorio più immediatamente associato a Exu nell’immaginario pubblico, ma costituisce soltanto una parte di una geografia rituale molto più articolata. Cimiteri e cruzeiros, matas, estradas, praias e altri luoghi possono essere collegati a differenti entidades, povos e reinos secondo la classificazione adottata dalla casa.
Qui è essenziale evitare due errori opposti.
Il primo consiste nel pensare che qualunque offerta a qualunque Exu debba essere abbandonata a un incrocio.
Il secondo nel considerare il luogo una semplice scenografia simbolica sostituibile a piacimento.
Nelle concezioni religiose della Quimbanda, il territorio può essere ponto de força. Non viene scelto soltanto perché “ricorda” l’entità. Partecipa al lavoro. Una Pombagira associata a determinado povo può possedere relazioni con un certo tipo di luogo; un Exu das Almas può essere collegato alla calunga pequena e al cruzeiro; un Exu das Matas appartiene a una topografia differente.
Non tutte le case però utilizzano la stessa cartografia.
La relazione fra entidade e territorio può dipendere tanto dal nome quanto dal suo fundamento specifico.
Questo rende importante anche la destinazione finale dei materiali. Una pratica tradizionale non obbliga a lasciare vetri, plastica, paraffina, recipienti o altri rifiuti in luoghi pubblici. Alcune comunità contemporanee prestano crescente attenzione alla distinzione fra materia rituale biodegradabile e semplice spazzatura, e le stesse etnografie registrano modalità attente di separare ciò che deve essere ritualmente destinato da ciò che può essere correttamente smaltito.
Rispettare il luogo significa anche non trasformarlo in discarica.
Offerta, firmeza, obrigação, despacho e trabalho
Le parole cominciano a sovrapporsi proprio quando gli oggetti aumentano.
Una candela, un bicchiere e un charuto possono far parte di una oferenda, di una firmeza, di un’obrigação o di un trabalho, ma questi termini non sono sinonimi perfetti.
L’oferenda è ciò che viene dato o presentato. Può derivare da ringraziamento, richiesta, mantenimento della relazione, celebrazione oppure essere una componente di un rito più complesso.
La firmeza implica l’idea di stabilire e sostenere. Può essere temporanea o, secondo la casa, collegata a strutture più permanenti. Una disposizione relativamente semplice di candele, pontos e bebidas può essere chiamata firmeza in una tradizione; altrove il termine assume un significato più circoscritto.
L’assentamento, rispetto alla firmeza, tende generalmente a designare una costituzione rituale più stabile e legata durevolmente alla potenza o all’entità. Ma anche questa distinzione non è codificata da un’autorità centrale e deve essere verificata nel lessico della casa.
L’obrigação indica ciò che deve essere ritualmente compiuto nell’ambito di una relazione. Può includere alimentazione dell’assentamento, offerte, rinnovi e altre azioni stabilite dal fundamento. Non coincide necessariamente con il sacrificio, anche se in alcune case determinate obrigações comprendono il corte rituale. Studi etnografici mostrano chiaramente che la parola può designare una relazione di mantenimento più ampia, comprendente anche acqua nelle quartinhas e bandejas di alimentos.
Il despacho è ancora più mobile semanticamente. Può indicare la consegna di un lavoro, il suo invio, la destinazione di materiali rituali oppure particolari forme di offerta. La parola ha inoltre ricevuto un uso esterno dispregiativo, come se ogni recipiente trovato a un crocevia fosse automaticamente “un despacho di magia nera”.
Trabalho rimane il termine più ampio. È il lavoro religioso compiuto mediante la relazione con le entidades. Può riguardare proteção, abertura, limpeza, cura, prosperità, rapporti affettivi, difesa, domanda e molte altre esigenze. Come abbiamo già visto nelle pagine precedenti, alcune Quimbande contemplano anche richieste conflittuali o coercitive che altre case possono rifiutare.
A questi termini se ne aggiungono altri: axé, feitiço, demanda, limpeza, descarrego, corte, ebó, padê, bandeja. La loro presenza non dimostra che tutte le Quimbande condividano la stessa terminologia. Al contrario, permette di vedere quante tradizioni differenti abbiano contribuito alla formazione del campo quimbandeiro.
Una parola può attraversare più religioni.
Non necessariamente arriva dall’altra parte conservando lo stesso significato.
Sacrificio e alimentazione dell’assentamento
Quando la materia della Quimbanda viene descritta senza censura documentaria, prima o poi compare il sangue.
Abbiamo dedicato una pagina specifica al sacrificio e non è necessario ripeterla qui nei suoi aspetti storici e teologici. Occorre però comprenderne la posizione rispetto agli altri strumenti.
Nelle Quimbande che praticano sacrificio animale, il sangue non è trattato come elemento scenografico destinato a rendere il rito più “oscuro”. Partecipa a una concezione della vita e della forza nella quale alimentare, vitalizzare, stabilire relazioni e compiere obrigações richiedono materie considerate portatrici di potência.
Le modalità cambiano enormemente fra le case.
Esistono Quimbande nelle quali il corte è centrale e altre nelle quali è assente o fortemente ridimensionato. L’eventuale esecuzione non appartiene inoltre indistintamente a qualunque membro: le religioni afro-brasiliane conoscono autorizzazioni, gerarchie e apprendimenti specifici relativi al sacrificio. Etnografie dei terreiros mostrano esplicitamente che determinate operazioni possono essere realizzate soltanto da chi possiede l’autorizzazione rituale necessaria.
Questo chiarisce anche che cosa significhi affermare che una religione possiede “segreti”.
Il segreto non consiste necessariamente nell’occultare un’informazione che nessuno deve conoscere.
Può consistere nel fatto che conoscere non autorizza a fare.
Una persona può sapere perfettamente che una certa pratica esiste e non avere comunque la posizione religiosa necessaria per eseguirla.
Ponto cantado, tamburo e incorporazione
L’oggetto più importante della Quimbanda può infine non essere un oggetto.
È il corpo.
Nelle tradizioni medianiche gli Exus e le Pombagiras lavorano attraverso incorporazione, e la loro presenza viene sostenuta e riconosciuta anche musicalmente. Pontos cantados, percussioni, battito delle mani e danza costituiscono una parte fondamentale di numerose sessões e festas.
Una ricerca etnomusicologica svolta nel terreiro di Mãe Ieda do Ogum a Porto Alegre ha documentato precisamente questa relazione. Nelle sessões de Exu settimanali, musica, incorporazione e consulta costituivano parti dello stesso lavoro; i pontos cantados narravano qualità e vicende delle entidades e accompagnavano la loro capacità di intervenire su problemi materiali, affettivi e spirituali. Le curimbas festive possedevano invece una struttura differente: meno centrata sulla consulta formale e maggiormente sulla celebrazione, sulla danza e sulla socialità fra entità incorporate.
Questo esempio è prezioso proprio perché non deve diventare modello universale.
Ci mostra che perfino all’interno dello stesso terreiro possono esistere forme rituali diverse.
Una sessão non è necessariamente una festa.
Una gira destinata alle consultazioni non possiede necessariamente la medesima struttura di una celebrazione dedicata all’Exu chefe della casa.
L’errore del manuale è trasformare in liturgia universale ciò che l’etnografia documenta come pratica locale.
Come può svolgersi una sessão de Quimbanda
Possiamo finalmente entrare nella stanza.
Ciò che segue non è “il rituale della Quimbanda”. È la ricostruzione documentaria di una sequenza possibile, costruita mettendo insieme elementi attestati in differenti terreiros e separando ciò che è largamente ricorrente da ciò che dipende dal fundamento locale.
Prima che arrivino i consulenti, la casa viene preparata.
Gli spazi consacrati vengono controllati. Se la casa mantiene assentamentos di Exus e Pombagiras, chi ne possiede l’autorizzazione verifica ciò che deve essere rinnovato o disposto. L’acqua delle quartinhas può essere controllata; vengono preparate bebidas, fumos, candele e altri materiali necessari per quella specifica sessão. Eventuali comidas o bandejas previste dal trabalho vengono preparate secondo le prescrizioni della casa.
Non tutto ciò che si trova in questo ambiente sarà utilizzato quella sera.
La permanenza è importante quanto l’azione.
Un assentamento non viene montato per una sessione e smontato quando l’ultima persona se ne va.
Se esiste una tronqueira o un punto di guardia presso l’ingresso, possono esservi eseguiti i gesti preliminari previsti dal fundamento. Si chiede licença, si salutano le potenze che custodiscono la casa, si accendono eventuali candele o si compiono altre firmezas.
Questo primo movimento possiede un significato preciso: non si entra semplicemente in una stanza.
Si attraversa un territorio governato.
I membri della corrente si preparano. Abiti, guias e altri elementi vengono indossati secondo le regole della casa. Cambones o assistenti organizzano ciò che servirà agli Exus e alle Pombagiras: copos, bebidas, cigarros, charutos, cinzeiros, eventualmente capas, chapéus, saias, leques, bengalas e altri elementi quando appartengono alla manifestazione di una specifica entidade.
Anche gli abiti devono essere compresi correttamente.
Non sono costumi teatrali nel senso ordinario.
Quando una Pombagira chiede una saia particolare o un Exu utilizza capa e chapéu, quegli oggetti partecipano alla costruzione rituale della presenza. Ciò non significa che ogni Pombagira indossi rosso e nero o che ogni Exu porti cilindro e mantello. L’iconografia popolare ha reso universali modelli che nella pratica sono molto più variabili.
L’apertura viene accompagnata da saudações, rezas e pontos cantados secondo la casa.
I tamburi, quando presenti, stabiliscono il ritmo. Il repertorio identifica povos, linhas ed entidades; alcuni pontos chiedono licença, altri chiamano, altri raccontano, lodano o ricordano la capacità di Exu di vincere demandas e aprire caminhos.
Progressivamente iniziano le incorporações.
I corpi cambiano.
La postura di un Exu non coincide necessariamente con quella di un altro; Pombagiras differenti possiedono gesti, modi di ridere, parlare, fumare e danzare riconosciuti dalla comunità. La presenza non viene stabilita soltanto dall’affermazione privata del medium. È sottoposta alla memoria rituale della casa, alla relazione con il dirigente e al riconoscimento accumulato nel tempo.
Il cambone si avvicina.
Può consegnare la bebida richiesta, accendere il charuto o il cigarro, portare il recipiente per la cenere, sistemare un indumento, consegnare pemba o altro materiale. In una sessão destinata alle consultas organizza inoltre l’arrivo delle persone.
È adesso che il bicchiere cambia funzione.
L’Exu incorporato può bere, toccare il liquido, impiegarlo nel proprio trabalho oppure lasciarlo disposto davanti a sé. Un altro Exu può preferire una bebida differente; una Pombagira può chiedere espumante o vino; un’altra può non utilizzarne affatto.
Il tabacco può essere fumato.
Il fumo può rimanere attorno all’entità oppure essere diretto durante una limpeza.
Qualcuno dall’esterno vede soltanto una persona che beve e fuma.
Dentro il sistema rituale, si sta svolgendo una relazione fra corpo umano, entidade e materia.
Quando iniziano le consultas, il consulente viene condotto davanti all’Exu o alla Pombagira.
Parla.
La entidade ascolta, domanda, consiglia, può diagnosticare religiosamente una situação e, secondo la casa, compiere un passe, una limpeza o prescrivere una ação successiva. Può indicare una candela, un banho, un’offerta, una preghiera, una comida o un trabalho che dovrà essere preparato dal terreiro.
Qui occorre distinguere la descrizione religiosa da quella psicologica.
La consulta offre certamente ascolto, simbolizzazione e riorganizzazione narrativa dell’esperienza. Una persona arriva con un problema informe e ne esce spesso con una struttura: qualcosa deve essere fatto, evitato, osservato o compreso. Ma per il praticante questa funzione psicologica non esaurisce l’accaduto.
Ha parlato con Exu.
In un momento della sessão un’entità può chiedere la pemba e tracciare il proprio ponto.
Il gesto non è necessario in ogni consulta e non tutte le case lo utilizzano allo stesso modo. Quando avviene, il chão o la superficie scelta diventa una carta rituale. Il punto può dichiarare chi sta lavorando, stabilire una firmeza, partecipare a una limpeza o organizzare la disposizione di candele e altri elementi.
Il cambone non dovrebbe improvvisare aggiunte perché “sembrano adatte”.
Un bicchiere viene posto dove viene indicato.
Una candela viene accesa dove viene indicato.
Se è previsto un trabalho più complesso, il dirigente e le persone autorizzate intervengono secondo fundamento.
Una oferenda può essere presentata durante la sessão oppure preparata per una consegna successiva. Comida, bebida, tabacco, fiori, candele e altri elementi possono essere disposti in bandejas o recipientes. Ciò che verrà arriado fuori dal terreiro viene separato da ciò che deve restare presso un assentamento.
Se il lavoro appartiene a quelle tradizioni che utilizzano sacrificio, quella fase segue procedure proprie e non costituisce un gesto improvvisato all’interno della consulta. È legata a autorizzazioni, obblighi e preparazioni che appartengono alla struttura sacerdotale della casa.
La sessão procede fra nuovi pontos, consultas e trabalhos.
Arriva infine il momento della desincorporação.
Pontos specifici possono accompagnare la partenza delle entidades. Cambones e dirigenti osservano i medium. Le bebidas e i fumos smettono di circolare. Gli oggetti utilizzati vengono raccolti secondo le loro differenti destinazioni.
Ma il rito non finisce con l’ultimo Exu che “sobe”.
Occorre chiudere.
Si eseguono saluti, pontos o rezas previsti dalla tradizione. Ciò che è stato aperto viene ritualmente ricondotto alla condizione stabilita dalla casa. Gli assentamentos restano; le firmezas temporanee possono essere sciolte o mantenute secondo prescrizione; alcune candele continuano a bruciare, altre vengono trattate diversamente; bandejas e trabalhos destinati all’esterno vengono preparati per l’arriamento.
Poi comincia il lavoro che quasi nessuna fotografia mostra.
Si lavano bicchieri.
Si raccolgono bottiglie.
Si puliscono cinzeiros.
Si rimuove la cera dove deve essere rimossa.
Si riordina il chão sul quale poche ore prima era stato tracciato un ponto.
La comida destinata a permanere viene separata da quella che deve essere ritualmente consegnata o smaltita. Gli oggetti permanenti ritornano al loro posto.
E il terreiro torna silenzioso.
Quando la cosa smette di essere soltanto una cosa
Visto dall’esterno, tutto questo potrebbe sembrare una collezione di corrispondenze.
Ferro per Exu.
Bebida per Exu.
Charuto per Exu.
Candela per Exu.
Farina per Exu.
Encruzilhada per Exu.
È proprio questa riduzione a rendere incomprensibile la Quimbanda.
La domanda corretta non è «quale oggetto appartiene a Exu?».
È che cosa sta facendo questo oggetto in questa relazione.
Il medesimo bicchiere può contenere una bebida offerta all’assentamento, essere consegnato a un’entità incorporata o far parte di una firmeza. La stessa candela può essere devozione, componente di un lavoro o elemento disposto su un ponto riscado. La stessa farinha può diventare comida soltanto attraverso una preparazione che la destina. Il ferro può essere ferramenta, parte di un assentamento o segno grafico quando il tridente viene tracciato con la pemba.
La materia non possiede quindi un vocabolario a una sola parola.
Possiede una grammatica.
Ed è questa grammatica a spiegare anche perché il sapere quimbandeiro venga tradizionalmente trasmesso attraverso permanenza nel terreiro, osservazione e prática. Una ricerca recente sui processi educativi nelle case del Rio Grande do Sul registra con notevole chiarezza una convinzione dei dirigenti: vedere qualcuno fare qualcosa non significa essere pronti a farla; occorre sapere quale ponto viene cantato, quale reza accompagna il gesto, chi possiede l’autorizzazione e perché la casa procede proprio in quel modo.
Da qui nasce anche il malinteso di molta Quimbanda editoriale contemporanea.
Il libro può riportare gli ingredienti.
La fotografia può mostrare l’assentamento.
Un diagramma può riprodurre il ponto.
Il negozio può vendere il tridente.
Il video può mostrare una entidade mentre fuma.
Tutte queste cose sono reali.
Eppure, separate dalla rete di relazioni che attribuisce loro posizione, possono diventare una specie di tassidermia rituale: ogni elemento sembra conservato perfettamente, ma non vive più dentro il sistema dal quale proviene.
La Quimbanda non è meno materiale per questo.
È più materiale.
Perché non domanda di fuggire dalle cose alla ricerca di uno spirito puro nascosto dietro di esse. Mette continuamente in relazione il visibile e l’invisibile attraverso ciò che pesa, brucia, fuma, bagna, macchia, profuma, fermenta, viene mangiato e infine si decompone.
Un Exu può arrivare attraverso un corpo.
Può lasciare un ponto sul pavimento.
Può bere da un bicchiere che poche ore dopo verrà lavato e rimesso su uno scaffale.
L’oggetto torna ordinario.
La relazione, per chi appartiene alla casa, no.

